Dal Correntone del Pd riunito a Montepulciano l'idea di superare il meccanismo del "Melonellum": solo 15 capilista blindati, tutti gli altri eletti scelti dai cittadini. Sullo sfondo, il confronto ancora aperto sulle primarie tra Schlein e Conte
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Mentre il centrosinistra si divide sulle regole delle primarie, dal correntone del Partito democratico riunito a Montepulciano emerge una proposta destinata a pesare più di qualunque disputa sulle candidature alla premiership: ridurre al minimo i capilista bloccati e affidare la scelta degli eletti alle preferenze.
A Montepulciano si ritrovano le tre aree che oggi costituiscono la maggioranza interna del Pd: quella di Dario Franceschini, di provenienza popolare; la sinistra dem di Andrea Orlando; i bersaniani di Roberto Speranza. È lo stesso gruppo che proprio da qui, nel 2025, avviò la mobilitazione culminata nella vittoria del No al referendum sulla giustizia.
La proposta: 15 posti blindati, il resto agli elettori
La legge elettorale voluta dal centrodestra, ribattezzata "Melonellum", consente ai partiti di indicare 49 capilista bloccati alla Camera e 26 al Senato: candidati che entrano in Parlamento per scelta delle segreterie, senza passare dal giudizio diretto degli elettori.
L'idea che circola tra le aree di Franceschini, Orlando e Speranza è replicare il modello delle Europee. La segretaria Elly Schlein dovrebbe limitarsi a 10 capilista alla Camera e 5 al Senato, sfruttando la possibilità di candidature multiple in cinque collegi. Tutti gli altri seggi verrebbero assegnati con le preferenze. Nessuna deroga, nemmeno per chi ha già superato il limite dei mandati: anche loro dovrebbero misurarsi con il voto.
Una consultazione aperta, senza posti sicuri per tutti
Il punto politico è evidente. Il Pd ha sempre contestato le liste bloccate e il potere delle segreterie di decidere chi siede in Parlamento. Il "Melonellum", però, non obbliga a utilizzarle fino in fondo: un partito può rinunciare a gran parte dei posti garantiti e restituire la scelta agli elettori. È questo il varco che la proposta di Montepulciano intende aprire.
Il risultato sarebbe una competizione aperta e libera, in cui nessuno ha il seggio assicurato in partenza e ogni candidato deve conquistare il proprio consenso sul territorio. Secondo i promotori, il meccanismo darebbe slancio alle liste come accadde alle Europee, quando il Pd raggiunse il 24 per cento. E renderebbe coerente la posizione del partito: difficile criticare una legge elettorale e poi sfruttarne fino in fondo lo strumento più contestato.
La proposta ha però un costo per la segretaria. Con soli 15 posti blindati, Schlein dovrebbe rinunciare a garantire l'elezione di una parte consistente dei suoi fedelissimi, che si troverebbero a competere alla pari con gli altri candidati.
Una sfida a tutti i partiti
La questione, però, non dovrebbe restare interna al Pd. Se il principio è restituire agli elettori la scelta dei parlamentari, la stessa regola dovrebbe valere per tutte le forze politiche, a cominciare da quelle del centrodestra che il "Melonellum" lo hanno scritto e approvato.
La legge consente di blindare decine di seggi, ma lascia a ciascun partito la libertà di decidere quanti capilista indicare e quanti posti affidare alle preferenze. Proprio per questo la scelta diventa una cartina di tornasole: chi riduce i posti garantiti accetta che siano i cittadini a decidere; chi li usa tutti preferisce un Parlamento composto in larga parte dalle segreterie.
Un impegno comune, assunto da maggioranza e opposizione prima della presentazione delle liste, renderebbe chiaro agli elettori chi vuole un Parlamento bloccato e chi un Parlamento di eletti scelti davvero dal voto popolare. E toglierebbe a ogni partito l'alibi di una legge che, nei fatti, lascia margini di scelta molto più ampi di quanto venga ammesso.
Non mancano le obiezioni. I critici delle preferenze ricordano i rischi di campagne elettorali costose, di consenso legato a reti clientelari e di competizione interna tra candidati della stessa lista; le liste bloccate, sostengono, garantiscono anche la presenza di competenze e figure che difficilmente emergerebbero in una corsa al voto personale. È un dibattito aperto, ma la decisione su come usare la legge resta, in ogni caso, nelle mani dei partiti.
La partita delle liste si intreccia con quella delle primarie, accolte a Montepulciano con evidente freddezza. Lo ha chiarito fin dal saluto iniziale la segretaria locale Chiara Protasi: primarie e leadership sono temi importanti, ma restano «uno strumento» e non possono diventare il fine dell'iniziativa politica.
Alla vigilia, in un'intervista a Repubblica, Franceschini aveva avvertito che una lunga discussione sulle regole rischia di logorare il partito, mentre le opposizioni dovrebbero concentrarsi sui problemi economici e sociali del Paese. La sua soluzione: primarie rapide, entro febbraio, limitate a Schlein e Conte.
La formula è durata poche ore. Alessandro Onorato ha escluso una sfida a due; Alleanza Verdi Sinistra, contraria alle primarie fin dall'inizio, non intende fare da comprimaria tra Pd e M5S. A chiudere la questione è stato lo stesso Conte, che da Vibo Valentia ha spiegato di non poter essere lui a stabilire che i candidati siano soltanto due: si scriveranno le regole e chi le rispetterà potrà partecipare.
Una maggioranza interna ancora prudente
A una settimana dall'assemblea che ha indicato Schlein come candidata del partito, l'adesione del Correntone resta condizionata. Il coordinatore Marco Sarracino rivendica il sostegno alla segretaria «quando nessuno ci credeva» e la considera la figura giusta per guidare la coalizione; se gli alleati chiederanno le primarie, assicura, l'area la sosterrà anche in quella sede.
Orlando, a HuffPost, avverte che le primarie non devono paralizzare l'iniziativa politica e che la sfida per la leadership va giocata sulla capacità di interpretare i problemi del Paese. Secondo fonti dem, intanto, alle federazioni locali arrivano numerose lettere di iscritti contrari alla consultazione. Pesa soprattutto un interrogativo: se Conte dovesse perdere, l'elettorato del M5S sosterrebbe la leader del Pd?
Sul fronte dei contenuti, il Correntone propone di avviare subito i comitati per l'alternativa e presenta un documento con alcune priorità programmatiche. Sul piano europeo chiede alla segretaria di prendere le distanze da Ursula von der Leyen, per evitare che il Pd resti l'ultimo sostenitore della presidente della Commissione mentre Giorgia Meloni, con l'avvicinarsi del voto, se ne smarca.
La risposta attesa domenica
Schlein chiuderà i lavori domenica e dovrà pronunciarsi sia sulle primarie sia sulle liste. Le due partite sono collegate: l'esito del confronto con Conte potrebbe pesare anche sulla disponibilità della segretaria ad accettare la riduzione dei capilista. Ma la proposta nata a Montepulciano va oltre il perimetro del Pd: se adottata, metterebbe gli altri partiti, alleati e avversari, davanti alla stessa domanda. Restituire agli elettori la scelta dei propri rappresentanti, o continuare a deciderla nelle stanze delle segreterie.

