Polemiche dem

Psicodramma Pd, veleni e vendette incrociate dopo la sconfitta alla Provincia di Cosenza

La vittoria di Rosaria Succurro ha portato in superfice le solite contraddizioni che lacerano da tempo immemorabile i dem. Da Iacucci a Stasi, da Boccia a De Simone, passando per il gruppo di maggioranza al Comune capoluogo (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Antonio Clausi
22 marzo 2022
18:29

La sconfitta elettorale che ha consegnato la Provincia di Cosenza a Rosaria Succurro ha lasciato scorie che chissà quanto tempo impiegherà il centrosinistra a smaltire. Tutto parte dal Pd e dalle lacerazioni interne che rendono di fatto impossibile il cammino verso la tanto decantata unità. Questa esiste soltanto nei comunicati stampa, perché la realtà dei fatti racconta ben altro. La quotidianità è condita dai veleni tra le correnti e dall'attesa per un congresso rinviato già tre volte. La giornata è stata animata dal botta e risposta tra Maria Locanto e i capigruppo di Palazzo dei Bruzi. Il battage mediatico è stato quindi arricchito da Franco Iacucci che ha sbattuto la porta in faccia a Stasi. Il quale, a sua volta, non ha esitato a proporre un’ulteriore analisi del voto così come il dirigente De Simone. Insomma, tanta carne al fuoco.

La posizione di Iacucci

«La sconfitta subita dal centrosinistra alle elezioni provinciali dei giorni scorsi fa sicuramente molto male e impone a tutti noi una riflessione senza sconti - spiega l'ex presidente della Provincia di Cosenza in una nota dove traccia i risultati della sua amministrazione -. Non nascondo il rammarico e l’amarezza per la sconfitta dopo tanto lavoro ma quanto messo in campo va ed andrà a vantaggio della collettività e di questo non posso che essere orgoglioso. La sconfitta è chiara tuttavia e non può essere ignorata. Una sconfitta i cui numeri parlano da soli: il centrosinistra perde a causa del personalismo esasperato di chi, contro tutti e tutto, ha scelto di candidarsi in solitaria».


Iacucci a questo punto attacca frontalmente Flavio Stasi, accusato di aver raccolto le firme anche grazie al centrodestra.

«I voti di Ferdinando Nociti, candidato individuato da tutto il centro sinistra in modo unitario e, sommati a quelli del sindaco di Corigliano Rossano superano di gran lunga il centrodestra e crescono anche rispetto alle elezioni del consiglio provinciale dello scorso 18 dicembre, come già fatto notare da altri. C’è un solo responsabile di questa sconfitta. E mi sento di rispedire al mittente la sua idea di “ripartenza”. Non si riparte dalla divisione. Il centro sinistra non ha bisogno di chi gioca al massacro senza una vera proposta politica. Il “ribellismo” fine a se stesso si esaurisce dopo avere intercettato il malcontento. Distrugge non costruisce».

Stasi: «Qualcuno aveva l'intento di far perdere e di votare centrodestra»

Flavio Stasi dal canto suo ribadisce un concetto che elabora dopo l'epilogo di domenica sera. «Non si è voluto minimamente comprendere ciò che il dato elettorale ha reso cristallino, ovvero che l’idea di una candidatura diversa, autonoma, fosse l’espressione dell'esigenza politica di centinaia di amministratori che ora, evidentemente, ripartono da questo risultato, smentendo con dignità le scelte operate da gruppetti di potere e che hanno ritrovato la voglia e l’entusiasmo di rimettersi in rete, di confrontarsi, di costruire un fronte largo, democratico, plurale».
A seguire la sua analisi. «Piuttosto mi soffermerei sul dato di alcune fasce nelle quali nonostante il centrosinistra vantasse una maggioranza schiacciante, il centrodestra ha eguagliato addirittura la sommatoria di noi altri due candidati. Cosa significa? Che una parte degli amministratori del centrosinistra e del Pd, che non ha condiviso le spartizioni autocratiche, lo ha espresso (oltre che con le firme) con una scelta genuina e dignitosa; un investimento non tanto su di me, ma sull’idea di aprire una nuova prospettiva politica, come in effetti sta succedendo. Gli altri, evidentemente, con il preciso intento di far perdere, hanno votato il centrodestra».

I capigruppo di Palazzo dei Bruzi replicano a Locanto

L’intervista rilasciata al nostro network da Maria Locanto continua nel frattempo ad animare il dibattito. Il sub-commissario, parlando dei franchi tiratori che hanno impallinato Ferdinando Nociti, ha detto che è impossibile sapere se i voti mancanti provengano dall’Assise di Cosenza, Rende o Corigliano Rossano. Tali affermazioni sono state definite dai capigruppo di maggioranza di Palazzo dei Bruzi come inopportune e inappropriate.

L’attacco di De Simone a Boccia

«Da tre anni il Pd Calabrese è stato mortificato con commissariamenti esterni ad ogni livello che lo hanno desertificato, rendendolo forza marginale nella vita politica calabrese. Allora la soluzione migliore per qualcuno è quella di individuare un nuovo nemico su cui scaricare le proprie incapacità e le proprie inadeguatezze: il sindaco della più grande città della provincia cosentina Flavio Stasi. Questa volta però la toppa è peggiore del buco perché tutti ricordano il lungo corteggiamento durato mesi del commissario Boccia a Flavio Stasi con proposte allettanti come la stessa presidenza della Provincia, ipotizzando anche un suo ingresso nel Pd». Ad affermarlo in una nota è Sergio De Simone che rincara la dose. «Boccia o chi per lui, di fronte alla grave sconfitta non è in grado di assumersi le sue responsabilità ed è costretto ad esternare la sua posizione attraverso un fantomatico "Ufficio Stampa". Ciò dimostra che la sua fase di commissariamento ha perso autorevolezza e quindi ogni ragion d'essere, prorogarne la sua esistenza significherebbe solo incancrenire il corpo di un partito martoriato ed esangue. È necessario – chiude - che la parola adesso torni immediatamente ai cosentini iscritti al Pd e si faccia finalmente un congresso vero, scevro da falsi unanimismi».

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