Tansi, tu vuò fa’ l’americano: stereotipi contro la napoletanità di de Magistris

A poche ore dalla sua uscita dalla coalizione civica il leader di Tesoro Calabria ha cominciato ad attaccare l’ex alleato anche attraverso il solito armamentario di luoghi comuni

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di Enrico De Girolamo
5 giugno 2021
14:52
C’eravamo tanto amati
C’eravamo tanto amati

Gli amori, si sa, spesso finiscono in malo modo, con un corollario di accuse e biasimi incrociati. Figurarsi le alleanze politiche, che già quando nascono lo fanno su premesse di un vantaggio reciproco. Eppure, anche in politica dovrebbe esserci un limite alla decenza, imposto non tanto dal bon ton, quanto dal senso del ridicolo.
Così, appare davvero imbarazzante l’ennesimo cambio di rotta di Carlo Tansi, vulcanico leader di Tesoro Calabria abituato a scartare più velocemente di una gazzella nella Savana.

Nel giro di 24 ore, infatti, ha annoverato il suo più fedele alleato e candidato alla presidenza della Regione Calabria, Luigi de Magistris, tra i suoi più acerrimi nemici. «Cerca di comprare i miei candidati», ha denunciato oggi dal suo pulpito preferito, il suo profilo social.
«Crede forse, qui in Calabria, di comprare le persone a suo piacimento come comprare un jeans al mercato di Forcella?». Ecco, neppure due righe ci ha messo Tansi prima di infilare uno stereotipo sulla napoletanità di de Magistris, che della città partenopea è il sindaco. Un riferimento al cliché della Napoli di Pacco, doppio pacco e contropaccotto, pronta a rifilare una fregatura ai più sprovveduti.


Ma è solo l’inizio. Qualche riga dopo ne arriva un altro, di luogo comune: «Tutto ciò evidenzia la sua discendenza genetica dai migliori teatranti nel campo della recitazione della tradizione napoletana». E due.
De Magistris, in quanto napoletano, è inevitabilmente anche un teatrante, un commediante, un comico con la paglietta sulle ventitré, di quelli che calpestavano le tavole del palcoscenico del Salone Margherita, lo storico cafè-chantant della Galleria Umberto I. Affinché il concetto sia assolutamente chiaro e lo stereotipo esprima tutto il suo sberleffo, il leader arancione pubblica anche una foto con la scena di uno spettacolo teatrale e quella che ai suoi occhi è probabilmente una inequivocabile posa partenopea degli attori, gesticolanti come solo i napoletani sanno esserlo, ovvio.

Al netto dei contenuti della polemica politica, che in questa riflessione poco c’entra, ricorrere a questo tipo di suggestioni per fidelizzare il proprio elettorato non è tanto diverso da quello che la Lega (Nord) ha fatto per decenni fino a quando ha deciso di reprimere la propria vena razzista e i pregiudizi nei confronti dei meridionali per cullare l’ambizione, in parte riuscita, di governarli.

Rispetto a tutto ciò, passa quasi in secondo piano la circostanza che appena il 18 maggio scorso, Tansi abbia sottoscritto insieme a de Magistris una nota nella quale definiva «costruttivo, passionale, coinvolgente e visionario l’incontro che oggi ci ha visto coinvolti, in un pomeriggio di sole nel cuore della Calabria».
«Un incontro – continuava il comunicato congiunto - che ancora una volta ha confermato la profonda convergenza, di programma e di intenti che rendono la nostra coalizione l’unica vera alternativa per il cambiamento in Calabria. Stiamo costruendo una bella storia con le donne e gli uomini di questa meravigliosa terra, che vogliono stare dalla parte giusta».

A distanza di sole due settimane, la “profonda convergenza” e “l’unica alternativa per il cambiamento” si sono rivelati un pacco col mattone dentro, acquistato a Forcella naturalmente.
“Le parole sono importanti!”, urlava Nanni Moretti in una famosa scena di Palombella Rossa. È vero, sono importanti, e andrebbero pesate con giudizio e rispetto, non tanto per gli avversari politici, ma per chi quelle parole le legge e magari, ahilui, è pure napoletano.
degirolamo@lactv.it

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