Parti a rischio, stava succedendo di nuovo. Niente sangue e nuovo dramma sfiorato

Mentre gli ispettori del ministero stavano eseguendo il sopralluogo nell’ospedale di Cetraro dove è morta Santina Adamo, una ragazza di 19 anni ha dato alla luce suo figlio e poi è stata colpita da una forte emorragia, ma come nei giorni scorsi nel nosocomio non c’erano scorte ematiche a sufficienza. Questa volta però i rifornimenti sono arrivati in tempo dal centro trasfusionale lontano 25 chilometri e i medici sono riusciti a salvare la giovane madre

di Francesca  Lagatta
25 luglio 2019
13:56

Se non fosse stato per i nervi saldi dei medici, a quest'ora staremmo raccontando un'altra tragedia, perché evidentemente ai piani alti della sanità cosentina la morte di Santina Adamo non ha insegnato niente a nessuno. Ieri stava per succedere di nuovo e per fortuna non è successo, ma solo perché i camici bianchi, dopo sei giorni di polemiche e dolore, di pressione mediatica e di controlli serrati, sono riusciti a trovare la giusta lucidità per salvare un'altra giovane mamma, come pure è accaduto tante e tante volte in questi anni.

La vicenda

Proprio mentre ieri pomeriggio era in corso l'ispezione ministeriale al nosocomio cetrarese, nella struttura giunge una ragazza di 19 anni in preda alle doglie. La paziente viene presa in carico dai sanitari e quando è tutto pronto, le porte della sala parto si spalancano e la donna dà alla luce un bel bambino. Va tutto bene, mamma e figlioletto stanno benissimo. Il problema sorge quando la paziente torna in corsia. Ha una atonia uterina, ossia la perdita patologica di tono muscolare dell’utero che rende impossibile la contrazione dopo il parto. La donna, poco, dopo ha un'emorragia. I medici fanno esattamente ciò che hanno fatto per Santina: tutto ciò che c'era da fare. Ma di sangue, esattamente, come la notte del 17 luglio scorso, non ce n'è a sufficienza. Nell'emoteca dell'ospedale cetrarese c'è una sola sacca di sangue, che viene immediatamente usata per la paziente. Di conseguenza parte la richiesta per la consegna di altre 4 sacche di sangue. Che arrivano, ma come sette giorni fa dopo oltre un'ora, perché il centro trasfusionale si trova a 25 chilometri di distanza. Il copione è lo stesso dell'altra notte, anche i timori e la disperazione dei medici, che non potrebbero sopportare un altro dramma simile. Per fortuna, stavolta, il finale è diverso. Il sangue arriva in tempo e la giovane si salva. Mamma e bimbo potranno coccolarsi a vicenda e tornare a casa per vivere la loro storia di vita e d'amore. Ma quante altre volte dovremo continuare a confidare nel destino prima di avere una sanità degna di questo nome? 

 

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