La sanità calabrese torna al centro del confronto politico e istituzionale, stretta tra l’urgenza di garantire i livelli essenziali di assistenza e le tensioni diplomatiche che, nelle ultime settimane, hanno accompagnato la vicenda dei medici cubani. L’incontro tra il presidente della Regione Roberto Occhiuto e il diplomatico statunitense Mike Hammer, alla presenza del console generale Usa a Napoli Terrence Flynn, ha acceso un dibattito che travalica i confini amministrativi e investe questioni di autonomia, cooperazione internazionale e diritto alla salute.

Al centro della discussione vi è la prosecuzione - e l’eventuale ampliamento - della missione dei medici provenienti da Cuba, una soluzione emergenziale adottata dalla Regione Calabria per fronteggiare la cronica carenza di personale sanitario. Una scelta che, negli ultimi anni, ha consentito secondo la narrazione della Cittadella di mantenere aperti reparti ospedalieri e pronto soccorso, evitando la chiusura di presidi in territori già segnati da fragilità strutturali.

Il governatore ha ribadito che i medici stranieri restano «assolutamente necessari» per assicurare il diritto alla cura ai cittadini calabresi, ma ha anche spiegato che, a seguito di un’interlocuzione avviata con il Dipartimento di Stato americano e con il consolato Usa, la Regione ha deciso di verificare strade alternative di reclutamento, pubblicando una manifestazione di interesse rivolta a camici bianchi dell’Unione europea ed extra Ue. Una scelta che mira ad ampliare la platea dei professionisti disponibili, senza precludere, almeno nelle intenzioni dichiarate, la prosecuzione della collaborazione con i medici cubani già presenti.

È su questo crinale, tra necessità contingente e pressioni geopolitiche, che si inserisce la presa di posizione di Sandro Principe, figura storica del socialismo calabrese e sindaco di Rende. In un’intervista concessa al nostro network ha risposto con toni netti sul tema delle ingerenze statunitensi e sulla gestione dell’emergenza sanitaria. «Non condivido che gli USA ci dicano se utilizzare o meno i cubani, è un evidente tentativo di discriminazione. Sotto questo profilo - ha spiegato - rivendico la mia appartenenza socialista ed enfatizzo l’episodio di Sigonella».

Principe richiama quell’episodio che ebbe come protagonista Bettino Craxi, per sottolineare come, a suo avviso, la scelta di ricorrere ai medici cubani debba essere valutata esclusivamente sulla base dell’interesse dei cittadini calabresi, senza condizionamenti esterni. L’episodio citato dal primo cittadino avvenne nell’ottobre 1985, dopo il dirottamento della nave Achille Lauro da parte dei palestinesi. Un aereo egiziano con a bordo i sequestratori fu intercettato dagli Stati Uniti e costretto ad atterrare nella base Nato di Sigonella, in Sicilia. Qui si verificò un duro confronto tra militari americani e italiani: il governo guidato da Craxi rivendicò la giurisdizione italiana, opponendosi alla consegna immediata dei dirottatori agli Usa del presidente Ronald Regan.

Ma il tema, tornando ai cubani nelle Asp e nella AO calabresi, è delicato. Gli Stati Uniti hanno da tempo espresso riserve sulla cooperazione sanitaria internazionale promossa dal governo cubano, ritenendo che essa possa configurare forme di sfruttamento del personale medico. Dall’altra parte, molte regioni e Paesi che hanno fatto ricorso a professionisti cubani ne sottolineano il contributo determinante in contesti di emergenza. In Calabria, l’arrivo dei camici bianchi caraibici ha rappresentato una boccata d’ossigeno ad una carenza di organico che rischiava di paralizzare interi reparti.

Ma l’intervento dell’ex deputato non si limita alla dimensione diplomatica. Il secondo passaggio delle sue dichiarazioni entra nel merito delle criticità strutturali del sistema sanitario cosentino, con un focus preciso sul Pronto soccorso dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, talvolta al centro di segnalazioni per sovraffollamento e tempi di attesa prolungati. «Ad Occhiuto ho detto che  il dg e la Regione devono porsi il problema dei posti letto. Da vecchio amministratore presumo che quando c’è un ingolfamento al Pronto Soccorso, la medicina del territorio non funziona. In prospettiva - ricorda dando l’orizzonte del nuovo Hub che sorgerà nei pressi dell’Unical tra Rende e Montalto Uffugo - si sta cercando di porre rimedio con le case di comunità e con 40 milioni destinati all’area dell’Annunziata per la medicina territoriale. Tuttavia servirà tempo. Portando a regime le case di comunità e regolando il ruolo dei medici di base, ci saranno vantaggi. Ma la Regione nel mentre non può ignorare il soffocamento del Pronto Soccorso».