L'europarlamentare di Fratelli d'Italia è intervenuto sul tema dello spopolamento giovanile e della perdita di capitale umano nel Mezzogiorno
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«Il dato sulla fuga dei giovani dalla Calabria va preso sul serio, ma non può essere affrontato con paura, nostalgia o rassegnazione. Il punto non è impedire ai giovani di partire, ma creare le condizioni perché possano restare o tornare da protagonisti».
Lo dichiara l'europarlamentare di Fratelli d'Italia Denis Nesci, intervenendo sul tema dello spopolamento giovanile e della perdita di capitale umano nel Mezzogiorno.
«In una società aperta, europea, fatta di Erasmus, mobilità, studio e lavoro fuori dai confini regionali – afferma Nesci – partire non è il problema. Può essere una ricchezza. Il problema nasce quando chi parte non trova più una ragione concreta per tornare, quando il ritorno diventa una rinuncia e restare appare meno conveniente, meno dignitoso, meno ambizioso che costruire altrove il proprio futuro. È questa la sfida che il centrodestra vuole vincere, in Calabria e in tutto il Mezzogiorno, grazie alla filiera istituzionale che collega la Calabria, Roma e Bruxelles».
Secondo Nesci, la Calabria paga un prezzo particolarmente alto perché forma competenze e professionalità che troppo spesso producono valore fuori regione: «La Calabria ha università valide, forma giovani capaci, prepara competenze che contribuiscono a risolvere i problemi storici potrebbero del territorio. Ma troppo spesso quella classe dirigente potenziale finisce per rafforzare altri territori. Noi investiamo nella formazione, le famiglie sostengono sacrifici enormi, ma il ritorno economico, sociale e professionale viene raccolto altrove. È un minusvalore che non possiamo più permetterci».
Per l'europarlamentare di Fratelli d'Italia, il tema va affrontato attraverso una strategia che tenga insieme politiche europee, Governo nazionale, Regione Calabria e territori: «Il diritto a restare non è uno slogan – prosegue Nesci – ma una linea di lavoro concreto che questo centrodestra sta mettendo in campo con impegno e razionalità. Significa servizi, infrastrutture, università collegate al mondo produttivo, lavoro qualificato, imprese, pubblica amministrazione più forte, aree interne meno isolate e opportunità reali per chi vuole restare o rientrare».
Nesci annuncia inoltre che dalla prossima settimana prenderà il via una serie di incontri nelle università del Meridione dedicati proprio al tema del diritto a restare: «Vogliamo partire dai luoghi in cui si forma il futuro di questa terra – spiega – ascoltando studenti, docenti e giovani professionisti. La discussione sullo spopolamento non può restare chiusa nei numeri: deve diventare confronto, proposta e responsabilità politica».
Il tema, sottolinea Nesci, è già al centro del lavoro portato avanti in Europa, anche attraverso la politica di coesione: «La relazione sul rafforzamento delle aree rurali attraverso la politica di coesione ha messo al centro la necessità di garantire ai giovani il diritto di costruire il proprio futuro nei territori in cui sono nati. Allo stesso modo, la riprogrammazione dei fondi di coesione per la Calabria, le risorse destinate a competitività, acqua, energia, servizi e sviluppo, la Zes unica, gli sgravi per il Sud e il reddito di merito sono strumenti che devono servire a costruire condizioni reali di permanenza e di ritorno».
«Il centrodestra – conclude Nesci – ha il dovere di affrontare questo tema senza complessi: non siamo quelli che usano la retorica sul Sud che soffre, siamo quelli che vogliamo dare più strumenti per il Sud che competere. Non dobbiamo chiedere ai giovani calabresi di restare per dovere. Dobbiamo costruire una Calabria in cui restare sia una possibilità vera e tornare sia una scelta forte. Una regione che forma classe dirigente e poi la regala agli altri perde due volte: perde i giovani e perde il futuro che quei giovani avrebbero potuto costruire qui».

