Covid, «arriva la terza ondata della pandemia»: i dati della Fondazione Gimbe

Secondo l’organismo che promuove la diffusione di ricerche scientifiche indipendenti i numeri rendono evidente l’aumento di contagi e decessi. Vaccinazioni avanti piano

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di Redazione
7 gennaio 2021
15:26

«Si intravede l'inizio della terza ondata della pandemia e il reale impatto del vaccino è molto lontano». È quanto emerge dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, in base al quale nella settimana a cavallo del nuovo anno, rispetto alla precedente, tornano a crescere i decessi Covid del 3,6% (3.300 rispetto a 3.187), sono quasi stabili gli attualmente positivi (569.161 rispetto a 568.728) ma torna a crescere il numero di pazienti Covid in rianimazione (2.569 rispetto 2.549 pari al +0,8%) e le terapie intensive sono sopra la saturazione in metà delle Regioni.

A preoccupare è anche il basso numero di vaccinati (anche se l’Italia, in rapporto alla popolazione, è prima in Europa per vaccinazioni già effettuate). Secondo la Fondazione «rischiamo di avere solo il 5% di vaccinati a marzo».


Pochi vaccini 

Con l'approvazione del vaccino Moderna l'Italia potrà contare su 22,8 milioni di dosi certe entro giugno. Nel frattempo l'Europa ci ha assicurato ulteriori 13.460.000 del vaccino Pfizer-BioNTech e 10.768.000 di Moderna con tempi di consegna non ancora definiti.

«Al di là dell'efficienza logistico-organizzativa del nostro Paese - afferma il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta - senza il via libera dell'Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) ad altri vaccini, AstraZeneca in primis, o l'anticipo improbabile di consegne, potremo vaccinare circa il 5% della popolazione entro marzo e meno del 20% entro giugno».

La situazione in Italia

Inoltre, secondo i dati dell'Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali (Agenas) relativi al 6 gennaio, torna a aumentare anche il numero di regioni che supera la soglia d'allerta per i posti occupati da pazienti Covid in terapia intensiva: la media nazionale si attesta infatti al 30%, ma a superare questa soglia sono 9 regioni, ovvero 3 in più in una settimana. Cresce anche il numero delle regioni che superano la soglia d'allerta del 40% dei posti nei reparti ospedalieri: sono anche in questo caso 9, una in più rispetto a una settimana fa. 

Le regioni dove è stata superata la soglia di sicurezza

In base al decreto del ministro della Salute del 30 aprile 2020, la soglia di allerta di posti in terapia intensiva occupati da malati Covid è stata stabilita essere del 30%. A livello nazionale, in base agli ultimi dati, la percentuale si attesta esattamente su questa cifra. Ma sono 9 le regioni in cui viene superata: Emilia Romagna (31%), Friuli Venezia Giulia (35%), Lazio (32%), Lombardia (38%), Piemonte (31%), Provincia autonoma di Bolzano (35%), Provincia autonoma di Trento (50%), Puglia (33%) e Veneto (37%).
Per quanto riguarda i posti occupati in area 'non critica', ovvero nei reparti di medicina, pneumologia e malattie infettive, la soglia limite è stata individuata al 40%. A livello nazionale, siamo ancora intorno al 36%, ma sono anche qui 9, una in più rispetto a una settimana fa, le regioni oltre soglia: Emilia Romagna (44%), Friuli Venezia Giulia (51%), Lazio (44%), Liguria (41%), Marche (44%), Piemonte (48%), Provincia autonoma di Bolzano (44%), Provincia autonoma di Trento (59%) e Veneto (44%).

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