L’Asp se ne frega del tribunale e non paga le cure del bimbo autistico: «Siamo disperati»

VIDEO |  Il caso arriva da Reggio Calabria. Matteo ha sei anni ed ha bisogno di assistenza continua. Nonostante l’accoglimento del ricorso della famiglia, l’azienda sanitaria provinciale non assicura la continuazione della terapia. La mamma del piccolo è provata ma determinata: «Abbiamo venduto tutto per stargli accanto, i diritti di mio figlio devono essere rispettati»

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di Angela  Panzera
27 agosto 2019
13:34
La mamma del piccolo Matteo
La mamma del piccolo Matteo

«Mio figlio non sta chiedendo un favore, mio figlio ha diritto ad essere curato e l’Asp deve provvedere». È scesa in piazza Angela Villani, mamma di Matteo, bimbo di soli sei anni affetto da una grave forma di autismo, per rivendicare il diritto alla salute del suo piccolo, ma soprattutto protestare in Prefettura, a Reggio Calabria contro le inadempienze dell’Asp. Il 18 febbraio scorso il Tribunale ha accolto il suo ricorso, primo caso in tutta la provincia reggina, condannando l’ente di via Diana «a provvedere, direttamente o indirettamente, in favore del minore ricorrente, all’ erogazione di 15 ore settimanali di terapia con metodo Aba, omin subordine, a sostenere l’onere economico di tale terapia con conseguente diritto di rivalsa dei ricorrenti, e tanto fino a compimento del 12esimo anno di età». 

 

Il metodo “ Aba” consiste in un percorso guidato da uno psicologo comportamentista che indirizza gli operatori a lavorare con i soggetti autistici.  Nonostante la sentenza, l’Asp non ha mai sovvenzionato le cure,  non ha rispettato le prescrizioni del giudice, non ha li ha manco mai ricevuti. «Ci hanno risposto con il silenzio-dice la donna alla nostra testata- un silenzio assordante che calpesta la dignità di mio figlio. Nessuno ci ha mai ricevuti, neanche il commissario straordinario Saverio Cotticelli al quale ci siamo rivolti. Neanche dopo le sollecitazioni del garante regionale per l’infanzia, Antonio Marziale, abbiamo registrato alcun segnale. Oggi, però io e la mia famiglia diciamo “basta” a tutto questo. Mio figlio deve essere curato». La famiglia Villani non può più sostenere queste spese, che ammontano a 40 euro l’ora, e il piccolo Matteo non può interrompere la terapia poiché perderebbe tutti i progressi conseguiti. «In tutti questi anni ci siamo dissanguati- afferma la donna disperata- ci siamo venduti tutto, pure l’oro del suo battesimo. Ci hanno aiutato amici, parenti, tantissime persone, ma adesso non possiamo più neanche chiedere aiuto. C’è una sentenza-continua- e va rispettata- se noi genitori non possiamo credere più nella legge che cosa dobbiamo fare? La giustizia sta dicendo e sta sancendo che mio figlio deve essere curato e Matteo non può  permettersi di sospendere le terapie. Perderebbe tutti i progressi, il suo futuro verrebbe spezzato».

 

Da quando è nato la famiglia Villani ha dovuto occuparsi della gestione di questa grave patologia che comporta tantissime problematiche. Il piccolo Matteo non è autosufficiente; ogni, giorno, ogni ora, ogni secondo va assistito. Non può essere lasciato in balia dell’indifferenza delle Istituzioni sanitarie. Durante la protesta, mamma Angela  è stata ricevuta da un funzionario prefettizio e ha ricevuto rassicurazioni, sul fronte dell’interlocuzione con i commissari straordinari dell’Asp. Ma fino a quando suo figlio non riceverà la giusta assistenza, non intende abbassare la guardia. «Ho riscontrato sensibilità da parte della Prefettura oggi, ci dice, sono contenta, ma non sarà soddisfatta fino a quando mio figlio non riceverà le terapie. Mi hanno assicurato che intavoleranno un dialogo con l’Asp, ma in settimana continuerò anche io a recarmi presso gli uffici per chiedere delucidazioni. Non mollo- ha concluso-noi genitori tutti non dobbiamo mollare, non possiamo permettercelo».

 

 

 

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