Riapertura scuole, dopo la decisione del Tar c'è chi si adegua e chi no

VIDEO | A Taurianova, il paese del presidente Spirlì, insistono: «Prima di sabato non se ne parla». A San Ferdinando l'assessore Loiacono dice: «Basta sacrificare il diritto all'istruzione»

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di Agostino Pantano
25 novembre 2020
15:40

Dopo la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, è difficile stabilire in quanti Comuni calabresi si siano effettivamente rimessi in moto gli scuolabus. L’ufficio scolastico regionale, infatti, non appena il Tar ha precisato che il senso del dispositivo che boccia l’ordinanza Spirlì debba estendersi in tutta la regione, ha diramato una circolare in cui dà alle scuole delle ore per adattarsi, «al fine di garantire lo svolgimento dell’attività didattica in presenza».

 


A Taurianova, 15.000 abitanti, erano zona arancione regionale - prima dell’ultimo Dpcm che fissa il confinamento calabrese – e hanno deciso di tenere chiuse le scuole che i giudici dicono che possono riaprire. «Abbiamo deciso di prolungare la nostra ordinanza di chiusura fino a sabato», risponde l’assessore Angela Crea.


A San Ferdinando, 5000 anime e una ventina di contagiati ufficiali, invece hanno deciso di dar corso immediatamente a quanto sia il Tar che l’Usr hanno intimato. «Per noi – spiega l’assessore Irma Loiacono – il diritto costituzionale all’istruzione è l’ultimo da sacrificare in questo stato di pandemia». Scelte diverse, ma opinioni contrastanti anche tra i genitori visto che una mamma, incontrata mentre accompagnava il figlioletto a scuola, si è detta «contraria alla riapertura decisa nel mio comune, pur preferendo che mio figlio torni a frequentare solo perché la didattica a distanza non funziona».

 

Fotografia di un sistema che sembra un puzzle con tanti pezzi, non tutti messi nell’ordine giusto, visto anche quello che avevano deciso di fare a Taurianova nei giorni scorsi, prima di chiudere le scuole, chiedendo l’opinione dei genitori tramite i social. «In realtà – aggiunge l’assessore Crea - abbiamo anche tenuto una sorta di consiglio comunale informale, coinvolgendo nella decisione anche i gruppi di minoranza: noi non vogliamo prendere decisioni di stomaco».
Nella cittadina del presidente Spirlì, l’assessore – che è anche insegnante – precisa che «valuteremo i dati del contagio da qui fino a sabato, decidendo poi se riaprire oppure no».

 

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