Coronavirus, per il timore contagi meno ricoveri per infarto: l'allarme dei cardiologi

VIDEO | L'indagine della Società italiana di cardiologia dimostra che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno c'è stata una riduzione del 50%. I dettagli sono stati illustrati dal presidente Ciro Indolfi a LaC Salute

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di R. G.
15 aprile 2020
10:43

É un aspetto preoccupante quello emerso da uno studio della Società Italiana di Cardiologia presieduta dal prof. Ciro Indolfi, ordinario di cardiologia all'Università Magna Graecia di Catanzaro: nella settimana compresa tra il 12 e il 19 marzo scorso, in piena emergenza coronavirus, si è registrata infatti una riduzione del 50% del numero dei ricoveri di pazienti colpiti da infarto, scompenso cardiaco e altre patologie gravi rispetto all'anno precedente. Se ne è parlato nel corso dell'ultima puntata di LaC Salute, la rubrica curata da Rossella Galati che va in onda ogni venerdì alle 21.00 e sabato alle 15.30 su laC Tv canale 19.

L'indagine


«Quando ci siamo accorti che la nostra Utic era diventata poco "frequentata" con diversi posti liberi, cosa mai successa prima qui al policlinico universitario Mater Domini, abbiamo voluto vedere se quello che abbiamo osservato noi potesse essere un fenomeno su base nazionale - ha spiegato Indolfi -. Ed ecco allora che come Società abbiamo avviato un'indagine su 56 ospedali del nord, del centro e del sud Italia e con nostra grande sorpresa abbiamo notato che il numero dei pazienti che si sono ricoverati per infarto quest'anno si è ridotto drasticamente rispetto alla stessa settimana del 2019».

I rischi

Non solo i pazienti tendono a non ricoverarsi quindi ma se lo fanno, il ricovero avviene anche con notevole ritardo. Circostanza che poreoccupa e non poco gli specialisti: «Questo comporta che il beneficio dell'angioplastica per l'infarto, malattia "tempo-dipendente" e causa numero uno di morte, il cui giovamento della terapia dipende dal trattamento precoce, sia messo a rischio. E purtroppo nei pazienti molto gravi potrebbe provocare un aumento della mortalità poichè per evitare un possibile ricovero in ospedeale si ritarda o addirittura non chiama il sistema dell'emergenza». Dietro questa riduzione dei ricoveri c'è sicuramente la paura del contagio ospedaliero da Covid-19 ma non solo: «Oltre al timore del coronavirus ci sono probabilmente anche altre cause. Tra queste abbiamo notato che il sistema dell'emergenza 118, soprattutto in Lombardia, è focalizzato quasi esclusivamente nel trattamento dei pazienti Covid».

Le raccomandazioni ai pazienti


Dunque ecco le raccomandazioni del presidente Indolfi ai pazienti con patologie cardiache: «Se il paziente ha un dolore toracico, se ha difficoltà nella respirazione o ha sudorazione, è assolutamante necessario chiamare il 118. I pazienti non devono avere paura anche perchè sono garantiti percorsi differenziati per pazienti Covid e non. Ci sono una serie di procedure che mettiamo in atto per cui possiamo tranquillizzare la popolazione che non viene esposta a un possibile contagio. Noi come cardiologi siamo stati molto bravi a ridurre la mortalità per infarto. Basti pensare che con lo stent, la mortalità per infarto miocardico acuto si è ridotta dal 30% al 4-6% e oggi la vita media si è allungata di circa 7 anni. Questo è stato possibile soprattutto grazie alle innovazioni e alle terapie che sono state implementate nel campo della cardiologia. Abbiamo paura che i vantaggi che abbiamo ottenuto e quindi anche l'allungamento della vita media, possano essere compromessi».

 

Nel corso della puntata sono inoltre intervenuti il presidente della Società italiana geriatria ospedale e territorio Filippo Fimognari  e il  direttore dell’oncologia medica del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria Pierpaolo Correale.

Giornalista
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