La federazione Pd di Reggio Calabria è la più indagata d’Italia ma Letta fa orecchie da mercante

Libro Nero, Helios, Miramare, Castorina: tutti i guai dell’organizzazione dem che esprime anche il candidato Nicola Irto. Un elefante nella stanza della segreteria nazionale che nessuno vede

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di Alessia Bausone
4 giugno 2021
15:10
Nino Castorina e Nicola Irto
Nino Castorina e Nicola Irto

La federazione provinciale (ora Area Metropolitana) del Partito democratico di Reggio Calabria è un vago ricordo, nonostante il tentativo (molto dibattuto e combattuto all’interno degli stessi dem) di esprimere un suo dirigente, Nicola Irto, alla presidenza della Regione Calabria.

Il Pd reggino è una palude, parola di Boccia

Il Pd reggino come ultimo segretario ha avuto l’ex capogruppo Pd Sebi Romeo, eletto a fine 2013 poi decaduto per incompatibilità statutaria con il ruolo regionale nel 2016. Da allora, e sono passati 5 anni, la federazione è rimasta commissariata, senza guida ed in preda a scandali e inchieste. Lo stesso Romeo, fuori dai giochi a seguito dell’arresto nell’ambito dell’inchiesta “Libro Nero” sulla cosca Libri di Cannavò, è stato rinviato a giudizio per concorso in tentata corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Ma, prima ancora, era emerso nel 2017 il caso del circolo Pd di Gallico, quartiere a nord di Reggio Calabria, in cui il tesseramento venne azzerato perchè tra gli iscritti vennero rinvenute persone direttamente imparentate con il clan Araniti, mentre altri erano familiari di imputati nel processo “Gotha” e componenti dell’associazione Posidonia, gestita direttamente dall’ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.
E se all’epoca su quindici circoli Pd cittadini ne risultavano operativi soltanto tre, ad oggi, nonostante il sindaco e membro della commissione nazionale del Pd Giuseppe Falcomatà abbia invocato lo stop ai commissariamenti nel Pd Calabria in una assemblea nazionale di due mesi fa all’insegna del leitmotiv: «Ripartiamo dai circoli!», di “vita” di e del Partito non vi è riscontro, se non le recenti lettere pubbliche di dimissioni dai ruoli partitici di Domenico Francesco Richichi, dirigente del Pd reggino e del segretario del Pd di Sbarre, Antonio Malara.



Alle stesse ultime primarie del Pd a inizio 2019, lo stesso Francesco Boccia, oggi missionario del Nazareno per ricomporre il “puzzle dem” in vista delle imminenti elezioni regionali, per il tramite del suo rappresentante nazionale, l’ex deputato Umberto Marroni, denunciava brogli tuonando: «Nella provincia di Reggio Calabria stanno succedendo episodi vergognosi che non possono avere nulla a che fare con il Pd (...) Compaiono solo verbali compilati a tavolino».
Insomma, il Pd reggino è una palude dalla quale emergono problemi e scandali mediaticamente e politicamente “dribblati” dal Partito nazionale.

Falcomatà a rischio decadenza per il Miramare

Entro luglio si dovrebbe concludere il processo di primo grado inerente il “caso Miramare” che vede imputato il sindaco Pd Giuseppe Falcomatà per abuso d’ufficio, l’assessore Giovanni Muraca (eletto con la lista “La Svolta-Falcomatà Sindaco”) e il consigliere comunale del Pd Giuseppe Marino.
La Procura di Reggio Calabria ipotizza uno “scambio di favori” tra Falcomatà e Paolo Zagarella, presidente dell’associazione Sottoscala. Durante la campagna elettorale per le elezioni comunali del 2014, secondo l’accusa, Zagarella aveva concesso al futuro primo cittadino “in uso gratuito un proprio immobile da destinare a sede di segreteria politica” in cambio di un “particolare trattamento di favore per l’assegnazione del Miramare”. La delibera di giunta “incriminata” è del 16 luglio 2015 e per il Sindaco in caso di condanna la decadenza dalla carica ai sensi della legge Severino è dietro l’angolo.

I guai della sorella e del cognato di Falcomatà

Una ipotesi di salvezza potrà essere l’intervenuta prescrizione, una “fortuna” della quale ha beneficiato anche la sorella Valeria, già imputata anch’essa per abuso d’ufficio nell'ambito del processo per le presunte irregolarità nel concorso per l'assegnazione del posto di dirigente medico presso il reparto di dermatologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. La commissione di selezione è stata condannata a due anni di reclusione e la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria del 2018 ha, inoltre, dichiarato la falsità del verbale di nomina della commissione giudicatrice che ha sancito la vittoria del concorso di Valeria Falcomatà.

Ad essere condannato in quel procedimento di primo grado è stato anche il marito Demetrio Naccari Carlizzi, ex consigliere e assessore regionale del Pd (3 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici). "la specifica qualifica soggettiva del Naccari, da un lato, e dei funzionari Guerzoni e Falvo, dall'altro, non esime il Tribunale dal considerare che la condotta del primo in concorso con la moglie, una volta esclusane la valenza induttiva, abbia comunque influenzato gli altri, anche loro pubblici ufficiali, a porre in essere comportamenti in violazione dei propri doveri funzionali" mette nero su bianco il Tribunale di Reggio.
Demetrio Naccari Carlizzi è stato anche rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito della citata inchiesta “Libro nero”. Rinviati a giudizio in quel procedimento sono anche Stefano Sartiano, ritenuto esponente di vertice della cosca Libri e Demetrio Giuseppe Tortorella, ex assessore all'Urbanistica del Comune di Reggio Calabria negli anni '90, ritenuto anch’esso espressione della medesima cosca. Tortorella in una intercettazione agli atti del processo di una telefonata con Sartiano in merito alle elezioni regionali del 2014 afferma: «(Naccari, ndr) L'ho sentito che porta a Nicola Irto, mi ha detto che mi chiamava (...) Perché è renziano, è ragazzo...penso che sono d'accordo con suo cognato qua e là. Ora...».

