Consiglio regionale

Proroga per slot e gioco d’azzardo, scontro tra maggioranza e opposizione in Commissione

Il centrodestra porta “in via d’urgenza” e in seduta comune un provvedimento che concede altri 48 mesi ai titolari di sale gioco per adeguarsi ad una legge del 2018. Bruni non ci sta: «Paradossale». Arriva la censura anche da Laghi

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di Claudio Labate
27 aprile 2022
21:40
La seduta della seconda commissione in Consiglio regionale
La seduta della seconda commissione in Consiglio regionale

Nuovo scontro in Commissione tra centrodestra e centrosinistra. Uno scontro che ha come teatro la seduta comune della Prima, della Terza e della Commissione contro la ‘ndrangheta chiamate ad esprimersi in merito alla Proposta di legge numero 60/12^ di iniziativa dei consiglieri Arruzzolo (FI), Graziano (Udc), De Nisi (CI), Crinò (FA), Neri (FdI) e Loizzo (Lega) sulla “Modifica all'articolo 16 della legge regionale 26 aprile 2018, n. 9 (Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della 'ndrangheta e per la promozione della legalità, dell'economia responsabile e della trasparenza)”.

La modifica

In sostanza la proposta emendativa mira a modificare l'ultimo capoverso del comma 13 della legge regionale n° 9, in quanto si ritiene opportuno intervenire per differire (per la terza volta, ndr) il termine entro il quale i titolari delle sale da gioco, delle rivendite di generi di monopolio e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della legge in oggetto, avrebbero dovuto adeguarsi a quanto previsto dai commi 3 e 4 dell'art. 16.


Mentre prima era previsto che: “I titolari delle sale da gioco, delle rivendite di generi di monopolio e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge si adeguano a quanto previsto dai commi 3 e 4 entro i quarantotto mesi successivi a tale data”; adesso si stabilisce che “si adeguano a quanto previsto dai commi 3 e 4, entro il 31 dicembre 2024”.

Insomma i titolari delle sale gioco – che avrebbero dovuto adeguarsi entro i 12 mesi successivi all'entrata in vigore della legge 9/2018, diventati 24 con le modifiche della legge n.51 del 2018 e prorogati a 48 mesi con la legge n.1 del 2020 - avranno a disposizione più di due anni per conformarsi al dettato della legge che al comma 3 dell’articolo 16 stabilisce che “è vietata la collocazione di apparecchi per il gioco […] in locali che si trovano ad una distanza, misurata in base al percorso pedonale più breve, inferiore a trecento metri per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti e inferiore a cinquecento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti da: a) istituti scolastici di ogni ordine e grado; b) centri di formazione per giovani e adulti; c) luoghi di culto; d) impianti sportivi; e) ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario; f) strutture ricettive per categorie protette, ludoteche per bambini, luoghi di aggregazione giovanile ed oratori; g) istituti di credito e sportelli bancomat; h) esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati; i) stazioni ferroviarie”.

Al comma 4 invece si stabilisce che “Le rivendite di generi di monopolio sono escluse dal divieto di cui al comma 3 a condizione che gli apparecchi per il gioco […] siano collocati nell'area di vendita in posizione sottoposta al controllo visivo del titolare o di chi ne fa le veci e non siano posti in aree materialmente o visibilmente separate dall'area di vendita. I comuni possono individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 3, tenuto conto dell'impatto degli insediamenti sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l'inquinamento acustico ed il disturbo della quiete pubblica. La violazione delle disposizioni del comma 3 è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 6.000 euro per ogni apparecchio per il gioco […], nonché alla chiusura del medesimo mediante sigilli”.  

«In linea di principio»

La seduta congiunta è stata convocata in via d’urgenza e con carattere di eccezionalità, ed il provvedimento è stato assegnato alla Prima Commissione (presieduta da Luciana De Francesco) per il merito, e alla Terza (presieduta da Michele Comito) e alla Commissione contro la ‘ndrangheta (Giuseppe Gelardi) per acquisire il loro parere.

L’esito, scontato, è positiva per tutte e tre le Commissioni chiamate ad esprimersi. D’altra parte per Comito (FI) – che «in linea di principio» condivide le contestazioni di Amalia Bruni -  la proroga si tende unicamente a venire incontro agli esercenti provati dalla pandemia. Per la De Francesco invece trattasi dell'«ultima proroga per dare respiro agli esercenti che sono stati impossibilitati ad adeguarsi alla normativa», mentre per Gelardi è importante sottolineare che i rinvii sono stati praticati dalle amministrazioni che si sono succedute, di destra e di sinistra. «Il covid ha determinato la crisi per tante aziende» ha detto, ritenendo che straordinariamente, «si debba dare la possibilità di adeguamento agli esercenti del settore ludopatico».

Ci ha pensato poi Crinò a stabilire che «le sedi fisiche del gioco hanno perso la valenza del passato poichè attraverso gli strumenti informatici si può accedere al gioco da ogni luogo».

Bruni: «Proroga paradossale»

La prima a contestare la ratio del provvedimento - definendola paradossale - è la leader del centrosinistra Amalia Bruni: «Oggi mi aspettavo che l’argomento di discussione fosse incentrato attorno a una valutazione di un progetto strategico della Regione che avrebbe dovuto finanziare provvedimenti per contrastare le ludopatie. Invece ho constatato con rammarico che la Proposta di legge ha per oggetto la proroga e non interventi di prevenzione e regolamentazione del gioco d’azzardo. Esattamente il contrario, vale a dire proroghiamo e ratifichiamo di fatto che “non vogliamo” proteggere la collettività dal gioco d’azzardo, che non lo dotiamo di norme più stringenti ma solo allunghiamo i tempi». Quindi, ha rimarcato la Bruni, questa richiesta di proroga sino a dicembre 2024 «è sbagliata e soprattutto dannosa».

Una decisa censura alla scelta di procedere ad una ulteriore proroga dell’applicazione dell’articolo 16 della legge regionale, non condividendo l’utilizzo della pandemia quale alibi a inefficienze continue e mancanza di volontà reale ad adempiere ai dettami della norma in vigore, è venuta anche da Ferdinando Laghi (de Magistris presidente) secondo cui, la proposta doveva essere respinta.

La Bruni ha provato anche a proporre una proroga più contenuta, ma il centrodestra aveva le idee chiare, puntando tutto sulla proroga e portando a casa il risultato.  

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