La polemica

Riforma giustizia, Borsellino replica a Occhiuto: «Aggravante mafiosa usata troppo poco»

VIDEO | Il fondatore del movimento Agende rosse illustra il senso della mobilitazione lanciata contro la proposta Cartabia, ribaltando l'analisi che il candidato governatore ha fatto nella veste di capogruppo di Forza Italia alla Camera   

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di Agostino Pantano
29 luglio 2021
15:05

È partita dal movimento Agende rosse la mobilitazione dell’antimafia civile contro la proposta di riforma della Giustizia, e Salvatore Borsellino spiega i motivi della raccolta firme lanciata. «A parte il rischio di estinzione dei processi – sostiene il fratello di Paolo Borsellino – il governo vuol creare una disparità di trattamento: basterà avere l’avvocato giusto per allungare i tempi e vedersi riconosciuta l’improcedibilità dopo l’Appello. Questa riforma falcidia i processi e ignora il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale».

In Calabria, l’approdo del dibattito – a poche ore dalla discussione che vedrà impegnata la Camera, con la spada di Damocle della possibile fiducia – ha chiamato in causa l’aspirante governatore calabrese Roberto Occhiuto che, nelle vesti di capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, ha criticato l’eccesso di utilizzo dell’aggravante mafiosa, ritenuto la vera causa che fa allungare i processi. «Assolutamente non è vero – gli replica Borsellino – anzi è vero il contrario: l’aggravante mafiosa viene riconosciuta ancora troppo poco dai tribunali».


Secondo Borsellino, anche l’obiezione della ministra Cartabia – secondo cui potenziando gli organici si arriverebbe a rispettare i tempi medi di 2 anni del processo in Appello, senza fare scattare l’improcedibilità quindi – è da respingere. «Si tratta di una promessa che da anni ci sentiamo fare - conclude il fondatore di Agende Rosse –. A questo punto, se veramente dicono che questa è la volta buona, prima potenzino gli organici e poi procedano con la riforma».

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