Alla presentazione del volume “Il coraggio di governare”, metà manifesto politico e metà autobiografia, il presidente della Regione Calabria parla davanti a una folta platea di dirigenti anti Tajani. Quando critica il segretario i decibel degli applausi salgono, ma poi tutti negano la voglia di disarcionare il vice premier
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«Non sono l'anti-Tajani, sono il vice Tajani». Così risponde Roberto Occhiuto alla domanda diretta di David Parenzo se fosse o meno il leader della fronda interna anti segretario. Dietro le parole, però, ci sono i fatti e da Bruto in poi si può essere vice e nello stesso tempo anche carnefici. Intanto alla presentazione del libro “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle” (metà manifesto politico, metà autobiografia) nelle prime file c’erano i maggiori esponenti del movimento anti Tajani. C’è Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministra per le Riforme, fatta fuori come coordinatrice della Basilicata. Paolo Zangrillo, Ministro Pa dimessosi recentemente da segretario regionale del Piemonte e ancora il viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto. E ancora oltre la fratello Mario, senatore forzista, anche l’immancabile Claudio Lotito, Stefania Craxi, Luigi Marattin. Da sottolineare anche la presenza di Mara Carfagna che ha un valore politico particolare. Non a caso Occhiuto nel suo intervento rivolge un appello ai riformisti del Pd che ci fanno fra populisti e scappati di casa, dice pensando ad uno come Giorgio Gori.
Tutti dicono che la rimozione di Tajani non è in agenda, ma quando il presidente della regione parla di un partito «smart, moderno, aperto: che renda più performante il centrodestra» che dovrebbe «recuperare un metodo riformista» e «dare cittadinanza a liberali e riformisti» i decibel degli applausi salgono. Così come quando parla dei deficit di comunicazione del partito e del segretario facendo un riferimento alle frasi del vicepremier sulle donne e le gonne. E’ Francesca Pascale, da sempre in prima fila sui diritti civili, la più felice di questo affondo. Ma annuiscono anche Deborah Bergamini, Maria Rosaria Rossi, Alessandro Cattaneo. E soprattutto l’ex ministro Giorgio Mulè, che i retroscenisti indicano fra i più critici.
Per il momento questa “corrente” se la vogliamo chiamare così con un linguaggio del secolo scorso, non sfida direttamente il segretario nazionale. Lui mostra i muscoli ed ha invitato tutti ad uscire allo scoperto «Ci sono i congressi, chi vuole si candidi» aveva detto alla kermesse dei giovani di Forza Italia cercando di tenere basse le polemiche.
Insomma siamo ancora ad una sorta di «Tajani stai sereno». Fra smentite e mezze ammissioni il vero nodo è capire fino a che punto la famiglia Berlusconi spinge per un rinnovamento o magari vuole utilizzare questo malpancismo per pungolare il segretario o, addirittura, sostituirlo successivamente, quando la polemica esploderà apertamente, con qualcuno di stretta vicinanza a casa Arcore. In fondo, fa notare qualcuno, dopo la sostituzione dei capigruppo di Camera e Senato Barelli e Gasparri non è successo molto altro.



