San Lucido, appello per sperimentare un nuovo farmaco contro il Covid-19

Un gruppo di giovani di San Lucido ha scritto alla presidente Jole Santelli per chiedere misure più incisive nella lotta al coronavirus

di Francesca  Lagatta
28 marzo 2020
16:52
San Lucido
San Lucido

San Lucido è stata tra le prime città calabresi ad essere blindata per contrastare il fenomeno del coronavirus, che qui, nel centro tirrenico, registra un focolaio di contagi e tre morti accertati per Covid 19. E proprio da qui parte un grido d'aiuto dell'associazione "Proget-ti-amo San Lucido" affinché si autorizzi la sperimentazione di un nuovo farmaco, che in Francia avrebbe prodotto ottimi risultati sui pazienti contagiati. 

 

La lettera a Santelli

«Preg.ma Presidente Santelli, come noto, la comunità di San Lucido sta vivendo una situazione di rigida chiusura, attuata nel tentativo di contenere l’infezione - si legge nella missiva -. Tuttavia, con il passare delle ore, le notizie di nuovi contagi e di nuovi decessi nonostante la drasticità delle misure adottate, vanno ad alimentare tra i cittadini un preoccupante dubbio circa l’efficacia dell’isolamento domestico, specie per i casi positivi o sintomatici».

 

«Servono misure più incisive»

«La comunità di San Lucido - continua la lettera - chiede quindi che possano essere adottate ulteriori e più incisive misure per aiutarla a superare proficuamente questa situazione di totale chiusura, ad esempio adottando l’utilizzo del nuovo protocollo, appena autorizzato, con il farmaco utilizzato in Francia.

 

Tamponi a tappeto

«Si ribadisce la necessità di una campagna di tamponi a tappeto, su tutta la cittadinanza, - scrive ancora l'associazione - per andare a definire con certezza e precisione l’effettiva positività dei casi esaminati, evitando, ad esempio, di porre in quarantena, sotto lo stesso tetto e a stretto contatto, nuclei familiari in cui vi è la presenza di un soggetto asintomatico che, magari uscendo poi per necessità, potrebbe prolungare la diffusione del virus, suo malgrado».

 

Isolare i casi positivi

«Il passaggio successivo potrebbe essere quello, già proposto, di isolare i casi positivi in apposite strutture, anche tra quelle che le normative vigenti consentono di adibire in via temporanea per scopi sanitari. Ciò consentirebbe di trattare in maniera dedicata quella parte della cittadinanza affetta dal virus, concentrando tutti gli sforzi su questi casi, che potranno essere assistiti sino alla effettiva negativizzazione della malattia». Ed in ultimo: «Infine sarebbe opportuno andare ad istituire dei presidi sanitari ad hoc, dotandoli di tutti i necessari dispositivi di sicurezza e medici, affinché si possa elevare la qualità delle cure e ad estendere il numero dei soggetti che ne possono usufruire».

 

Le motivazioni

«Ad oggi, purtroppo, la capacità di risposta del sistema sanitario regionale appare non sufficientemente strutturata per affrontare l’emergenza in corso». È questo il motivo che ha spinto il gruppo di giovani a chiedere ulteriori interventi. «Perciò, proprio per non andare a gravare una situazione già di per sé difficile, sacrificando ulteriori posti letto e personale sanitario che non c’è, potrebbe essere utile ed efficace adottare misure come quelle qui proposte, per rallentare la diffusione del virus e dare a chi inevitabilmente si ammalerà maggiori chance di essere curato al meglio, con la speranza e la consapevolezza che queste problematiche possano spingere le persone a rimanere in contatto e ad agire in modo positivo».

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