Riforma del titolo V della Costituzione: quando le Regioni diventano viceregni

Potremmo dire che in Italia esiste un vicerè per ogni regione con in mano una sua matita colorata ed ogni giorno con un suo proclama di chiusure e divieti

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di Antonia Postorivo
21 marzo 2021
09:25

La riforma del titolo V della Parte II della Costituzione del 2001 ha costituito la più grande riforma costituzionale finora approvata dall’entrata in vigore della nostra Costituzione. Essa trasforma in radice tutto l’assetto del governo territoriale, e sovverte i precedenti rapporti tra centro e periferia. Si pensava di far diventare il nostro Stato Unitario uno Stato Federale, ma si sono create solamente disuguaglianze e confusione.

Le disposizioni del nuovo titolo V e le successive norme di attuazione hanno prodotto un devastante impatto sull’ordinamento nel mai chiarito intreccio tra residue competenze esclusive statali, nuove competenze esclusive regionali e legislazione concorrente. Una delle più aberranti conseguenze è stata l’attivazione di un rilevante contenzioso Stato/Regioni presso la Corte Costituzionale, la quale ha finito con lo svolgere di fatto a suon di sentenze il per lei non previsto ruolo di legislatore.


Neppure la successiva introduzione in Costituzione del principio del superiore interesse nazionale, ritenuta utile per arginare alcuni clamorosi sconfinamenti delle Regioni, è riuscita ad arginare il fenomeno, addirittura generando ulteriori motivi di contenzioso. La verità è che sono mancate volontà e capacità legislative di risolvere il problema, nel continuo alternarsi e contrapporsi delle forze politiche, ed anche di esponenti delle stesse forze politiche, al governo  nazionale e ai governi regionale e locale.

Come sempre chi paga il prezzo della confusione istituzionale nel nostro paese è il cittadino. Confusione che in questi ultimi tempi è esplosa in modo ancor più bruciante.

Prendiamo ad esempio Sanità e Scuola. Ogni giorno assistiamo a Presidenti di Regioni che legiferano o assumono determinazioni in contrasto con le disposizioni decise della Stato e spesso differenti tra regione e regione. Risaltano tutta l’incongruenza ed i conseguenti danni di aver creato ventuno servizi sanitari, senza tener conto delle dimensioni (si va dai dodici milioni di utenti della Lombardia ai trecentomila del Molise), come ventuno poteri decisionali in ordine alla organizzazione scolastica, con classi che vanno e vengono di professori e alunni a distanza, mentre quella che rimane sempre più distante è la formazione dei nostri ragazzi.

Potremmo dire che in Italia esiste una Monarchia (se fosse quella inglese della Regina Elisabetta potrei anche ricredermi sulla Monarchia!) con un vicerè per ogni regione con in mano una sua matita colorata ed ogni giorno con un suo proclama di chiusure e divieti. Tante navi e tanti nocchieri che quando si alza la tempesta disperdono la flotta e i marinai.

Io spero che placate quanto prima le acque e terminato il pericolo per la salute dei cittadini, si apra una stagione delle riforme D.C. (attenzione Dopo Covid, non altri significati) che tenendo conto di pericoli, errori, incongruenze e difetti mostrati dall’attuale sistema porti a disegnare un’Italia nuova e diversa, moderna ed efficiente, dove vengano abolite le competenze legislative delle Regioni, almeno in materia di Salute e di Scuola,  e rivalutati i loro compiti amministrativi, quali devono essere in uno Stato, come ci insegna la storia, non può nascere Unitario e diventare poi Federale.

La pandemia ha a tutti svelato, qualora esistessero ancora dubbiosi, i problemi strutturali creati dalla riforma del titolo V della Costituzione. Sono trascorsi due anni dall’inizio di questa sciagura che si è abbattuta sul mondo. Sono tantissimi i morti e ancor più i cittadini in sofferenza fisica ed economica. Come Governo si è passati dagli indimenticati DPCM ( Decreto Presidenza Consiglio dei Ministri ) dell’ex Presidente del Consiglio Conte al più costituzionale Decreto Legge adottato dal Presidente Draghi. Cambia lo strumento legislativo, ma non la musica delle Regioni. Esse continuano imperterrite, quale più e quale meno, un autonomo, conflittuale cammino non si sa quali verso lidi o spiagge non curanti dello scoramento, del disorientamento, della confusione che creano. Alcuni loro provvedimenti non fanno altro che aggravare lo stato mentale già precario di ognuno di noi. Continuano con i loro provvedimenti a minare sicurezze e certezze ridotte ad un lumicino.

*di Antonia Postorivo, avvocato

Antonia Postorivo
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