L’inchiesta Helios e “u fissa”

Poche settimane fa il Gup del Tribunale di Reggio Calabria, Stefania Rachele, ha rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Helios Giovanni Nucera, ex consigliere regionale de “La sinistra” e delegato regionale allo sport di Mario Oliverio, poi confluito nel Pd (con tanto di conferenza stampa con Giuseppe Falcomatà, Nicola Irto e Nicola Oddati), sotto il cui simbolo si è candidato alle ultime elezioni regionali a sostegno di Pippo Callipo e strenuo sostenitore di Falcomatà alle ultime elezioni amministrative.
Nucera è imputato per concussione perchè abusando della sua qualità di pubblico ufficiale (prima di essere consigliere regionale, era consigliere provinciale), secondo l’accusa avrebbe minacciato di assumere iniziative vessatorie e strumentali nei confronti della società privata A.V.R. s.p.a. (che si occupa di igiene urbana, manutenzioni e costruzioni di strade, impianti di selezione, trattamento e stoccaggio rifiuti) e, pertanto, avrebbe costretto i dirigenti ed amministratori della società ad assumere un lavoratore in precedenza licenziato, ma da lui “raccomandato” presso una società a loro collegata, la Autostrade Service s.p.a. per conseguire l’utilità di “aumentare il proprio peso elettorale”.

Ad essere rinviato a giudizio per tentata concussione è anche Antonino Castorina, già capogruppo del Pd in consiglio comunale a Reggio Calabria e consigliere metropolitano con delega al bilancio. Membro della direzione nazionale del Pd, è stato coordinatore regionale della mozione “Sempre Avanti” di Roberto Giachetti ed Anna Ascani alle primarie del Pd del 2019 e poi coordinatore regionale di “Energia democratica”, la corrente della Ascani, ex viceministra dell’istruzione e oggi sottosegretaria allo sviluppo economico. Castorina avrebbe chiesto insistentemente l’assunzione in A.v.r. di persone da lui “sponsorizzate”. «Visto che soggetti… consiglieri regionali per esempio… oppure… nello specifico… gente come Mimmo Battaglia, come Seby Romeo (ex consiglieri regionali del Pd, ndr) hanno coinvolto persone là dentro, e noi… Quindi visto che lui giustamente, legittimamente…e attenzione e ha fatto bene…io che sono il fissa?» dice Castorina in una intercettazione.

Brogli elettorali e rischio scioglimento

Il citato Castorina è finito agli arresti quale presunto principale autore di brogli elettorali alle ultime comunali che hanno visto la riconferma di Giuseppe Falcomatà. Indagati nel medesimo procedimento sono l’ex consigliera comunale del Pd, Paola Serranò e l’ex consigliere Pd e ora assessore comunale (in quota LeU) Demetrio Delfino.
Il prossimo 9 giugno si terrà l’udienza al Tar il cui ricorso è stato promosso da Luigi Catalano (lista Nuova Italia Unita), al quale si è aggiunto l’ex competitor di Falcomatà, Nino Minicuci, chiedendo l’annullamento delle elezioni. Il rischio di scioglimento per “gravi violazioni di legge” potrebbe, però, avvenire a seguito delle risultanze penali che hanno portato all’arresto di Castorina.

Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha parlato di “evidente alterazione del regolare esercizio del voto di soggetti anziani” e di un “vero e proprio sistema di alterazione dell’espressione del voto, realizzato mediante il rilascio, per delega, di duplicati delle tessere elettorali, cui faceva seguito il voto da parte di soggetti diversi dai titolari della tessera, che non avevano mai chiesto il duplicato della tessera elettorale, né si erano recati alle urne ad esprimere il voto, né tanto meno avevano rilasciato deleghe per la richiesta ed il ritiro della tessera elettorale, In alcuni casi gli elettori per i quali era stato richiesto ed ottenuto il duplicato erano, addirittura, deceduti”. Il tutto grazie anche alla nomina di presidenti di seggio (illegittima) da parte dello stesso Castorina, in taluni casi compiacenti, come in quello di Carmelo Giustra (presidente del seggio della sezione 184 di Reggio Calabria, nella quale vi erano lui, due suoi parenti e lo zio di Castorina).

E se a Reggio Calabria alle elezioni comunali hanno potuto votare ben quattro persone decedute, oltre ad ulteriori votanti riconosciuti dai componenti dei seggi senza documento, ma “per conoscenza personale”, anche se poi sarebbero poi risultati essere altre persone (il numero totale è in via di accertamento, ma c’è chi rumoreggia che senza i voti derivanti dai presunti brogli per Falcomatà non sarebbe scattato il premio di maggioranza), alle precedenti elezioni primarie del Pd del 2019, il modus operandi non era molto dissimile perchè, come denunciato da Boccia, i verbali erano “compilati a tavolino”.

Insomma, nella federazione Pd che esprime più indagati d’Italia, l’ex ministro per gli affari regionali si trova nel "cul de sac" di dover tenere sotto il tappeto la polvere (e i polveroni) e mantenere nel contempo l’equilibrio tra correnti, anche quella che esprime il candidato Presidente (o ex tale) Nicola Irto. E Letta (apparentemente) fa orecchie da mercante.

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