Covid, il Consiglio superiore di Sanità: «Se vaccino ok a fine estate saremo fuori»

Il presidente del Css Locatelli: «Per fine gennaio in Italia dovremo iniziare la campagna d'immunizzazione». E sulle feste di Natale: «A tavola non più di sei persone»

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di Redazione
29 novembre 2020
09:44

«C'è grande attesa per i vaccini, di cui uno sembrerebbe addirittura conferire immunità sterilizzante: cioè impedire il contagio. Per fine gennaio in Italia, incrociando le dita rispetto alle approvazioni di Fda ed Ema, inizieremo la campagna d'immunizzazione con il vaccino di Pfizer».

Così in un'intervista a 'Il Fatto Quotidiano' il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli. L'Italia è pronta? «È falsa la notizia che non si stia lavorando alla campagna vaccinale. Già da tempo ci stiamo occupando di distribuzione e pianificazione, soprattutto rispetto alla catena del freddo. Il ministro Speranza riferirà il 2 dicembre in Parlamento».

Comunque «per il vaccino Pfizer non si può pensare di coinvolgere le farmacie: servono crio-contenitori che potranno essere disponibili solo in alcuni punti ospedalieri concertati con le Regioni».

Priorità «agli operatori sanitari e sotto-sanitari: 800mila persone. Poi gli anziani delle Rsa e gli over 80: 4,5 milioni di persone, di cui circa 300 mila nei presidi residenziali.

Negli ospedali la pressione c'è ancora, però stiamo scendendo. Si vede la luce, ma deve essere una luce che illumina per evitare di ricascarci».

Quando il Covid sarà un brutto ricordo? «Voglio sperare fine estate-autunno 2021 con un numero tale di vaccinati che ce lo consenta»; intanto «dovremo dimenticarci di feste in piazza, veglioni, cenoni con parenti e amici. Altrimenti tra tre, quattro settimane pagheremo un altro prezzo altissimo».

A tavola, afferma, non più di sei persone. Rispetto agli impianti sciistici «non esistono le condizioni epidemiologiche per consentire la riapertura, valuteremo a gennaio e febbraio».

La terza ondata?«Spero solo fluttuazioni». Ritornando indietro cosa farebbe diversamente? «Noi tutti abbiamo pensato a inizio luglio: il problema è alle spalle. E bisogna rafforzare la medicina territoriale: in Lombardia, ad esempio, serve un potenziamento serio».

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