Consigliere per un po’, vitalizio per sempre: “pensione” anche per chi decade

Una legge firmata da maggioranza e opposizione prevede che chi non dovesse completare la legislatura in seguito all'annullamento della propria elezione potrà continuare comunque a versare i contributi e poi passare all'incasso, a prescindere da quanto tempo è restato in carica

di Riccardo Tripepi
27 maggio 2020
09:12

Quando si parla di vitalizi, contributi e prebende in Consiglio regionale è quasi sempre tarda sera, l’attenzione è bassa e i provvedimenti si approvano in pochissimi minuti e con il consenso di tutti.

È avvenuto così anche in occasione dell’ultima seduta dell’Assemblea. Dopo il lungo dibattito sul programma illustrato da Jole Santelli e l’approvazione della nuova super Commissione che costerà 100mila euro all’anno alle casse regionali, poco prima della chiusura della seduta arriva l’ennesimo provvedimento sui vitalizi. A chiederne l’introduzione all’ordine del giorno e ad illustrarlo è Giuseppe Graziano che si limite al più laconico dei “si illustra da sé”. La norma, senza dibattito, viene approvata in due minuti netti e, del resto, era stata già sottoscritta da tutti i capigruppo di minoranza e maggioranza.

 

Legge bipartisan

«Correzioni formali alla disciplina di trattamento di reversibilità e indennità di fine mandato» spiegano alcuni dei consiglieri in maniera informale. Tutti sottolineano che la norma poi non comporterà aumenti di spesa per casse del Consiglio, così come specificato anche nel testo di legge.

La realtà, però, è leggermente diversa. Il punto centrale della modifica normativa concerne l’articolo 7 comma 4 della legge regionale n. 13 del 2019. In questo articolo si prevedeva che «il consigliere regionale, anche nei casi di sostituzione temporanea di altro consigliere, può versare le quote di contribuzione per il tempo occorrente al completamento del quinquennio relativo alla legislatura. Non è ammesso alla contribuzione volontaria il consigliere regionale la cui elezioni sia stata annullata».

Secondo la leggina approvata in fretta e furia dal Consiglio, come si legge nel testo approvato: «l’art. 7 comma 4 penalizza la posizione dei consiglieri regionali che, seppure cessati anticipatamente dall’ufficio per annullamento della relativa elezione, hanno comunque espletato a tutti gli effetti il proprio mandato elettorale fino alla sua cessazione. Detta discriminazione, difatti, appare irragionevole sia nei confronti dei consiglieri che portino a termine il mandato rispetto alla scadenza della legislatura, ma anche nei confronti dei consiglieri che non portano a termine il mandato ma per ragioni diverse dall’annullamento dell’elezione; trattasi sempre, infatti, di situazioni accomunate dall’aver comunque espletato il proprio ufficio di consigliere regionale quantunque per un periodo di tempo più o meno ampio ma comunque effettivo».

 

Basta anche un solo giorno in carica

Insomma se sei consigliere regionale un giorno lo sei per sempre e puoi versarti i contributi per tutta la legislatura. La norma è ritagliata sul caso Graziano il quale a metà della scorsa legislatura lasciò il suo posto a Gianluca Gallo dopo una pronuncia giudiziaria. Ma, adesso, naturalmente si estende a tutti i consiglieri che si possono trovare in una situazione analoga. E, considerando il numero cospicuo di ricorsi presentati dopo le regionali del 26 gennaio, il sospetto di una norma salva pensioni anche per chi dovesse perdere lo scranno è altissimo. Anche in caso di fine anticipata della legislatura, così come avvenne con le dimissioni di Scopelliti ad esempio, ci sarebbe la possibilità per tutti i consiglieri di completare il quinquennio con il versamento dei contributi.

 

Liscio come l'olio: in due minuti norma approvata

Pare evidente, poi, che seppure adesso non ci siano aumenti di spesa per le casse regionali, questi potrebbero esserci in futuro per ogni caso di nuovo vitalizio assegnato a coloro che, prima di questa modifica, non ne avrebbero avuto diritto.

Infine rimane una domanda. Dopo un dibattito fuffa da 40 minuti ad intervento per discutere nel dettaglio del programma futuro illustrato da Jole Santelli, possibile che nessuno abbia avuto necessità di intervenire su questo tema? Perché non spiegare chiaramente il senso della norma ai calabresi che alla fine sono coloro che foraggiano la baracca?

Non è di certo un grande spot per il brand Calabria, tanto osannato nella seduta di ieri, l’approvazione, in due minuti netti e senza dibattito, di una norma per salvare il vitalizio a chi teme di essere buttato fuori da palazzo Campanella a causa dei ricorsi presentati.

Giornalista
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