Detti e contraddetti

Ponte sullo Stretto, per Sgarbi non si farà: «Rischio sismico troppo alto, è solo un miraggio di Salvini»

VIDEO | Dal neo sottosegretario alla Cultura un macigno sulla strada della realizzazione della mega opera. Intanto lo studio di fattibilità è incagliato alla Corte dei conti che sta valutando la copertura finanziaria

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di Claudio Labate
3 novembre 2022
10:15

Chi aveva pensato che la strada verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto fosse ormai in discesa dovrà ricredersi, o quantomeno mettersi in attesa. D’altra parte, il presidente della Regione Roberto Occhiuto non ha fatto neanche in tempo a dire che, al cospetto del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, metterà sul tavolo della discussione anche la questione urgente della Statale 106 che già deve far fronte anche al fuoco amico del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi.

«Il ponte di Messina non si farà» ha infatti affermato a Sky Tg24 il vulcanico critico d’arte. Ospite di Timeline, il neo sottosegretario non è andato per il sottile: «È una specie di miraggio e di visione che sembra essere positiva e poi non lo è rispetto all’ambiente, rispetto all’isola, rispetto al fatto che è un’area di terremoto terribile quale fu quello del 1908 a Messina e che è difficile immaginare che possa non tornare. Quindi quella direi che è una visione di Salvini».


Al di là delle esternazioni, comunque spiazzanti, di Vittorio Sgarbi, sembra comunque in salita il percorso immaginato dal ministro Salvini che ha convocato per martedì prossimo 8 novembre proprio Occhiuto insieme al collega Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, per discutere di Ponte. Anche perché a rovinare la festa ci pensa anche una notizia battuta dal quotidiano economico “Milano Finanza”, secondo cui i tempi per percorrere la strada indicata dal leader del Carroccio non si sbloccherà prima di agosto 2023.

D'altra parte, un decreto - varato poco prima del passaggio di consegne dall'allora ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini a Matteo Salvini - assegna a Rfi (la società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che si occupa della gestione dell’infrastruttura ferroviaria) il compito di effettuare le prime valutazioni di fattibilità del progetto. Alla società sono stati assegnati 50 milioni di euro per espletare tutte le attività, ma il decreto è fermo alla Corte dei Conti che sta valutando la copertura finanziaria del provvedimento che dovrà anche indicare le soluzioni progettuali più congeniali, insieme agli scenari di sviluppo della domanda di mobilità del Mezzogiorno e gli impatti ambientali e di sicurezza. I progetti sul tavolo sono quello storico a campata unica che era stato affidato al consorzio WeBuild, e poi fermato dal governo Monti nel 2012, e quello a più campate, considerato anche più conveniente, venuto fuori dal gruppo di lavoro istituito dal governo Conte bis.   

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