Coronavirus, la Sirm: «Tac non può stabilire differenza tra il Covid-19 e un'altra polmonite»

Il presidente della Società italiana di Radiologia: «Stop a false aspettative che possono portare alla richiesta di screening di massa»

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di Redazione
3 aprile 2020
18:37

«In merito all’intervista rilasciata a LaC Tv dal Direttore Radiologo dell’AO di Cosenza dr. Alfredo Zanolini a proposito della utilità dell’indagine TAC nella diagnosi di infezione polmonare da Covid-19, pur condividendo la utilità dell’esame Tac in alcuni casi sospetti, ritengo ci siano da fare delle precisazioni». A comunicarlo in una nota è il prof. Roberto Grassi, presidente della Sirm, Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica.

«L’evidenza data al vostro articolo “Covid-19, a Cosenza la diagnosi precoce che anticipa l’esito del tampone” può ingenerare false aspettative e indurre la richiesta da parte dell’utenza di: effettuare uno screening di massa con la Tc, sostituendosi alla Rt-Pcr e di utilizzare la Tc per differenziare i pazienti affetti da i non affetti. Entrambe le aspettative sono errate».

«Solo diagnosi di una polmonite»

La Sirm, «unica associazione scientifica rappresentativa dei radiologi italiani, intende chiarire: con la Tc è possibile fare solo diagnosi di una polmonite interstiziale virale; la Tc non può fare diagnosi differenziale fra una polmonite interstiziale da Covid 19 e qualsiasi altra polmonite interstiziale dovuta ad altri virus».

Quindi «poiché la Tc consente di identificare una generica polmonite interstiziale virale – spiega Grassi –, risulta utile quando sia necessario escludere altre cause di dolore toracico o di insufficienza respiratoria. Sarà il tampone naso-faringeo, la tracheo-aspirazione o il lavaggio bronchiolo-alveolare a confermarla. Inoltre – prosegue la nota – devono essere prioritariamente garantite le procedure di sanificazione delle apparecchiature dopo ogni esame su pazienti positivi o sospetti. Per nessun motivo possono essere condotti esami Tc od ecografici, come screening, pena contribuire a diffondere il contagio».

Per la Sirm «in un epidemia come quella che stiamo vivendo, se la struttura dispone di una sola Tc, è necessario attendere fra un esame e l’altro almeno un’ora tra preparazione dell’esame e del personale e successiva sanificazione della sala, pena contribuire a diffondere l’infezione. Se invece la struttura dispone di 2 Tc, una sarà dedicata esclusivamente per esami su pazienti contagiati. Non risulta di alcuna utilità far analizzare da un software di intelligenza artificiale le Tc in 20 secondi, perché individuare le lesioni, eventualmente presenti, nel parenchima polmonare risulta alla Tc assai semplice ed ogni medico radiologo già raggiunge una sensibilità del 100%».

Nessuna interruzione di servizio

«In Italia – si legge ancora nella nota –, i medici radiologi, anche nelle aree epidemiche più coinvolte da questa epidemia, non hanno mai procurato alcuna interruzione del servizio ed, insieme con l’intero staff dell’area radiologica, sono con abnegazione e spirito di servizio sul loro posto di lavoro. Talora viene eseguita una Tc del torace per discrepanza fra sospetto clinico ed esame Rx del torace negativo, perché nelle fasi iniziali si possono riscontrare i modesti reperti di polmonite interstiziale che aiutano il clinico alla diagnosi.

Purtroppo oltre il 20% dei pazienti ha anche una Tc completamente negativa. I radiologi cinesi hanno prodotto molti lavori inerenti questo argomento con dati spesso contrastanti tra loro. L’unico ruolo giustificato della Tc del torace – conclude la nota -  è nei pazienti ricoverati per Covid-19 per verificare il miglioramento o la progressione del quadro clinico della malattia».

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