Consiglio regionale nel caos, il Pd annuncia le dimissioni dalle Commissioni e il ricorso al Tar

Clamorosa presa di posizione dei democrat che hanno indetto una conferenza stampa via skype per spiegare quanto avvenuto in Consiglio regionale. E Guccione: «Ci lascia perplessi che il problema sull'antindrangheta si sia creato dopo alcune notizie diffuse da Lac News24»

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di Riccardo Tripepi
13 giugno 2020
16:48
Il Consiglio regionale della Calabria
Il Consiglio regionale della Calabria

Nuovo strappo istituzionale in Consiglio regionale. Dopo la giornata drammatica vissuta per eleggere gli Uffici di presidenza delle Commissioni e gli imbarazzi del centrodestra sulla Commissione “antindrangheta”, il gruppo del Pd che aveva abbandonato l’Aula in segno di protesta insieme al resto dell’opposizione, ha convocato una conferenza stampa via skype.

Oggetto dell’incontro virtuale: l’annuncio delle dimissioni dalle vicepresidenze di Commissione che il centrodestra aveva concesso al momento delle votazioni in Aula. Contestualmente alle dimissioni che saranno presentate lunedì il Pd chiederà che le votazioni vengano ripetute o l’illegittimità della procedura sarà fatta valere davanti al Tar.

A spiegare la posizione politica è il capogruppo Domenico Bevacqua. «È importante specificare che nessuno di noi ha chiesto niente se non di rispettare una prassi democratica di assegnare alla minoranza la presidenza della Commissione Vigilanza. Anche perché non è opportuno che la maggioranza vigili su se stessa. La mattina del Consiglio apprendiamo della disponibilità della maggioranza di offrire alla minoranza la presidenza della Commissione “Riforme”, ma poi quello che è successo ha dimostrato il vero volto di questa maggioranza. Intanto non esiste una maggioranza politica ma 20 battitori liberi in cui ognuno gioca per se stesso. Dopo 4 mesi dall’insediamento del Consiglio regionale e dopo l’istituzione di una nuova Commissione non sono riusciti a presentarsi con una posizione unitaria e un rinvio dell’inizio dei lavori. Ma la cosa che più ci scandalizza – dice ancora Bevacqua – è stato l’intervento diretto della Meloni per non avere la presidenza e la persona indicata non era quella adatto. Da sottolineare poi il silenzio della presidente Santelli davvero imbarazzante sulla vicenda che ha interessato un suo assessore. Non ci hanno lasciato altra strada che abbandonare i lavori dell’Assemblea. Avere eletto con un escamotage gli Uffici di presidenza dando una rappresentanza fittizia della minoranza è sì rispettoso di una regola meramente formale, ma è una grave violazione di ogni principio democratico. Pertanto daremo le dimissioni dalle vicepresidenze che non ci appartengono. E il presidente del Consiglio avrebbe dovuto impedirlo agendo da arbitro e non da esecutore della maggioranza».


Carlo Guccione spiega le ragioni che lo hanno spinto a rifiutare la presidenza di ogni Commissione dopo la giornata in Consiglio e annuncia battaglia per fare in modo che si debba tornare in Aula per votare nuovamente le presidenze di Commissione.

«Abbiamo assistito alla pagina più oscura della storia del Consiglio regionale. C’è stato uno scivolone su un terreno molto delicato che è quello della lotta alla ‘ndrangheta. Ci è stato chiesto di occupare la presidenza della Commissione solo perché è arrivato un veto da Fdi e di Giorgia Meloni a offrire la presidenza. Ciò vuol dire che i partiti del centrodestra hanno accettato candidature che non erano in grado di ricoprire quel ruolo e nessun partito della maggioranza voleva occuparla. Ho espresso la mia preoccupazione nell’andare a presiedere quella Commissione in un clima che non ci è piaciuto. Jole Santelli – ha detto ancora Guccione - non ha speso nessuna parola sull’assessore coinvolto. Aveva detto a Peter Gomez che non poteva garantire sul Consiglio, mentre adesso i problemi sono arrivati dalla giunta e da un assessore esterno e cioè nominato. Le nostre dimissioni renderanno illegittima la costituzione delle Commissioni. Si dovrà tornare in Aula per nuove elezioni altrimenti ci saranno gli estremi per andare al Tar e ricorrere contro la delibera del Consiglio regionale».

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso anche l’ex presidente del Consiglio regionale Nicola Irto. «Sul piano istituzionale è preoccupante che nonostante abbiano istituito una nuova Commissione non abbiano concesso nulla alla minoranza. Evidentemente non vogliono essere controllati, ma non arretreremo di un millimetro perché a prescindere dalle Commissioni continueremo a svolgere la nostra azione di controllo. Mi auguro che possano tornare indietro e cancellare l’autogoal che hanno fatto in Consiglio».

Tutti concetti ribaditi e sostenuti anche dagli altri componenti del gruppo che hanno preso parte all’incontro Libero Notarangelo e Luigi Tassone.

Bevacqua ha specificato poi che anche gli altri gruppi consiliari di minoranza procederanno alle dimissioni, mentre Carlo Guccione ad una domanda diretta sul nome di Raffaele Sainato ha risposto: «Ha fatto impressione che il problema si sia posto nel momento in cui la LaC News24 ha pubblicato una ricostruzione di una vicenda che riguardava il consigliere Sainato. Mi ha molto colpito questa concomitanza della pubblicazione della maggioranza non credo sia stato una semplice coincidenza».

Stessa decisione viene dal consigliere regionale del Gruppo Misto Francesco Pitaro che in una nota ha annunciato di voler rassegnare le dimissioni dalla vicepresidneza della Commissione Riforme. 

Giornalista
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