Il presidente del Consiglio comunale dei Giovani del centro bruzio racconta l'impegno delle nuove generazioni tra manifestazioni, politica e partecipazione civile: «Ci stiamo rendendo conto che non siamo figure marginali nella società»
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Gli avvenimenti che hanno caratterizzato l’ultimo periodo hanno messo in risalto quanto la vita per i cittadini italiani ed europei sia diventata complessa. Dalle guerre all’emergenza degli affitti, fino al carovita, ciò che osserviamo è una situazione sempre più complicata che rende la pressione sui cittadini e sulle famiglie sempre più forte. Dal quadro generale del momento storico che stiamo vivendo, però, sembra emergere anche un dato molto rassicurante: i giovani sono stanchi di essere attori passivi della società. Lo hanno dimostrato con la grande partecipazione al referendum sulla giustizia, ma anche con le manifestazioni, le proteste e le occupazioni organizzate in tutta Italia nell’ultimo periodo. L’emblema di questo cambiamento è però la Serbia, dove i giovani si sono mobilitati dal punto di vista sociale e politico, formando la Studentska Lista che ha ottenuto oltre il 52% dei voti alle elezioni.
Questo accentua ancora di più il dibattito sulle nuove generazioni. Si sente spesso dire che i giovani non abbiano voglia di lavorare, che passino tutto il loro tempo al cellulare e che non sappiano cosa siano il sacrificio e la rinuncia. Eppure, non è raro vedere proprio alcuni di questi giovani smentire con i fatti questi stereotipi. Anche in Calabria, un territorio spesso descritto come poco ricco di opportunità, i giovani hanno conquistato uno spazio di rilievo. A Cosenza, ad esempio, è stato istituito il Consiglio Comunale dei Giovani nel 2023, con le prime elezioni tenutesi il 18 ottobre 2024.
È Salvatore Giordano, studente di fisica all’Università della Calabria, a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio Comunale dei Giovani, battendosi quotidianamente per far ascoltare la voce dei propri coetanei. Inserito nella lista dei “60 Under 30” per il contributo al rinnovamento della politica e del dibattito pubblico, ha di recente vinto il Premio Giovani Comunicatori.
«Quando c'è da fare una protesta, una manifestazione; quando c'è da essere attivi, molto spesso non sono gli adulti ad esserlo: sono i ragazzi. Lo abbiamo visto nei cortei di questi giorni, quando abbiamo chiesto maggiori fondi per la scuola. A combattere il carovita a fianco dell'agricoltura e dei trasporti c'erano i ragazzi, studenti e studentesse», ha detto Giordano in riferimento alle proteste tenutesi nell’ultimo periodo. Ha poi aggiunto: «Spero che questo sia davvero un risveglio generazionale. Quello in cui abbiamo sempre sperato è che vi fosse una maturazione collettiva e finalmente le ragazze e i ragazzi si stanno rendendo conto che quello stereotipo che ci dipinge come figure marginali nella società non è reale».
Giordano si è espresso anche riguardo al sostegno da parte degli adulti verso il suo percorso in politica: «Penso che qualsiasi giovane che si affaccia al mondo della politica trovi sempre qualcuno che gli rema contro, ma se noi giovani pensiamo e crediamo nel fatto che qualcuno cambierà questo Paese per noi, stiamo sperando in qualcosa che probabilmente neanche accadrà».
Dalle sue parole e da ciò a cui stiamo assistendo nell’ultimo periodo, una cosa è certa: i giovani hanno voglia di mettersi in gioco. Rimane solo da chiedersi se il problema sia davvero una nuova generazione svogliata e disinteressata, oppure una generazione adulta che tende sempre a parlare e quasi mai ad ascoltare; una generazione che, forse, ha dimenticato cosa voglia dire essere giovani.

