Parte da Reggio Calabria la protesta dei medici di base: «Chiudiamo, noi troppo esposti»

La denuncia arriva dal referente per l'area dello Stretto della Federazione medici di Medicina generale: «Senza dispositivi di protezione e le nostre richieste sempre inascoltate». Visite su appuntamento e ricette tramite email o whatsapp

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di Elisa Barresi
16 marzo 2020
12:15

Le segnalazioni arrivano ormai da ogni parte. Sistemi di protezione carenti e, in molti casi, assenti del tutto. A mettere nero su bianco, denunciando una carenza che in questo momento rappresenta una questione vitale, è il sindacato Fimmg (Federazione medici di Medicina generale).

Chiudono gli studi dei medici di famiglia

Sono loro, i medici di famiglia, i primi ad essere contattati in presenza di sintomi. Sono loro ad attivare il protocollo sanitario per scongiurare contagi, eppure, sono sempre loro ad essere lasciati senza mascherina.

«L’attività quotidiana dei medici di medicina generale, fino a quando non riceveremo la dotazione dei DPI prevista dalle norme OMS, con relative disposizioni per lo smaltimento, verrà così organizzata: gli studi medici saranno chiusi, per le visite non differibili l’accesso è regolamentato previo contatto telefonico, per appuntamento distanziato, le ricette si potranno richiedere tramite e-mail o whatsapp e saranno direttamente recapitate alla e-mail indicata».

Una presa di posizione netta comunicata dal dottor Mario Patafio referente della Fimmg per il Distretto di Villa San Giovanni e dunque per l'area dello Stetto. Studi chiusi aScilla, Bagnara, Villa, S. Eufemia, Campo Calabro, Fiumara e San Roberto

Mancano i dispositivi di protezione

La decisione arriva considerando che «è tassativamente previsto l’uso di DPI rispondenti a norma quali mascherine idonee, camici, guanti, occhiali e materiali per la sanificazione, personale e ambientale, il tutto in quantità congrua rapportata al volume di lavoro quotidiano nonché il loro smaltimento e poiché ad oggi i MMG hanno ricevuto, da parte dell’ASP, solo tre (3) mascherine chirurgiche (non appropriate al caso e dopo due ore da sostituire);dato che tale fornitura risulta assolutamente insufficiente per la messa in sicurezza del nostro lavoro e della nostra incolumità fisica».

Un grido di aiuto inascoltato

Le richieste dei medici di base visto sono rimaste inascoltate conferma il dottor Patafio che ha comunicato la chiusura degli studi medici «considerando che le nostre richieste alla Asp di Reggio Calabria di avere le forniture di DPI, complete e necessarie per lavorare in sicurezza, sono rimaste a tutt’oggi inevase; considerato che fino ad ora ci siamo assunti , con estrema disponibilità e grande senso di responsabilità, il compito di aprire i nostri studi medici per garantire agli assistiti un servizio di prima linea.


Per il referente dei medici di medicina generale «tale comportamento, alla luce dei provvedimenti emanati dal Governo e dalla Regione Calabria, dalle linee guida dell’Oms e soprattutto della grave situazione, che si prevede aggravarsi nel prossimo periodo con un aumento dei casi, non è più consentito.


Di conseguenza si rende necessario adottare con urgenza provvedimenti di assoluta sicurezza mettendo in atto i protocolli dettati dalle linee guida dell’Oms».

Cosa succede se si ammalano i medici?

Viene a mancare, dunque, un apporto fondamentale. Inizia a sentirsi sempre più pressante, considerando l'aumento costante dei casi, di un intervento massiccio volto a rifornire ospedali e tutti i presidi territoriali affinché non siano proprio medici e personale sanitario a pagare il prezzo più alto. Anche perché, e domanda in questo caso nasce spontanea e in molti se lo stanno già chiedendo, se si ammalano i pochi medici presenti in Calabria e in particolare a Reggio, chi fronteggerà l'emergenza che ancora deve mostrare il suo picco?

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