Covid: «Anziani abbandonati a sé stessi nelle corsie degli ospedali», l’allarme dei medici cattolici

La denuncia dei camici bianchi della diocesi di Cassano allo Jonio alla luce di numerose segnalazioni arrivate dal territorio: «Mancano addetti alla cura della persona»

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di Vincenzo Alvaro
29 novembre 2020
10:29

Minore attenzione alle cure mediche ma soprattutto «grave trascuratezza della cura dell’igiene, dell’alimentazione e dell’idratazione del malato, che sono alla base della dignità della persona». La denuncia arriva dai medici cattolici della Diocesi di Cassano allo Jonio attraverso il presidente Vincenzo Stivala alla luce di «numerose segnalazioni» che arrivano dal territorio e «testimonianze dirette» che offrono il quadro desolante che alimenta una «fondata preoccupazione». La drammaticità del momento e le esigenze «di protezione dal contagio» che limitano la presenza di familiari unita anche alla assenza dei volontari «che assicurano aiuto e vicinanza» finiscono per far «trascurare le necessità basilari dell’assistenza al malato, soprattutto se anziano e/o disabile». Così come sono difficili da seguire i percorsi di questi pazienti «all’interno dell’ospedale o nel trasferimento tra un presidio e l’altro». 

Il malato è prima di tutto una persona

Per i medici cattolici queste circostanze contingenti hanno fatto riemergere o aggravare «problemi annosi e invano denunciati, relativi alla carenza del personale medico-specialistico, infermieristico e degli operatori socio-sanitari, quest’ultimi specificamente addetti alla cura della persona». Cosicchè in piena pandemia oggi i «i più fragili rischiano di pagare il prezzo più alto». Per questo il presidente Stivala aggiunge che «non c’è più tempo da perdere» e «non possiamo più tacere. Lo dobbiamo anche ai colleghi medici e a tutti gli operatori in prima linea, che stanno facendo il possibile in una situazione di caos organizzativo e di difficoltà senza precedenti, come in uno scenario di guerra. Non possiamo accettare siano assimilati ad irresponsabili e  ignavi». 


Il dovere di tutelare la vita

Il codice deontologico dei medici richiama «il dovere di tutelare la vita e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera». Così rispondendo anche all'appello del vescovo di Cassano allo Jonio, monsignor Francesco Savino, che denunciava giorni fa la situazione calabrese per la quale serve «trovare il coraggio di tornare a galla» il sodalizio dei medici cattolici mettono «a disposizione le nostre esperienze e conoscenze per proporre modalità concrete di risposta alla crisi, alcune delle quali offriamo all’attenzione degli uomini e delle donne di buona volontà che operano in sanità». 

Chiamare a raccolta tutte le risorse umane

Serve con urgenza «alleggerire l'onda d'urto della domanda di cure sugli ospedali» supportando l’attività della medicina generale, fondamentale anello di congiunzione tra ospedale e territorio e integrando le cure domiciliari con le Usca e con l’assistenza specialistica a domicilio dei pazienti e nelle strutture per anziani, avendo nei distretti e nei poliambulatori la «disponibilità sia delle branche di specialistica esistenti che del monte ore aggiuntivo di recente deliberato dall’Asp». Ma prima di tutto è «indispensabile chiamare a raccolta tutte le risorse umane esistenti nelle aziende sanitarie e metterle a disposizione delle aree di crisi negli ospedali» come pronto soccorso, reparti di terapia sub-intensiva ed intensiva, reparti Covid e non-Covid. Pur nella consapevolezza che è «difficoltoso reclutare medici infettivologi, pneumologi, anestesisti e di emergenza» non si comprende come mai «non si possa impegnare nei punti critici, in attesa di nuove indispensabili assunzioni, psicologi, infermieri e operatori socio sanitari, richiamandoli da reparti non in prima linea o da tutti i servizi territoriali temporaneamente sospesi su ordinanza regionale». 

Assicurare i bisogni fondamentali

Un punto critico sul quale si richiama la direzioni sanitarie dei presidi ospedalieri è la sorveglianza per «garantire la regolare somministrazione del vitto e delle bevande, le cure igieniche essenziali e il frequente cambio della biancheria personale e da letto». Ma vanno rafforzate anche le procedure di igienizzazione degli ambienti e delle attrezzature per evitare che le «carenze strutturali degli ambienti ospedalieri, in condizioni di sovraffollamento, aumentino il rischio di infezioni ospedaliere». Permettere agli operatori sanitari di operare in piena sicurezza «rafforzando gli strumenti e le misure di igiene degli ambienti e delle persone in tutti gli ospedali». Ma soprattutto - conclude Stivala - si mettano in atto tutti gli sforzi necessari a «garantire non solo cure adeguate ma prima ancora ad assicurare le condizioni di base per la sopravvivenza dei pazienti fragili e per soddisfare i bisogni fondamentali delle persone malate, nel rispetto della loro dignità ed integrità». 

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