Coronavirus, il viceministro Sileri: «A Natale tra regali e cenoni si rischia la strage»

Le parole dell’esponente politico che invita a non abbassare la guardia nonostante il calo dei contagi: «Cerchiamo di non vanificare gli sforzi»

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di Redazione
24 novembre 2020
10:45
Natale in famiglia, foto di N. Michalou per pexel
Natale in famiglia, foto di N. Michalou per pexel

Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, esclude categoricamente un Natale tradizionale in tempi di covid: «Sarà una festa di emergenza, non c’è ombra di dubbio. È inutile che ci giriamo intorno: tra regali, baci e abbracci in situazioni con anziani di 80-85 anni basta un solo positivo e si rischia una strage».

 


Intervenendo a Mattino 5 ha poi spiegato: «Non riesco a pensare al cenone di Natale o al veglione di Capodanno. Capisco il desiderio di tornare alla normalità, ma è qualcosa che può essere anche letale. Cerchiamo di essere concreti: il virus circolerà ancora il 25 dicembre, cerchiamo di non vanificare gli sforzi».

 

La linea, come peraltro ribadito dal premier Conte e dal ministro Speranza, è quella della cautela: «Dove c'è assembramento, c'è rischio. I numeri di oggi non ci permettono di tornare ad una normalità completa. Leggo i dati, abbiamo avuto 630 morti: è come se ogni giorno cadessero 3 aerei pieni di italiani. È vero che muoiono i più fragili e più anziani, ma senza il coronavirus avrebbero vissuto ancora», ha ribadito ancora Sileri.

 

Ad oggi «i dati sono in miglioramento, è innegabile, grazie all’ultimo Dpcm. Un impianto di regole nazionali con restrizioni più forti, con zone rosse e arancioni, riduce l’esposizione al virus e riduce i contagi. Quello che manca è la riduzione della pressione sugli ospedali. Finché non diminuisce la pressione sul servizio sanitario nazionale – ha sottolineato il viceministro - la situazione resta in sospeso. O meglio, sono sicuro che il quadro migliorerà e verranno alleggerite le condizioni delle regioni rosse e arancioni, bisogna aspettare un paio di settimane. Ma tra un mese ipotizzo che una regione avrà alcune zone ancora rosse e altre arancioni: in queste aree nulla cambierà rispetto a oggi».

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