Italia Viva, 11 dirigenti calabresi via dal partito: «Nessun progetto per la nostra regione»

Lungo documento politico nel quale si condanna la deriva oligarchica del partito guidato da Matteo Renzi e il totale disinteresse per la Calabria. Ecco i nomi dei dissidenti

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di Redazione
1 aprile 2021
19:56
Da sinistra Covello, Rende e Salvia
Da sinistra Covello, Rende e Salvia

Con una nota congiunta 11 esponenti calabresi di Iv dichiarano la propria uscita dal partito. Nomi importanti nel panorama regionale, tutti coordinatori nei comuni di appartenenza e membri degli organismi nazionali: Stefania Covello, dirigente nazionale; Bianca Rende, comitato nazionale e consigliere comunale di Cosenza; Salvatore Giorno, coordinatore città di Cosenza; Lidia Chiriatti, coordinatrice provinciale Reggio Calabria; Maria Salvia, coordinatrice provinciale Vibo Valentia; Caterina Sirianni, coordinatrice provinciale Catanzaro; Silvio Ranieri, assemblea nazionale e consigliere delegato Comune di Montalto Uffugo; Antonio Gentile, assemblea nazionale; Annalisa Fiorenza, assemblea nazionale; Rossella Argento, assemblea nazionale; Pasqualino Maio, vice sindaco Torano Castello.

«I fatti degli ultimi giorni confermano i dubbi e le perplessità sul ruolo che Italia Viva avrà in Calabria nel prossimo futuro. Gli ammiccamenti, ormai, sostanziano una scelta politica che non possiamo condividere. L’apprezzamento al Presidente f.f. Spirlì in tema di sanità e la notizia della costituzione “dell’intergruppo sul ponte sullo Stretto” tra alcuni Parlamentari di Italia Viva, Lega e Forza Italia, è la conferma di come nel partito esistano mali antichi, come il totale scollamento tra la dimensione verticistica, del “partito degli eletti” che compie le sue scelte in autonomia rispetto agli organismi e un corpo intermedio, di iscritti e dirigenti che valgono a legittimare l’esistenza del primo, ma che intuiscono solo dalla stampa gli orientamenti in merito ai temi e alle alleanze. Né l’assemblea nazionale appena conclusasi ha fugato le nostre perplessità, segnando la mancata opportuna considerazione della “questione Calabria” - regione in cui si vota a brevissimo e quasi mai menzionata negli interventi dei rappresentanti nazionali - e la palese contraddizione, sul punto delle alleanze, tra le frontiere invalicabili indicate dal leader del partito ed i suoi autoreferenziali colonnelli locali».


«In un momento terribile per la storia non solo del nostro Paese - scrivono gli ex dirigenti - ma del mondo intero, difficili sono state le decisioni che Italia Viva ha dovuto affrontare e coraggiose le scelte effettuate che, sebbene in larga parte apprezzabili, mai sono state discusse con la base e con gli organismi costituiti, a cui è stata chiesta una condivisione acritica e priva di qualsiasi contributo. Un partito che ha un leader forte e lungimirante come Matteo Renzi non per questo può essere costruito in maniera estremamente oligarchica e povera di quadri intermedi».

«L’evoluzione del quadro politico avrebbe voluto un largo dibattito sulla futura collocazione del nostro partito che appare, al momento, ondivaga e contingente alle singole situazioni locali. Non riteniamo, ad esempio, che la convivenza all’interno della maggioranza che sostiene il Governo Draghi possa legittimare un’alleanza strutturale, sia pure su temi specifici, con la Lega».

«Abbiamo aderito con entusiasmo e fiducia ad Italia Viva in base a presupposti, per noi imprescindibili e su cui avevamo ricevuto ampie garanzie, di discontinuità con il passato ed attenzione per la Calabria. Ebbene, entrambe le speranze sono state irrimediabilmente tradite. La gestione del partito, che avrebbe richiesto un coordinamento regionale, anche in vista delle imminenti elezioni, è di fatto in capo ai parlamentari del territorio che restano espressione di un tempo passato e di esperienze fallimentari, punite sonoramente dai calabresi, e che spesso in disaccordo con i coordinatori territoriali, i dirigenti, gli amministratori e gli iscritti, oggi guidano il partito in maniera autoritaria e autoreferenziale».

«La Calabria che andrà al voto tra pochi mesi è la regione più in difficoltà del Paese, in cui la pandemia ha colpito con più durezza minando un sistema sanitario drammaticamente inadeguato ed una condizione economica tra le peggiori d’Europa. La regione avrebbe avuto necessità di un occhio attento e di scelte forti da parte di Italia Viva che sono completamente mancate, sia in termini di rinnovamento della classe dirigente, sia di centralità dei temi più sentiti dalla popolazione locale, come la costruzione dei nuovi ospedali, nuove assunzioni in sanità e l’alta velocità ferroviaria».

«A parte l’attenzione personale di alcuni dirigenti, tra i primi Ettore Rosato, a cui va il nostro ringraziamento e la nostra stima, nessun segnale politico è giunto per la Calabria, con grande delusione delle nostre attese e aspettative, che non si traducono in ambizioni personali (la scelta consapevole e volontaria di un partito di dimensioni piccole ne è la dimostrazione), ma in speranze collettive e legate alle sorti di una terra, la Calabria, che troppi esempi ha conosciuto di mala politica per poter continuare a legittimare la sua rimozione dall’agenda nazionale e rimettere alle trasmissioni televisive dai grandi gettiti pubblicitari la sua trattazione più trash. Se la Calabria fa paura, non appassiona e costituisce l’eterno problema per i politici dell’urbe, interessa noi che vi dedichiamo la vita e che ci proponiamo di usare davvero il “lanciafiamme” verso chi non l’ha rappresentata con dignità e senso del bene comune».

«Queste considerazioni, che siamo certi troveranno ascolto e compiutezza maggiore nel dibattito che promuoveremo, ci portano necessariamente a trarre la conseguenza di una nostra uscita da Italia Viva che sembra avere perso la spinta propulsiva in base alla quale era nata e che non appare in grado di invertire la tendenza e per cui, al netto delle idee e delle proposte di fondo che continuiamo a sostenere e cercheremo di valorizzare, nessuna prospettiva politica futura in armonia con il nostro sentire riusciamo ad intravedere».

«Auspichiamo che la convergenza sui valori comuni possa continuare in forme autonome, certi che la battaglia riformista, garantista, per i diritti, per una società più libera e giusta, per l’affermazione dei valori dell’umanesimo cristiano, per una politica scevra da populismo e sovranismo, per ognuno di noi continuerà e rappresenterà ancora il faro del nostro futuro impegno».

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