Catanzaro, posti letto Covid all'ateneo: è muro contro muro tra commissario e rettore

Il numero uno dell'università Magna Grecia oppone un nuovo rifiuto alla proposta avanzata da Giuseppe Zuccatelli: «Irrazionale e pericolosa per la salute della collettività»

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31 ottobre 2020
18:22
Il commissario straordinario Giuseppe Zuccatelli e il rettore Giovambattista De Sarro
Il commissario straordinario Giuseppe Zuccatelli e il rettore Giovambattista De Sarro

È muro contro muro tra il rettore dell'università Magna Grecia di Catanzaro, Giovambattista De Sarro, e il commissario straordinario dell'azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio e del policlinico universitario, Giuseppe Zuccatelli. Il numero uno dell'ateneo catanzarese risponde infatti a muso duro alla richiesta reiterata ieri dal manager romagnolo di ottenere la disponibilità del corpo C del campus universitario per ampliare l'offerta sanitaria e far fronte all'emergenza epidemiologica. «Siamo davvero esterrefatti per il comportamento del commissario che ormai appare solo capriccioso e arrogante» è la risposta piccata del rettore. 

 


L'ipotesi Villa Bianca

«Davvero non si comprende perché tutta questa energia non sia stata spesa per attivare un grande e moderno centro Covid presso la struttura ex Villa Bianca che possiede tutte le caratteristiche per ospitare centinaia di posti-letto Covid dedicati, intensivi e non intensivi» - è la proposta alternativa avanzata dal rettore.

Una ipotesi già vagliata mesi fa ma messa poi da parte. «Se il commissario fosse stato più lungimirante, oggi avremmo la disponibilità di una struttura d’avanguardia, attrezzata, sicura capace di accogliere e curare tutti i pazienti bisognosi di ricovero per l’infezione da Covid».

 

Il niet del rettore

«Riteniamo giusto e doveroso spiegare ai cittadini e alle autorità interessate, i motivi che obbligano l’università a respingere con forza la richiesta del commissario Zuccatelli che appare, a nostro avviso, cervellotica, frutto di approssimazione e superficialità - continua De Sarro -. Il padiglione C del complesso di Germaneto al momento non ha posti-letto attivi ma solo stanze vuote che devono essere arredate e accreditate per diventare posti-letto utilizzabili. Cosa non facile e che richiede costi e tempi non brevi per l’acquisto dei mobili e la verifica tecnica degli impianti sanitari. 

 

Rischio contagio

Come più volte spiegato al commissario, che evidentemente non intende o non ricorda, i primi livelli del padiglione C sono già utilizzati da anni per fondamentali servizi agli studenti come la mensa, aule e laboratori didattici. Penso che non sia difficile immaginare che cosa potrebbe accadere se malati contagiosi affetti da malattia Covid fossero allocati nella stessa struttura che ospita la mensa e gli altri servizi didattici frequentati da studenti e dal personale universitario e ospedaliero.

 

Lontano dalla Rianimazione

Il padiglione C si trova all’estremità sinistra del policlinico universitario, molto lontano dalla Rianimazione Covid, allocata nell’estremità destra, e dai servizi radiologici, indispensabili per la diagnosi e cura di questa malattia. Il trasporto di un paziente infetto e contagioso dal padiglione C alla Rianimazione Covid, per tutta la lunghezza del policlinico, circa 200 metri, potrebbe avere conseguenze devastanti per la sua salute e per quella degli operatori sanitari presenti nella struttura.

 

Rispetto delle regole

Queste problematiche sull’uso del padiglione C le abbiamo più volte espresse al commissario ai tempi dell’ipotesi Villa Bianca ricordando che tutte le autorità sanitarie del nostro Paese hanno sempre richiamato la necessità di mantenere isolato il padiglione Covid come, in effetti, succede nelle altre Regioni, proprio per tutelare la salute della popolazione. In Calabria, invece, il commissario Zuccatelli ha la brillante idea di attivare un padiglione Covid all’interno di un ospedale universitario vicino alla mensa e alle aule didattiche frequentate da studenti, personale medico, paramedico e amministrativo in aperta violazione di tutte le regole e le leggi esistenti sulla prevenzione delle malattie. Regole che evidentemente Zuccatelli non conosce!

 

L'ordinanza di Spirlì

Infine, desideriamo sottolineare che la proposta del commissario Zuccatelli di utilizzare il padiglione C di Germaneto non tiene conto dell’ordinanza del Vice Presidente della Regione n.82 del 29/10/2020 con cui vengono bloccati i ricoveri in elezione dei grandi ospedali- come Pugliese-Ciaccio e Mater Domini - per incrementare il numero di posti-letto da adibire alla malattia da Covid. La suddetta ordinanza trova applicazione soprattutto nell’azienda universitaria Mater Domini dove i ricoveri della maggior parte delle unità operative non sono determinati da urgenze indifferibili con possibilità di incrementare immediatamente e in numero rilevante i posti-letto di malattie infettive utilizzabili per l’emergenza Covid».

 

L'università non si tira indietro

«Abbiamo ritenuto doveroso fare queste ulteriori precisazioni perchè non vogliamo che qualcuno possa credere che l’università si tiri indietro in un momento di grande pericolo per la popolazione dovuto all’espandersi dell’epidemia Covid. L’università è obbligata a respingere con forza la proposta del commissario Zuccatelli in quanto ritenuta irrazionale, non realizzabile e persino pericolosa per la salute degli stessi pazienti, della collettività universitaria e degli operatori sanitari. L’università ha già fatto quello che doveva dando immediata disponibilità all’attivazione di 24 posti letto Covid dedicati nell’edificio A di Germaneto a cui oggi si aggiungono, grazie all’ordinanza del Vice Presidente della Regione, ulteriori numerosi posti-letto di malattie infettive Covid dedicati, derivanti dal blocco dei ricoveri differibili.

 

Posti Covid dal blocco dei ricoveri

Riteniamo che il Commissario, piuttosto che fantasticare su proposte irrealizzabili e pericolose per la salute della collettività universitaria, debba attivarsi immediatamente in linea con l’ordinanza regionale, rendendo effettivamente operativi i nuovi posti-letto Covid derivanti dal blocco dei ricoveri, dotandoli del personale medico e paramedico necessario e potenziando le attrezzature radiologiche (TAC) ormai obsolete, necessarie per la diagnosi e cura di questi ammalati».

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