I temi della politica

Autonomia differenziata, Occhiuto suona la carica: «Non siamo più fessi del Nord»

Sollecitato dalle opposizioni il presidente della giunta regionale ha svelato i suoi piani per contrastare il becero federalismo fiscale. Mano tesa del centrosinistra

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di Claudio Labate
15 dicembre 2021
21:18
Roberto Occhiuto, presidente della giunta regionale
Roberto Occhiuto, presidente della giunta regionale

«Questo tema io l'ho affrontato anche quando non facevo il presidente, nel mio partito, non sempre vincendo, perché c'è una trasversalità su questo tema che coinvolge tutti i partiti. Ma questo tema ancor di più io voglio intestarmelo come presidente della Regione Calabria nell'interesse dei calabresi, mi auguro che facciano la stessa cosa i presidenti delle altre regioni del sud, perché sarà un tema di importanza strategica fondamentale nel futuro».

Roberto Occhiuto lancia la sfida all’autonomia differenziata. Lo fa durante il suo intervento di replica rispetto alle Linee programmatiche del suo governo approvate ieri, durante il Consiglio regionale. Assume pubblicamente un impegno preciso, che è quello di fungere da stimolo per gli altri presidenti di regione del mezzogiorno per formare un fronte compatto contra la follia del federalismo. Ma, non attaccando a testa bassa, ma attraverso un atteggiamento ragionato e che si collochi nel solco tracciato dalla Costituzione.


«Noi dobbiamo avere la capacità di intervenire nel merito delle questioni – ha detto il capo dell’esecutivo - perché noi non siamo più fessi dei presidenti delle regioni del nord. Con competenza dobbiamo confrontarci su questi temi non con l'approccio rivendicativo perché si perde».

Irto: «Svestiamo le casacche e condividiamo un percorso»

Il tema è diventato caldo nel corso del dibattito di ieri a Palazzo Campanella, quando le opposizioni, a più voci, hanno lamentato l’assenza all’interno del Programma di governo di Occhiuto, di quelle due parole chiave. Dal centrosinistra in particolare è venuta anche una mano tesa, a testimonianza della trasversalità del tema, con l’idea di mettere da parte la casacca partitica per gli interessi della Calabria.

il capogruppo del Partito democratico, Nicola Irto, ha offerto la disponibilità per la riedizione di un atto comune - come successe nel gennaio del 2018 con un governo regionale di centrosinistra - non solo per chiedere pari dignità in termini di distribuzione di risorse ma anche perché, ha detto Irto, «non si può accettare che in Italia possa essere ulteriormente costruita una Babele istituzionale».

Dunque, il clima, almeno in apparenza, sembra dei migliori per poter produrre qualcosa di concreto e condiviso che dia forza all’impegno promesso dal presidente Occhiuto, che così potrebbe anche proseguire nella manovra “ostinata” di rimettere il Consiglio al centro del villaggio.

«La nostra regione – ha detto Irto - deve rientrare in un processo solidaristico nazionale, perché non è accettabile pensare che alcune regioni facciano delle fughe in avanti senza pensare non solo che la riforma del Titolo Quinto andrebbe ridiscussa ed affrontata in un quadro istituzionale largo, anche Nazionale, ma anche che la Calabria non può accettare un percorso di questo tipo che vede offesa non solo la sua autonomia, ma anche la sua dignità e le sue prerogative di regione che sta più indietro in tutti i parametri, ma che è anche una regione dalle straordinarie aspettative, dai straordinarie bisogni, ma anche delle straordinarie capacità soprattutto delle nuove generazioni».

Lo Schiavo (deMa): «Quale sarà il ruolo della Calabria?»

Che il tema sia sentito e che desti una preoccupazione trasversale lo testimonia anche la presa di posizione del Polo civico che prima col capogruppo Ferdinando Laghi e dopo con Antonio Lo Schiavo ha posto l’autonomia differenziata tra i temi più urgenti da affrontare:  «L’incontro tra il ministro Gelmini e il governatore Zaia – ha detto in particolare Lo Schiavo – non lascia intravedere nulla di buono se l’obiettivo è quello di per avere più risorse e funzioni a beneficio di alcune regioni e a discapito di altre. C’è il rischio concreto di portare avanti un federalismo sbilanciato che rappresenterebbe un colpo al cuore per il Sud Italia e per la Calabria. Quindi mi chiedo: il presidente Occhiuto sarà il presidente dei calabresi? Metterà in atto una difesa delle politiche di coesione e di solidarietà nazionale? O sarà, invece, esponente di primo piano di una forza di governo che porta avanti logiche diverse? In sostanza ci chiediamo: quale sarà il ruolo della Calabria nei prossimi mesi rispetto al tentativo messo in atto dalle Regioni del Nord di rompere il patto di solidarietà nazionale?».

Occhiuto: «Basta con la spesa storica, si guardi al fabbisogno standard»

Il presidente non ha lasciato nulla al caso e proprio a Lo Schiavo che diceva “il presidente è anche un personaggio di primo piano del suo partito” risponde in maniera secca: «si, è una stagione della mia vita che io ho vissuto. Da quando ho scelto di occuparmi del governo della mia regione, sono soprattutto il presidente della mia regione, e la mia bussola sarà questa».

Un incipit che dà il là al presidente per svelare la sua strategia che vuole sia condivisa dall’assemblea.

«Noi dobbiamo avere la capacità di contrastare gli argomenti che trasversalmente la politica del Nord ha. In tutti i partiti, al nord, chiedono attraverso l'autonomia differenziata più risorse. Noi possiamo avere un approccio meramente rivendicativo, e secondo me la battaglia la perdiamo, oppure possiamo avere, secondo me dobbiamo avere, un approccio costituzionalmente corretto. Noi dobbiamo ricordare a tutti, al governo Nazionale, alle regioni del nord, che non una legge dello Stato, ma la Costituzione, dall'articolo 116 in poi stabilisce che i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni devono essere garantite dallo Stato e il comma quinto dell'articolo 119 interviene per fare la perequazione».

La scelta del metodo per Occhiuto è fondamentale, così come la strategia e l’approccio alla questione: «Basta con la spesa storica. Se andassimo a vedere quello che ha prodotto la spesa storica nel ripartire le risorse ci renderemmo conto che ha avuto molto di più il nord e molto di meno il sud. Noi dobbiamo dire che siamo per i costi standard, ma soprattutto siamo per i fabbisogni standard. Perché in questo paese quando hanno parlato di federalismo hanno sempre concentrato l’attenzione sui costi standard usandoli come una clava contro il mezzogiorno. Ci diano le risorse, si stabiliscano quali sono i fabbisogni standard, lo Stato ci dia la possibilità di assicurare il fabbisogno standard, che significa appunto i diritti alle prestazioni sanitarie essenziali e alle prestazioni pubblica, e operi la perequazione. Se la nostra capacità fiscale non ci consente di farlo, alla fine quando ci hanno assicurato al termine della perequazione il soddisfacimento di tutti i fabbisogni standard e allora se ci sono regioni che avessero quota ulteriori di fiscalità, si occupino pure di aumentare il livello dei diritti per i loro cittadini. Sono convinto che se si facesse questo non ci sarebbero regioni capaci di avere capacità fiscali ulteriori».

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