Calabria Film Commission, la rivoluzione di Minoli non bada a spese: incarichi e stipendi

Il commissario della fondazione regionale presenta i consulenti che lo affiancheranno: curricula di spessore e stipendi più alti di quelli che fino a luglio spettavano al presidente della Cfc. Ancora tre posti da assegnare ma c'è chi ha presentato domanda per ogni profilo (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Camillo Giuliani
3 novembre 2020
18:40
Gianni Minoli
Gianni Minoli

La rivoluzione non è un pranzo di gala, ma chi è chiamato a farla potrà comunque permettersene più di uno nei migliori ristoranti. La nuova stagione della Calabria Film Commission targata Giovanni Minoli si preannuncia in controtendenza rispetto a quella precedente: più attenzione a serie tv e documentari che al cinema, ma anche lauti stipendi per chi affiancherà il giornalista scelto da Jole Santelli per guidare la fondazione regionale. Che non ha personale a tempo determinato né indeterminato, perciò porta avanti da anni le sue attività a botte di consulenze esterne. «Si tratta di una squadra di primo livello», ha commentato Minoli nel rivelare i nomi dei suoi futuri collaboratori. E infatti chi la compone guadagnerà anche più del doppio di quanto spettava a presidente e direttore della stessa Film Commission in base al suo statuto prima delle modifiche introdotte dalla giunta regionale a metà luglio.

I compensi cambiano con lo statuto

Complici i conti in rosso che era chiamato a risanare, per Giuseppe Citrigno, presidente uscente della fondazione, fino a dicembre 2018 non c'era altro che un rimborso spese. Il 2019, invece, aveva registrato l'introduzione di un compenso per lui, pari all'80% di quello che la Regione versa a un dirigente di settore: poco meno di 44.500 euro lordi all'anno. Fosse ancora in sella, Citrigno avrebbe di che rallegrarsi: il nuovo statuto prevede per chi è alla presidenza della Film commission lo stipendio (pieno) di un direttore generale della Regione, più del triplo rispetto al passato.
Di questi circa 145mila euro nemmeno uno in teoria dovrebbe andare a Minoli, visto che non è presidente ma commissario. E il suo incarico – recita l'atto di nomina – non comporta oneri per il bilancio regionale. Ma ne comporterà per quello della Cfc? Non ci sono atti pubblici che chiariscano la questione. La scelta di accettare gratis quella che lui stesso ha definito una sfida impossibile si tradurrebbe in un bel risparmio per le casse della Cittadella. Anche per questo, forse, il neo commissario non sembra badare a spese per provare a vincerla.


La direzione artistica raddoppia, gli stipendi pure

Visto che il nuovo statuto ha cancellato la figura del direttore artistico dagli organi della fondazione – d'ora in avanti ci sarà ancora un direttore, nominato dalla politica, ma si occuperà degli aspetti amministrativi e contabili per una decina di migliaia di euro al mese – Minoli ne ha voluti due come consulenti: Gianvito Casadonte e Franco Schipani. Entrambi calabresi, vantano un curriculum di indiscutibile spessore. E spessa sarà pure la loro busta paga: 75mila euro netti all'anno, ai quali aggiungere gli oneri fiscali e previdenziali.
Casadonte, forte della sua pluriennale esperienza nel settore (dalla produzione e direzione di festival cinematografici come il Magna Graecia o quello di Taormina alla conduzione di programmi sul cinema per la Rai), si occuperà delle programmazione per il grande schermo. Per il medesimo compenso, Schipani metterà a disposizione le conoscenze accumulate in decenni costellati da successi come autore e produttore per la Rai (e non solo). Sarà il direttore artistico in campo audiovisivo e teatrale. Entrambi gli incarichi sono il frutto di un avviso pubblico datato 12 ottobre, ma l'arrivo dei due nuovi direttori artistici, seppur nel ruolo di subcommissari, era stato preannunciato diversi giorni prima da Jole Santelli nel presentare ufficialmente Minoli alla stampa. Nell'era Citrigno, i consulenti per lo stesso settore, prendevano circa 35mila euro lordi.

