Padre iscritto alla P2, la replica di Bruno (M5s): «Fu prosciolto»

Le precisazioni del candidato alle elezioni regionali dopo il nostro articolo circa la presenza del nome del padre negli elenchi massonici di Licio Gelli

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21 gennaio 2020
18:31

«Mi trovo mio malgrado a dover smentire un articolo scritto con l’intento di screditare la mia persona e il Movimento 5 stelle durante la campagna elettorale per le regionali, campagna che mi vede candidato alla carica di consigliere nella Circoscrizione Nord. Nell’articolo apparso oggi su questa testata e a firma Alessia Candito si fa riferimento al fatto che il nome di mio padre, Paolo Bruno, sarebbe apparso negli elenchi della P2 di Licio Gelli con tessera n181. Spiace constatare come, certa stampa, pubblichi con tanto di titoli sensazionalistici le notizie senza una attenta verifica dei fatti e senza nemmeno provare a sentire cosa hanno da dire in merito i diretti interessati. Mio padre non era iscritto alla P2 e a sostenerlo non sono solo io, ma un provvedimento di proscioglimento, nel caso di specie del Ministro della Difesa, il quale si espresse nei seguenti termini: “si è ritenuto che Ella debba essere prosciolta da ogni addebito in merito ai fatti che hanno provocato l’inchiesta, in quanto non sono emerse prove univoche ed attendibili che la S.V. medesima abbia aderito alla cosiddetta “Loggia P2” e sia venuta meno ai doveri inerenti al proprio status di appartenente all'amministrazione della Difesa. Pertanto, in base alle determinazioni dell’On. Ministro, si dispone l’archiviazione della relativa pratica, senza provvedimenti a suo carico”.  Potrei fermarmi qui. Vale però la pena aggiungere che proprio mio padre, Paolo Bruno fu convocato presso il Tribunale di Cosenza da un Magistrato che conduceva un processo sulla P2 a Roma. A seguito dell’interrogatorio, il magistrato emanò un provvedimento nel quale si leggeva che la lista, nella sua essenza principale, era un indirizzario. L’invito che faccio alla stampa è quello di impegnarsi un po’ di più per approfondire con i fatti e i documenti delle autorità che hanno già abbondantemente esaminato tale vicenda. In caso di mancata rettifica e di pubbliche scuse, mi riservo riservo sin da ora a tutelare la mia immagine e reputazione nei confronti del giornale e di terzi nelle sedi opportune».

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