Grande è la confusione sotto il cielo del Pd calabrese. Ma la situazione non è affatto eccellente. A tre mesi dalla terza sconfitta di fila in cinque anni alle regionali, il Pd calabrese ritrova in uno di quelli che dovevano essere i suoi punti di forza un grande elemento di debolezza. Stiamo parlando dei sindaci di centrosinistra che governano tutte le città capoluogo e tutti sono attraversati da crisi dovute alla solita frattura interna ai dem, alle solite lotte intestine fra capibastone. Già alle regionali non si era vista la spinta propulsiva dei sindaci sui risultati elettorali. Questi si erano anche riuniti in un coordinamento, ma a parte qualche sporadico documento non hanno prodotto granché. L’impressione di fondo è che manchi una visione politica della Calabria, un modello da seguire congiuntamente e proporre ai cittadini. Così si va avanti per lotte di potere, indifferenti all’esito finale ma attentissimi al proprio tornaconto.

Partiamo da Nord ovvero da Cosenza, dove la crisi del Pd è esplosa in tutto il suo fragore. Il rimpasto del sindaco Franz Caruso ha messo a nudo quanto stiamo sostenendo con la segreteria cittadina che ha bollato come “operazione di potere” il cambio dell’esecutivo. Già questo sarebbe di per sè destabilizzante. A ciò dobbiamo aggiungere che tutto ciò si verifica mentre Caruso ha mantenuto in squadra, nel ruolo di vicesindaco, Maria Locanto, che del Pd è presidente della Federazione provinciale. Sullo sfondo la guerra per sfiduciare anche il segretario della Federazione, Matteo Lettieri, eletto soltanto qualche settimana prima delle regionali. All’epoca si parlò di una rivoluzione dei quarantenni che volevano prendersi il partito e rinnovarlo, ma di loro oggi non si ha nessuna traccia. SI assiste invece ad un faida interna fatta di dimissioni, lettere protocollate, richieste di convocazione urgenti di assemblee. Roba che ai cittadini appassiona come una dichiarazione dei redditi.

Dietro la faida tutto sembra risolversi in una lotta interna al Pd fra l’area che fa riferimento a Nicola Adamo e il sindaco Caruso, con Carlo Guccione che ha ritrovato l’intesa con il primo.

Scendendo all’area centrale della Calabria, qui il dominus è il capogruppo regionale Ernesto Alecci che sta costruendo di fatto una sua corrente fatta di alleanze a volte anche molto fini. Come a Vibo Valentia dove Alecci è indicato come il regista occulto del gruppo consiliare “Democratici e Progressisti” che rappresenta una spina politica nel fianco del sindaco Enzo Romeo. Basti pensare che l’ultimo consuntivo il gruppo è uscito dall’aula e il documento contabile si è potuto approvare grazie alla presenza in aula della minoranza. Caso particolare è poi quello di Nico Console, che molti danno vicino appunto al consigliere regionale, che è passato da Forza Italia ad essere puntello del sindaco Romeo. Questo pur rimanendo vicepresidente, in quota centrodestra, della Provincia di Vibo. Sullo sfondo, quindi, c’è questo contrasto fra il gruppo di Alecci e quello territoriale rappresentato dalla segretaria provinciale Teresa Esposito che sta creando più di una fibrillazione al Comune.

Ma le vicende più clamorose arrivano da Lamezia Terme dove la candidata sindaco del centrosinistra, Doris Lo Moro, ha deciso di uscire dal partito in consiglio comunale e iscriversi al Misto. Non si tratta di una vicenda di poco conto se guardiamo l’excursus politico dell’ex magistrato, già assessore regionale, parlamentare e poi candidato sindaco del centrosinistra. A Lamezia però si assiste ad una vera e propria faida in cui un pezzo del Pd ha deciso di mettere nell’angolo il gruppo Lo Moro. L’acme si è raggiunto quando Gennarino De Masi, ex segretario cittadino, è stato escluso da tutte le commissioni consiliari. Senza una motivazione reale, senza un dibattito. All’origine del caos il gruppo che fa capo a Giannetto Speranza, che ambiva anche lui alla candidatura a sindaco. Le indiscrezioni dicono che abbia stretto un patto con Alecci e si sia di fatto preso il Pd con i suoi uomini. Rosario Piccioni, Muraca, Capris, Paola ecc. Tutti esponenti del gruppo storico di Speranza che sono entrati nel Pd ed hanno aperto una faida contro Lo Moro e chi, nel Pd, l’ha voluta candidare sindaco.

Su Catanzaro c’è poco da dire, visto che Nicola Fiorita sin dalla sua elezione si è ritrovato senza maggioranza e governa con l’anatra zoppa. Qui paradossalmente il Pd sembra compatto grazie sempre all’azione di Alecci che governa saldamente il partito.

A Reggio Calabria la situazione più incandescente, visto che siamo prossimi alle elezioni amministrative. La competizione si presenta tosta per il centrosinistra. Forza Italia ha puntato decisamente sulla città, con Roberto Occhiuto che ha promesso di candidarsi consigliere come segnale politico. Francesco Cannizzaro difficilmente sarà il candidato sindaco, ma sta lavorando all’operazione da tempo al punto da disegnare la presidenza del consiglio regionale su misura per l’operazione Reggio Calabria. Dall’altro lato c’è la solita faida in salsa dem. Da un lato c’è quello che qualcuno chiama il Pdf ovvero il partito di Falcomatà che avrebbe voluto indicare come candidato unitario Mimmetto Battaglia, già consigliere regionale e figlio dello storico sindaco di Reggio. Dall’altra l’altro pezzo del Pd che spinge per le primarie per la scelta del candidato. Le regionali hanno esasperato la situazione con lo stesso Falcomatà che è stato messo ai margini del partito in consiglio regionale, per lui nessun ruolo. La soluzione finale ha il sapore dei documenti da Prima Repubblica.

L’ultima interpartitica ha partorito la decisione che si debbono fare le primarie. Nel frattempo, però, se dovesse uscire un candidato unitario la consultazione fra iscritti e militanti salterebbe. Al candidato unitario visto il clima che si respira nessuno crede più.

Questa la situazione del Pd calabrese da Nord a Sud della Calabria. E qualcuno inizia a chiedersi: chissà che ne pensa di tutto ciò la segreteria regionale. E, soprattutto, si riunirà per affrontare questi nodi?