Un avvocato da viale Mazzini

Proviene da viale Mazzini pure Daniele Romeo, ma solo perché il suo studio legale a Roma è nella stessa strada della direzione generale della televisione di Stato. Originario di Taurianova, studi universitari a Siena, sarà lui quello meglio retribuito tra i consulenti di Minoli: dovrà gestire aspetti amministrativi e affari legali della Cfc e difenderla nelle aule di tribunale; per questo sarà ricompensato con 90mila euro netti all'anno, ai quali sommare rimborsi forfettari, Iva e Cpa. Anche in questo caso si tratta di cifre inedite per la fondazione: gli avvocati utilizzati in passato come consulenti prendevano 3000 euro lordi al mese e cifre simili per gli eventuali e poco frequenti impegni in tribunale. Il supporto in campo amministrativo di Romeo servirà a risparmiare lo stipendio di quel direttore della fondazione che spetta alla giunta regionale individuare? Le leggi dello spoils system lasciano immaginare che una poltrona non resti vuota troppo a lungo quando è la politica a poterla occupare.

Le donne in squadra

Con Minoli hanno avuto trascorsi anche le altre due figure professionali selezionate dall'ex conduttore di Mixer per dargli una mano. Giovanna Corsetti è reduce da una non troppo felice parentesi da vice di Piero Sansonetti alla direzione de Il Riformista, dove raccontano che a introdurla in redazione sia stato proprio Minoli, che del quotidiano è editorialista. Ha lavorato anche per La7 e, soprattutto, Report, trasmissione nelle cui origini ritorna lo zampino dell'attuale commissario della Film commission. Corsetti si occuperà, per 40mila euro netti all'anno, della progettazione della lunga serialità e delle docufiction.
Il web sarà invece il regno di Rachele Caracciolo. Classe '89, laurea magistrale in giurisprudenza e triennale in economia, oggi cura per Radio24 – recita il suo curriculum – i profili social di programmi radiofonici condotti da giornalisti di spicco del panorama italiano. Quali? Giovanni Minoli e Franco Schipani. Il lavoro di social media editing per la Cfc le frutterà 30mila euro netti ogni anno.

Tre posti ancora da assegnare

Verrebbe da pensare, insomma, che la squadra del commissario fosse pronta e ben individuata già prima della diffusione dell'avviso pubblico con cui reclutarla. D'altra parte, non trattandosi di un concorso vero e proprio, l'insindacabile scelta dei vincitori tra i tanti candidati spettava al giornalista torinese, un dettaglio specificato a chiare lettere ed in linea con il nuovo statuto della Film commission, dove le procedure a evidenza pubblica non sono più di casa come un tempo.
Nello staff dell'inventore di “Un posto al sole”, comunque, restano tre caselle da riempire. L'avviso di metà ottobre, infatti, prevedeva ulteriori assunzioni. Uno dei posti tuttora vacanti è quello di autista di Minoli e non dovrebbe essere difficile da assegnare: c'è una sola domanda ammessa tra quelle presentate. Un altro è quello da location manager, conteso – in base a quanto pubblicato sul sito della fondazione – da due candidati. L'ultima assunzione ancora attesa – ed è paradossale visto quanto Minoli ha pescato nel mondo del giornalismo – è quella che riguarda l'Ufficio stampa: sono in otto a sperare di curare la comunicazione della Film commission.
Una nota di colore a margine: tra quanti aspiravano a entrare nella squadra di Minoli c'è stato anche chi, novello Leonardo da Vinci, si è candidato per ognuno dei posti in ballo, esclusi quelli da autista e consulente legale, confidando evidentemente nella vastità delle proprie competenze. Ma sforando i tempi per inviare ciascuna delle domande, tutte respinte perché pervenute oltre i termini fissati dall'avviso.


giuliani@lactv.it

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