L’intervista

Catanzaro, Marco Polimeni: «Sono stati anni di confusione politica, tutti dobbiamo fare ammenda»

Il giovane presidente del Consiglio comunale e neo coordinatore cittadino di Forza Italia parla della campagna elettorale per le prossime Amministrative e non solo

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di Danilo Colacino
30 marzo 2022
15:18
Marco Polimeni
Marco Polimeni

Il presidente dell’assise di Palazzo De Nobili Marco Polimeni, nelle vesti di neosegretario di Forza Italia a Catanzaro, è stato immediatamente bersagliato dalle critiche (in alcuni casi anche feroci) di quanti, in primis nell’entourage di Mimmo Tallini ormai ex coordinatore provinciale di Fi, non hanno gradito tale nomina. La principale rimostranza, non già ascrivibile alla sua azione politica, si è per ora incentrata quasi esclusivamente sul fatto che si sarebbe trattato di una scelta personalistica, e quindi poco “democratica”, del leader calabrese degli Azzurri Giuseppe Mangialavori malgrado le invettive del papà di Polimeni, il popolare conduttore televisivo Lino, all’indirizzo di Fi, definita senza giri di parole dal noto presentatore una «casa dei mafiosi che l’avrebbero addirittura fondata grazie ai buoni uffici di Marcello Dell’Utri».

Ecco allora che il network LaC ha chiacchierato con Polimeni junior, innanzitutto ragionando sull’arduo compito da cui è atteso al pari di uno schieramento storicamente molto quotato sui Tre Colli ma in vista delle Comunali 2022 apparentemente con le ruote sgonfie. Fra le domande poste al diretto interessato, naturalmente, anche una sulla posizione intransigente (eufemismo!) assunta dal padre nei confronti del partito di cui il figlio è da più o meno 72 ore un importante dirigente locale.


Da pochi giorni è coordinatore cittadino di Forza Italia. Questa investitura la rimette per caso in lizza per essere pure il candidato a sindaco del centrodestra?
«La coalizione ha attraversato una evidente fase di difficoltà. Ed è ancora più grave se si considera che questo si sta verificando a una manciata di mesi dalla schiacciante vittoria di Roberto Occhiuto alle Regionali, e quindi del centrodestra unito, nonché in particolare alla vigilia delle Politiche. Ma dopo tanto tempo passato a tenere riunioni su riunioni possiamo affermare, senza il rischio di essere smentiti, che la logica dei veti incrociati ha preso il sopravvento. Alla luce di tali considerazioni ammetto che sta diventando dunque sempre più difficile trovare un candidato in grado di fare sintesi, ma nel frattempo continuiamo a ragionare e a lavorare al nostro interno».

È appena stato nominato alla guida di Fi nel capoluogo, ma conosce alla perfezione il partito e lo schieramento che mai come in occasione delle prossime Amministrative sui Tre Colli sembra in forte ritardo rispetto ai contendenti. Perché?
«La mia azione politica è stata sempre caratterizzata da una certa coerenza, soprattutto sul piano ideale: fin dall’ingresso in Consiglio comunale (avvenuto all’età di soli 23 anni, ndr) ho militato nel centrodestra e, più nello specifico, in una lista civica (Catanzaro da Vivere, ndr) di chiara ispirazione liberale e moderata. La nomina a coordinatore cittadino di Forza Italia arriva in seguito a un momento di riorganizzazione della galassia forzista. Non sta a me giudicare come sia stato gestito finora il partito a Catanzaro: il passato è passato. So bene, però, quali caratteristiche vorrei che avesse in futuro. Mi piacerebbe fosse inclusivo e plurale e capace di attrarre i migliori amministratori locali ma anche movimenti civici e associazioni, guardando alla società nel senso più ampio del termine. Deve quindi essere proteso a costruire ponti anziché alzare muri e diventare un incubatore culturale, restando votato ai principi del buon governo. Mi piacerebbe infine che tornasse però ad attirare le nuove generazioni, pure considerando che il nostro coordinatore regionale, Giuseppe Mangialavori, è stato uno tra i più giovani senatori eletti nel Paese. Ben venga allora il ritardo organizzativo, a cui lei fa riferimento, se sarà foriero di tali auspicate peculiarità».

La parola d’ordine delle Amministrative sembra essere: “discontinuità”. Una presa di distanze, in sostanza, da Sergio Abramo. Lei, è immaginabile, la pensi in maniera assai diversa?
«Sotto il profilo squisitamente amministrativo non ravviso esigenze di discontinuità. Sono molteplici i successi che il sindaco e chi lo ha coadiuvato possono rivendicare: dalla gestione dei rifiuti al finanziamento di numerose opere, passando per una corretta gestione dei soldi pubblici. Sul piano politico, sono invece stati anni di confusione e tutti noi, protagonisti di tale stagione, dovremo saper fare ammenda per non ripetere alcuni errori in futuro».

Sulla stampa locale, lei ha lanciato l’appello all’innalzamento della qualità del consiglio comunale. Quello attuale lo giudica dunque da bocciare?
«No, assolutamente no. Tanto in Giunta quanto nell’assemblea che ho l’onore e l’onere di presiedere c’è molta qualità e la maggior parte dei componenti di entrambi gli organismi ha cercato di dare il massimo nell’esclusivo interesse della città. E io posso dirlo a gran voce. Perché sono stato l’unico a metterci la faccia quando a partire da metà dicembre 2019 scattò l’inchiesta (su alcune presunte irregolarità e violazioni di leggi specifiche nel funzionamento degli organismi comunali, ndr) facendolo ancor più in diretta nazionale. Sì, allorché davanti a milioni di telespettatori nel gennaio successivo (peraltro alla vigilia delle Regionali 2020 in cui poi prevalse la sfortunata Jole Santelli, ndr) venni pesantemente attaccato proprio per averne difeso l’onorabilità. Ma se servisse, sia chiaro, rifarei la stessa cosa. Questo tuttavia non significa che non resti ferma l’esigenza che i partiti selezionino meglio la loro classe dirigente. E non è solo un’enunciazione di principio. Auspico però analogamente che dall’altra parte i catanzaresi scelgano il meglio, non tralasciando il livello culturale e di preparazione del futuro consesso».

È noto come sia figlio del popolare conduttore televisivo Lino, mai tenero con Fi, che ha addirittura definito un partito su cui graverebbero ombre pesantissime legate alla criminalità organizzata. Conta adesso di fargli cambiare idea? E se sì, in che modo?
«Non mi interessa far cambiare idea a mio padre, anche perché non ci riuscirei. Rivendico anzi con orgoglio la libertà di espressione da lui quotidianamente esercitata nella sua professione così come la mia autonomia di azione nelle scelte politiche o amministrative che compio. E non provo alcuna vergogna nell’affermare che la stragrande maggioranza delle volte mi trovo in totale disaccordo con le sue considerazioni, specialmente quelle di natura politica. Ecco perché ciclicamente abbiamo accesi diverbi. Quanti dunque pensano di utilizzare in maniera strumentale, e a fasi alterne, contro di me o di lui, le nostre contrapposte posizioni personali sul piano ideologico, dimostrano solo un’enorme debolezza di contenuti. Chiarisco infatti, una volta per tutte, che c’è una divisione netta tra i nostri ruoli. E così sarà sempre». 

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