Coronvirus, l'appello per i dializzati: «In Calabria mancano percorsi riservati»

VIDEO | In questo momento di emergenza sanitaria c'è preoccupazione tra i pazienti con insufficienza renale cronica e trapiantati per la carenza di servizi a loro dedicati. Interviene il coordinatore nazionale prevenzione dell'Aned Pasquale Scarmozzino

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di Rossella  Galati
26 marzo 2020
20:26

Cresce la preoccupazione per l’aumento dei contagi da coronavirus in Calabria. A manifestare apprensione è anche l’Aned, associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianti. E nelle ultime settimane, nelle quali si sono registrati contagi anche tra pazienti affetti da insufficienza renale cronica, sono diverse le criticità sollevate da pazienti interessati, dializzati o trapiantati. A soffermarsi sul punto è Pasquale Scarmozzino, responsabile nazionale prevenzione Aned che, ricordano che in Calabria i dializzati sono ben oltre 1500,  sottolinea: «Nelle strutture sanitarie calabresi  mancano dei percorsi di accesso riservati che vanno dall’esterno fino alla sala dialisi. E mentre le altre regioni hanno predisposto dei piani strategici per assistere adeguatamente i pazienti in dialisi e limitare i rischi per loro e per gli operatori sanitari, purtroppo da noi questo non è avvenuto».

Poca prevenzione

«Parliamo degli accessi dei centri dialisi di  moltissime nostre strutture - spiega Scarmozzino - perché sono antiquati e ubicati spesso in posti non adatti. La cosa ci preoccupa parecchio perché siamo stati già toccati e speriamo non si vada oltre. È un rischio concreto visto che c’è poca prevenzione. Ci conforta che in questo l’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro è riuscito a risolvere il problema che proprio lì si è presentato in modo improvviso e a tal proposito voglio ringraziare i medici, gli infermieri e gli oss che  stanno facendo un lavoro straordinario».


Dotare gli ospedali Covid di macchine di dialisi

Ma oltre a questo è anche un'altra la preoccupazione dell’associazione che tutela i pazienti dializzati e trapiantati. «In merito alle nuove strutture covid, in particolare mi riferisco all’ospedale da campo programmato dalla Regione Calabria che sarà allestito nell’area del policlinico universitario Mater Domini di Catanzaro, c’è bisogno di prevedere macchine di dialisi. Lo impone la comorbidità di diversi pazienti. Laddove c’è stato l’arrivo del coronavirus si è pensato giustamente ai respiratori ma la coesistenza di più patologie ha portato alla necessità di dialisi e in quel caso non è possibile spostare i pazienti acuti nei centri dialisi. Quindi noi chiediamo alla presidente Santelli, di attivare i piani di emergenza come hanno fatto le altre regioni e di tener conto di quest’altra necessità».

Ambulatori di nefrologia

Ma non è tutto. Secondo l’Aned è importante che, dal momento che tutti gli ambulatori hanno sospeso le loro attività non ugenti, quelli di nefrologia continuino a garantire assistenza ai pazienti. «In alcuni casi abbiamo persone che sono con un piede in dialisi – spiega Scarmozzino – sarebbe importante quantomeno fornire un numero di telefono di riferimento per chiamate di emergenza non solo per coloro che stanno per arrivare alla dialisi ma anche per i trapiantati che in determinati momenti, per evitare il rigetto, hanno bisogno di un interlocutore, un tecnico, un esperto, un nefrologo, per sapere come intervenire per impedire il rigetto».

I servizi per i trapiantati

Lo stesso Scarmozzino, trapianto di reni nel 2011, mette poi in evidenza la carenza di servizi per i trapiantati: «In questo periodo di emergenza nelle altre regioni i farmaci antirigetto, forniti dall’Asp, vengono portati direttamente a casa. Noi in Calabria siamo in presenza di una popolazione anziana e spesso i trapiantati sono ormai in età avanzata. E sarebbe necessario che le Asp  portassero a casa i farmaci per questi soggetti».

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