Crisi di Governo

Movimento 5 stelle calabrese con Conte, prevale la linea anti-Draghi

Nessun parlamentare eletto in questa regione sarebbe pronto a lasciare il Movimento per seguire i frondisti. Dubbi su Barbuto. Dieni e Parentela spingono per restare al Governo (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pietro Bellantoni
19 luglio 2022
13:16
Conte e Draghi
Conte e Draghi

Nella dicotomia governisti-frondisti non rientra tutto. Le posizioni dei parlamentari calabresi del M5s non si prestano a semplificazioni. C'è tuttavia una linea comune quasi a tutti: la fedeltà – vedremo se duratura – a Conte.

Tra i 20-30 frondisti capitanati dal capogruppo alla Camera Davide Crippa, quelli che sarebbero pronti a staccarsi dal Movimento per assicurare la fiducia al Governo, non figurerebbe alcun calabrese.


Si vocifera della deputata crotonese Elisabetta Barbuto, che era già stata a un passo dall'aderire al gruppo di Luigi Di Maio, ma per ora si tratta solo di supposizioni.

In linea di massima, e con i distinguo del caso, tutti i parlamentari eletti in Calabria sono al fianco di Conte.

Misiti, Tucci e Auddino

Lo è, senza se e senza ma, il referente regionale Massimo Misiti, intervenuto ieri nell'assemblea-fiume dei gruppi per ribadire il proprio convinto sostegno all'ex premier.

Chiara anche la posizione di Riccardo Tucci, tra coloro che, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, chiedevano di lasciare il Governo per andare all'opposizione. Oggi il deputato vibonese continua a vederla allo stesso modo, ma è tra coloro che potrebbero cambiare idea se solo Draghi lanciasse segnali di apertura rispetto ai 9 punti del Movimento. «Non a parole, ma con un crono-programma preciso su cuneo fiscale, aiuti alle famiglie, salario minimo», ha spiegato il parlamentare a chi ha avuto modo di parlargli nelle ultime ore.

Anche Tucci è schierato con Conte. E se ieri il presidente stellato ha lanciato un ultimatum soft ai frondisti («se ci sono persone che vogliono lasciare, mi dispiace, ma c'è bisogno di chiarezza»), il deputato calabrese ci è andato giù pesante: «I membri del direttivo che vogliono votare la fiducia a prescindere dalla linea del partito devono dimettersi».

Pure il senatore Giuseppe Auddino, che un anno e mezzo fa non votò la fiducia al Governo, oggi professa la sua fedeltà all'ex premier ma chiede una scelta di campo: «Dobbiamo decidere da che parte stare. I nostri 9 punti ci caratterizzano politicamente: se vengono accettati, andiamo avanti, altrimenti rompiamo», ha spiegato in assemblea.

Linea anti-Draghi

Per l'addio al Governo sono l'ex sottosegretaria Anna Laura Orrico e il deputato Alessandro Melicchio. Nel complesso, quindi, prevale una linea anti-Draghi, con alcune eccezioni: oltre a Barbuto, anche Federica Dieni e Paolo Parentela, i due veterani della Camera, hanno già chiarito di preferire la continuità allo strappo. Dieni, in particolare, è stata netta: «Lasciare ora è incoerente, non è questo il momento di andare all'opposizione. È irresponsabile nei confronti del Paese».

Manca un giorno

Manca solo un giorno al momento della verità. Domani si saprà se il Governo è davvero arrivato al capolinea e se la legislatura si chiuderà in anticipo.

Spiragli per una risoluzione della crisi e per evitare il voto a ottobre ce ne sono ancora.

Lo stesso Conte, alla fine dell'assemblea permanente, non ha chiuso la porta a Draghi: «La stragrande maggioranza degli interventi ha colto la forza e la coerenza della nostra posizione. Adesso la decisione spetta al premier. Il Paese è in una condizione drammatica e di fronte a questo l'atteggiamento di responsabilità ci impone di chiedere al presidente Draghi che le priorità da noi indicate vengano poste nell'agenda di governo».

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