Santelli si gode la sua “minigiunta” e lascia gli alleati a litigare: sette giorni per decidere

Dopo i colpi a effetto di Ultimo e Savaglio, la governatrice impone una settimana di stop per discutere con i leader dei partiti. Che sono in fibrillazione a causa del poco spazio rimasto. Lega e Fdi alle prese con i primi problemi interni

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di Pietro Bellantoni
21 febbraio 2020
16:07
Jole Santelli
Jole Santelli

La “minigiunta” è servita e, per il momento, basta così. Dopo i colpi a effetto di capitano Ultimo e della scienziata Sandra Savaglio, nominati assessori ad Ambiente e Istruzione, Jole Santelli tira il freno a mano per dedicarsi alle trattative con i partiti del centrodestra, per adesso rimasti a bocca asciutta.

Fonti qualificate sostengono che, almeno fino alla prossima settimana, non ci saranno altri annunci né nuovi assessori.


 

Una settimana per il confronto con gli alleati

La governatrice vorrebbe usare questo lasso di tempo per confrontarsi con i leader nazionali alleati – Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Lorenzo Cesa – e prendere atto delle loro richieste e dei possibili nomi in campo.

Il tempo è dalla sua parte, anche perché, dopo aver assegnato i primi due assessorati, Santelli ha di fatto varato il suo governo, certo suscettibile di nuovi innesti. Del resto, la minigiunta non è un inedito: nel 2015, all'indomani della sua vittoria, l'ex governatore Mario Oliverio diede vita a un esecutivo composto da soli tre membri – Carlo Guccione, Nino De Gaetano e Vincenzo Ciconte –, rimasto in carica per diversi mesi e fino allo scoppio della Rimborsopoli calabrese (inchiesta “Erga omnes”).

L'attuale minigiunta, tuttavia, avrà vita breve, dal momento che Santelli avrebbe già manifestato l'intenzione di annunciare la nuova squadra prima dell'insediamento ufficiale del consiglio regionale, che dovrà avvenire obbligatoriamente entro la prima decade di marzo.

La palla, dunque, è finita nel campo degli alleati, ora chiamati a esprimere i loro desiderata, ben consci che gli spazi a disposizione si sono notevolmente ridotti.

 

Il blitz di Santelli non è andato giù

Sarà forse anche per questo che il blitz di Santelli, che ha inaspettatamente piazzato in giunta due personalità apprezzate a livello nazionale e internazionale, non sembra essere andato giù a un grosso pezzo di establishment calabrese.

Il ragionamento che in queste ore torna con maggiore frequenza tra i maggiorenti del centrodestra suona più o meno così: la presenza dei due nuovi assessori esterni, che Santelli non ha concordato con gli alleati, rischia di danneggiare il diritto alla rappresentanza dei partiti e degli eletti in consiglio.

Una premessa che, assicurano i bene informati, i vertici di Lega, ma soprattutto quelli di Fratelli d'Italia, faranno valere al tavolo delle trattative, allo scopo di convincere Santellia considerare Ultimo e Savaglio come espressione del suo partito, Forza Italia, che lungo questa via non avrebbe dunque più il diritto ad altre poltrone.

Difficile che la richiesta passi, ma le trattative potrebbero davvero seguire questa china accidentata, con tutte le conseguenze del caso sui tempi per il varo del nuovo governo. Per adesso, lo schema più attendibile sarebbe comunque questo: un posto a testa per tutti e quattro i partiti, con la vicepresidenza e la guida del consiglio regionale appannaggio di Lega e Fdi.

Il caos interno ai partiti del centrodestra

Accanto al problema generale, cioè la ripartizione dei posti in giunta, si gonfiano giorno dopo giorno anche i problemi particolari, cioè le guerre intestine ai vari partiti. Nella Lega domina la confusione.

I vertici regionali insistono sulla regola che vieta i doppi incarichi, mentre i quattro consiglieri eletti (Tilde Minasi, Filippo Mancuso, Pietro Molinaro e Pietro Raso) continuano a ripetere che il principio non debba valere in una regione dove non è prevista la figura del supplente.

Se la regola dovesse infine essere mantenuta, il Carroccio sarebbe con ogni probabilità costretto a ricorrere ad assessori esterni. Si fanno già i primi nomi: l'europarlamentare Vincenzo Sofo e il deputato Domenico Furgiuele spingono per la nomina dell'avvocato e conduttore televisivo Cataldo Calabretta. In pista potrebbe esserci anche Anna Mancuso, ex senatrice del Lazio, residente a Monza e di origini catanzaresi.

Entrambe le ipotesi, però, non sarebbero gradite ai responsabili del partito regionale.

La guerra in Fdi per un posto al sole

Non meno agitate le acque in Fdi, dove l'unico posto a disposizione ha troppi pretendenti. L'ex consigliere Fausto Orsomarso non si era ricandidato proprio in virtù di un accordo pre-elettorale secondo il quale avrebbe dovuto ottenere un piazzamento in giunta. Un patto contestato da chi ha preso le preferenze sul campo, Luca Morrone, il consigliere più votato, che chiede il giusto riconoscimento al suo partito.

Impossibile dire chi la spunterà, anche perché c'è chi dice che nella mischia potrebbe infilarsi anche l'ex sindaco di Catanzaro Michele Traversa, che sarebbe sostenuto dalla commissaria regionale Wanda Ferro.

Il tempo di decantazione necessario

La pausa imposta da Santelli dovrebbe servire a sciogliere tutti questi nodi e a evitare che sorgano le prime gravi incomprensioni in una maggioranza che non si è ancora nemmeno riunita.

Nel frattempo, la governatrice continua il lavoro sul suo staff. Formalizzate le nomine degli ex assessore e dirigente del Comune di Cosenza, Luciano Vigna e Giampaolo Calabrese (rispettivamente responsabile amministrativo e segretario particolare della struttura del presidente), Santelli deve ora individuare il suo futuro capo di gabinetto. Le quotazioni dell'ex prefetto di Catanzaro e Cosenza, Raffaele Cannizzaro, vengono date in netto calo.

bellantoni@lactv.it

Giornalista
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