Ambulatori ancora chiusi nel Cosentino: «Lockdown sanitario non più accettabile»

La Cgil comprensoriale Pollino Sibaritide Tirreno sollecita l'Asp di Cosenza ad intervenire per adeguare le strutture alle norme anti-Covid affinché le prestazioni ambulatoriali possano riprendere in sicurezza

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di Vincenzo Alvaro
23 giugno 2020
21:30
La sede dell’Asp di Cosenza
La sede dell’Asp di Cosenza

C'è un gran numero di cittadini, anziani, che non hanno mezzi per ricorrerre a cure private, che attendono da oltre un mese la riapertura degli ambulatori dell'Asp sul territorio. Un vero e proprio «lockdown sanitario» che «non può essere in alcun modo prolungato». Lo dicono a chiare lettere Giuseppe Guido, segretario generale CGIL Pollino Sibaritide Tirreno, Vincenzo Casciaro, segretario generale Funzione Pubblica CGIL Pollino Sibaritide Tirreno e Francesco Spingola, segretario generale SPI CGIL Pollino Sibaritide Tirreno, in una dura presa di posizione nei confronti dei vertici sanitari aziendali.

A distanza di un mese dalle disposizione della Regione Calabria, sulla scorta delle linee-guida stabilite dal cosiddetto Decreto Legge “Rilancio”, l'Asp non ha ancora provveduto ad adeguare le strutture, affinché le prestazioni ambulatoriali specialistiche possano riprendere in totale sicurezza, sia per l’utenza che per tutti gli operatori, siano essi amministrativi, tecnici o sanitari, delle stesse strutture pubbliche. Una «incomprensibile inottemperanza» che è causa principale di gravi problemi per numerosi cittadini, ancora oggi privi di esami, screening, piani terapeutici.

Per questo hanno intimato alla dirigenza Asp di «intervenire» perchè ritengono «indispensabile» la ripresa delle attività per assicurare ai cittadini l'assistenza necessaria, mentre oggi la verità sul territorio è che «la piena fruizione del diritto costituzionale alla salute, è messo in discussione».

 

Da un mese «nulla si sta muovendo sul territorio» e soprattutto i pensionati e coloro che non hanno i mezzi per ricorrere al privato «devono trovare nel pubblico la struttura di riferimento per le prestazioni sanitarie» ha aggiunto Franco Spingola, Spi Cgil. «Le importantissime attività di prevenzione e contenimento di patologie, bisognose di metodici, programmati ed irrinunciabili controlli, sono stati messe in forte discussione» ha rilanciato il segretario generale della Cgil comprensoriale, Giuseppe Guido, che insieme a Vincenzo Casciaro, segretario generale della Fp, ha sottolineato la mancanza di Dpi per quei lavoratori chiamati a «ricevere i cittadini in totale sicurezza». Questioni che sono state oggetto, nelle settimane passate, di ben tre esposti presso le procure competenti di Castrovillari e Paola per «consentire ai lavoratori di avere i dispositivi di sicurezza».

 

Senza contare che il Governo ha stanziato per le regioni risorse aggiuntive da destinare ai cosiddetti "angeli" della sanità ai fini di «una premialità rispetto alla presenza effettiva garantita del personale». Risorse che in altre regioni dalla Toscana alla Lombardia sono state già ripartite mentre in Calabria «questo non è ancora avvenuto» e ci si «ostina - ha aggiunto Casciaro - a non trovare un accordo rispetto ad una proposta già elaborata dal sindacato e consegnata alla Regione Calabria da molte settimane».

 

In Calabria quel che appare è che ci sia una «prevalenza di attività collaterali rispetto alla questione centrale della salute» che oggi la Cgil non ha più intenzione di tollerare. Se nulla cambierà in poco tempo il sindacato è pronto a mettere in campo tutte le azioni necessarie a ribadire la necessità di garantire il diritto alla salute. Anche, come estrema ratio, scendere in piazza nelle modalità consentite in questa fase di emergenza sanitaria. 

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