Il governatore apre alla possibilità di rimodulare i finanziamenti Ue e non ne fa un dramma. Resta il problema della competitività fra parti del Paese e la disponibilità non è infinita: «Inutile allarmarsi per una misure che amplia gli spazi di intervento delle Regioni»
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Alla fine Giorgia Meloni l’ha spuntata. La commissione Ue ha dato il via libera ad una flessibilità sui parametri di bilancio per fronteggiare il caro energia. La flessibilità per l'energia, secondo le ultime discussioni suscettibili ancora di cambiamenti, consente uno spazio fiscale per tre anni - 2026, 2027, 2028 - per un massimo totale dello 0,6% annuo fino allo 0,3%del Pil. Per l'Italia, in termini assoluti, lo 0,6%corrisponde circa a 13,5-14 miliardi di euro.
Mentre il centrodestra esulta per questo risultato, che dimostrerebbe il peso della Meloni a Bruxelles, giova ricordare che tuttavia l'uso della flessibilità è limitato agli investimenti per la transizione verde e non potrà essere usato per finanziare il taglio dell'accise su diesel benzina. La flessibilità, che permette certamente qualche attimo di respiro sulla prossima Finanziaria, non avrà quindi un impatto immediato sulle bollette di famiglie e imprese. I soldi serviranno per eventuali investimenti che in quanto tali hanno bisogno di tempo per produrre i loro effetti. Ma le famiglie e le imprese sono allo stremo già ora, soprattutto che il conflitto in Medio Oriente anziché fermarsi si sta allargando visto il nuovo attacco al Kuwait.
Sotto questo aspetto torna d’attualità allora la raccomandazione del vicepresidente della commissione Ue, Raffaele Fitto, di usare i fondi di coesione per compensare i rincari dei costi dell'energia. Questa possibilità, offerta alle Regioni, ha sollevato le polemiche di alcuni Governatori, anche del centrodestra, come i leghisti Attilio Fontana e Alberto Stefani che hanno rimarcato come i fondi siano destinati ad altri scopi e che non possono essere un “bancomat per le emergenze”.
Non la pensa così il presidente della giunta regionale della Calabria Roberto Occhiuto. «Ho ricevuto la lettera del vice presidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto. Il contenuto è molto chiaro: non esiste alcun obbligo per le Regioni di usare i fondi di coesione per misure contro il caro energia. Viene semplicemente prevista la possibilità, su base esclusivamente volontaria, di rimodulare una quota dei fondi europei. Trovo paradossale che si generi allarmismo di fronte a una proposta che amplia gli spazi di flessibilità», ha detto interpellato telefonicamente dall’Ansa.
«Per anni – aggiunge – abbiamo criticato le rigidità delle regole europee nell’utilizzo dei fondi comunitari. Oggi, invece, l’Europa apre alla possibilità di adattare gli strumenti alle esigenze concrete dei territori. La Calabria, peraltro, ha già dimostrato di saper utilizzare con responsabilità questi strumenti. Siamo stati tra i primi a realizzare una riprogrammazione di medio periodo, destinando risorse a settori strategici come il social housing e il sistema idrico. Per quanto ci riguarda, stiamo già valutando con attenzione tutte le opportunità che questa nuova possibilità potrebbe offrire. Se dovessimo individuare margini utili per sostenere imprese e famiglie calabresi colpite dal caro energia, non avremmo alcuna difficoltà a prendere in considerazione una rimodulazione delle risorse europee».
Poi Occhiuto entra nel vivo della questione ovvero l’utilizzo dei fondi per altri scopi rispetto a quelli originariamente previsti «ma è bene ribadirlo con forza: non c’è alcun diktat, non c’è alcuna imposizione e non c’è alcuna sottrazione di risorse ai territori. C’è semplicemente una facoltà lasciata alle Regioni, su base volontaria, che dunque restano pienamente libere di decidere se e come utilizzarle», afferma il Governatore.
Dalla scelta delle singole regioni, quindi, dipenderà anche la competitività del sistema produttivo su una questione che forse dovrebbe essere affrontata a livello nazionale. In caso contrario il governo regionale dovrà studiare a fondo una nuova rimodulazione dei fondi coesione per trovare un punto di incontri fra i progetti infrastrutturali necessari agli interventi di congiuntura economica immediata. Il tutto tenendo presente che i fondi non sono infinite e che già 500 milioni sono stati “congelati” per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, altri 900 sono stati sottratti da una rimodulazione effettuata dal Governo per difesa e transizione ecologia. La giunta Occhiuto e gli uffici, quindi, sono di fronte ad una scelta complessa.



