Effetto Draghi in Calabria: Pd e M5s più lontani, scendono le quotazioni di Occhiuto

VIDEO | I Cinque Stelle sull'orlo della scissione con molti calabresi (Morra, Granato, Forciniti e Auddino) tra i protagonisti. A destra tutto torna in discussione. Fdi dovrà determinarsi, mentre l'esponente cosentino di Fi potrebbe sostituire Gelmini nel ruolo di capogruppo alla Camera. Ecco chi sale

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di Riccardo Tripepi
13 febbraio 2021
17:56

Hanno giurato il premier Mario Draghi e i 23 ministri che faranno parte del suo governo. Inizia una nuova e inedita fase della vita politica del Paese. Una maggioranza così ampia e variegata in Parlamento non si era mai vista. Di fatto l’unica opposizione di rilievo a Draghi in questo momento è rappresentata da Fdi di Giorgia Meloni che sulla sua posizione di coerenza proverà a far aumentare ancora i propri consensi provando a spingere il proprio partito alla guida della coalizione di centrodestra.

Si dovrà aspettare adesso metà settimana per capire come andranno le votazioni sulla fiducia al Senato e alla Camera e poi la distribuzione dei posti di sottogoverno. La sensazione, però, è che stiano cambiando gli equilibri dentro le coalizioni e dentro i singoli partiti e che questo governo di unità nazionale, mix di tecnici e politici, possa influenzare anche le scelte in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, comprese le regionali in Calabria.


A rischio l'alleanza giallorossa

Rischia praticamente di saltare l’alleanza giallo-rossa di M5S e Pd che aveva proprio in Giuseppe Conte il suo massimo garante. I Cinque Stelle, in particolare, sono il partito che esce peggio dalla crisi di governo. Vede ridotto il peso e il numero dei ministeri e la riconferma di Luigi Di Maio (Esteri), Federico d’Incà ai Rapporti con il Parlamento e Fabiana Dadone alle Politiche giovanili, non bastano. Perso il Mise che va a Giancarlo Giorgietti della Lega, con Stefano Patuanelli dirottato all’Agricoltura. Creato sì il Ministero per la Transizione Ecologica, ma affidato ad un tecnico. Insomma abbastanza per trasformare il partito in una polveriera con trenta senatori pronti a non votare la fiducia. Tra questi anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra che su facebook si è lasciato andare ad un pesantissimo giudizio sul governo Draghi «jurassico e popolato da mostri del passato».

Se a ciò si aggiungono i tanti no al sostegno a Draghi arrivati su Rousseau e che hanno in Alessandro Di Battista la loro guida si capisce che i venti di scissione siano fortissimi. Anche in Calabria, dove a Nicola Morra si aggiungono i dissidenti Francesco Forciniti, Giuseppe Auddino e Bianca Laura Granato. Una fronda alla quale potrebbero aggiungersi altri nomi e che trova corrispondenza nel sentire della base grillina sempre più distante dalle scelte dei leader romani.

Avrà dunque il suo bel da fare Alessandro Melicchio, delegato alle trattative insieme a Giuseppe Giorno, per tenere unita la truppa già pericolosamente in bilico tra il polo civico di Luigi de Magistris e Carlo Tansi e la candidatura di Nicola Irto scelto dal Pd.

I dem, invece, vogliono andare dritti per la loro strada e aspettano il sì ufficiale di Irto nelle prossime ore, senza tenere in considerazioni le decisioni dei Cinque Stelle. Nicola Zingaretti è moderatamente soddisfatto dalle scelte di Draghi, avendo ottenuto ministeri di peso per Guerini, Franceschini e Orlando e si aspetta coerenza dagli alleati. A partire da Italia Viva che ha provocato la crisi vedendo dimezzati i propri ministri con la conferma della sola Binetti, ma anche da Leu che ha visto confermato Speranza alla Salute.

Gli effetti nel centrodestra

Anche nel centrodestra si balla. Nella Lega in particolare ad uscire indebolito è proprio Matteo Salvini. Il Carroccio ottiene ministeri di peso per come richiesto dal Capitano, ma gli uomini prescelti sono vicini al governatore del Veneto Luca Zaia o all’area moderata di Giancarlo Giorgetti. Salvini tuttavia si è detto soddisfatto delle scelte del premier e spera di avere posti in squadra soprattutto nei ministeri guidati da Lamorgese e Speranza che tanto aveva criticato per poterne bilanciare il peso. Il leader sente però il pressing dell’altra parte dell’area sovranista guidata da Giorgia Meloni che continua a rivendicare coerenza e punta l’indice contro chi «cambia idea». Salvini, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha detto di rispettare la scelte di Meloni, ma che la coalizione di centrodestra non si spaccherà.

E questo sembra probabile. Meno sicuro, però, che Fdi non possa chiedere di rivedere scelte sui nomi dei candidati, magari a partire dalla Calabria dove il nome di Wanda Ferro non è mai tramontato in casa Fdi. La perdita di peso di Salvini, infine, indebolisce ancora la Lega in Calabria che tra le uscite del presidente Nino Spirlì e i continui abbandoni (ultimo della serie quello del coordinatore provinciale di Crotone Salvatore Gaetano) vive una fase tra le più complicate.

Silvio Berlusconi avrebbe voluto di più. Intanto ministeri con portafoglio e l’ingresso di Tajani. Si accontenta, però, di tre big in squadra come Brunetta, Gelmini e Carfagna alla quale è andato il ministero per il Sud. Una scelta che sembra potere avere effetti in Calabria alla quale Carfagna è da sempre legata. Intanto c’è un motivo pratica. Carfagna, diventando ministro, lascia scoperto il ruolo di vicepresidente della Camera, mentre Gelmini quello di capogruppo, della quale Roberto Occhiuto era il vice e ora è il nome più papabile per sostituirla. Ovviamente si tratterebbe di una promozione, verosimilmente fino alla fine della legislatura. Il che potrebbe portare il deputato cosentino a fare un passo indietro nella corsa verso le regionali.

Pronti ad approfittarne alle sue spalle sia l’assessore al Welfare Gianluca Gallo, che non dispiace a Fdi, che Francesco Cannizzaro il quale sta lavorando alacremente per mettere in rilievo il lavoro su Reggio. Proprio oggi ha presentato in conferenza stampa il gruppo di Fi in Consiglio Metropolitano dopo il buon risultato ottenuto alle ultime elezioni.

Giornalista
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