Vitalizi Calabria, il clamoroso dietrofront del Consiglio. Ma chi ha scritto la legge?

VIDEO | Si moltiplicano le iniziative di maggioranza e opposizione per abrograre la legge già pubblicata sul Burc. Eppure tutti l'avevano sottoscritta in Conferenza dei Capigruppo e poi approvata in Aula. Sempre all'unanimità. Per due volte non hanno capito cosa c'era scritto?

di Riccardo Tripepi
30 maggio 2020
13:26

Clamoroso dietrofront del Consiglio regionale dopo che la l’ultima legge sui vitalizi ha destato scandalo con la possibilità data ai consiglieri regionali di accedere al trattamento pensionistico anche in caso di decadenza prima della fine della legislatura.

La norma approvata in 120 secondi e senza dibattito alla fine dell’ultima seduta di Consiglio ha destato immediatamente l’attenzione del Parlamento con il deputato dei Cinque Stelle Alessandro Melicchio che l’aveva già segnalata al governo per gli eventuali profili di incostituzionalità.

 

Intanto si tratta di una prerogativa che non ha precedenti in altre Regioni italiane ed è clamorosamente contro legge nella parte in cui concede il beneficio della pensione, dopo aver versato i contributi per il quinquennio, anche al consigliere la cui elezione venga annullata anzitempo. Un controsenso palese e in grado di far lievitare i costi delle pensioni in maniera esponenziale considerando anche il numero dei ricorsi presentati dopo le regionali dello scorso 26 gennaio che potrebbero fa decadere diversi consiglieri.

 

Dopo 3 giorni di religioso silenzio da palazzo Campanella, e dopo che la legge è già stata pubblicata sul Burc, è il gruppo guidato da Pippo Callipo a rompere le righe ammettendo di “non avere letto le carte” e di avere sottovalutato.

 

Poi è stato il turno di Pd e Dp che hanno palesato la volontà di correggere l’errore commesso con una nota stampa in stile bizantino. Il titolo per la nota stampa è “Non c’è stata nessun ripristino dei vitalizi”, smentendo una circostanza di cui nessuno aveva mai parlato e poi l’ammissione dello sbaglio: «l’errore commesso è stato quello di riconoscere, anche a un consigliere dichiarato a posteriori ineleggibile, la possibilità di continuare a versare i contributi fino alla fine della consiliatura». Appunto. Questo era l’errore.

Su come sia stato possibile sbagliare, invece, nessuna spiegazione. Francesco Pitaro del Gruppo Misto ha depositato una legge per correggere la stortura e la stessa cosa faranno anche Lega e Fdi per come annunciato da Filippo Pietropaolo e Tilde Minasi. Anche la maggioranza, dunque, prende le distanze dalla norma.

Adesso, però, qualcuno dovrebbe spiegare chi l’ha scritta questa legge assumendosene la responsabilità. La norma è arrivata in Aula dopo essere stata sottoscritta da tutti i presidenti dei partiti. Praticamente per due volte, una in Conferenza dei Capigruppo e una in Consiglio, è stata approvata all’unanimità. Nessuno l’aveva letta pur avendola sottoscritta? In Aula nessuno si è reso conto di cosa stesse avvenendo? E anche fosse così, ma non lo è, sarebbe forse meno grave?

Le opzioni sono soltanto due: o pensavano di farla franca e adesso tornano indietro arrampicandosi sugli specchi oppure evidentemente non hanno le competenze necessarie per esaminare una proposta di legge composta da tre articoli.

Giornalista
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