Covid, la Società promozione salute: «Ecco perché vaccinarsi è importante e sicuro»

VIDEO | Il presidente regionale della Sips, Furgiuele fuga dubbi e incertezze diffuse dai no vax e spiega in pillole perché questi mesi sono fondamentali per il futuro

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di Tiziana Bagnato
24 gennaio 2021
11:54

«I vaccini sono sicuri perché hanno superato tutti i trial clinici e i processi di sicurezza da parte degli organi preposti». Diradare i dubbi e penetrare in quel labirinto di bufale e timori veicolati sui social, soprattutto dai no vax.

La Società italiana per la promozione della salute (Sips) interviene sulla campagna vaccinale contro il Covid 19 cercando di sanare perplessità e instillare fiducia, in modo tale da velocizzare il processo  e arrivare quanto prima all’immunità di gregge. Il presidente regionale Giuseppe Furgiuele, componente anche del direttivo nazionale, rispondendo ad una delle tesi no vax più diffuse spiega perché è necessario riporre fiducia nei vaccini e perché questo rispetto ad altri è stato elaborato in tempi record.


«Essendo in emergenza sono state adottate più risorse economiche ed umane. Le varianti che abbiamo avuto non hanno creato mutazioni tali da rendere non utile il vaccino e questo ci permette di confidare nell’efficacia anche su questo».

Ci sono, insomma, tutte le premesse per lavorare bene e arrivare prima possibile ad un buon livello di protezione. Difficile però capire quando ne potremo venire fuori. «Una stima non si può fare perché dipende dalle dosi di vaccino che arriveranno nelle varie regioni – spiega il presidente - man mano che il cronoprogramma andrà avanti si potrà fare una stima sempre più precisa. Spero che per l'estate arriveremo ad una situazione di tranquillità».

Fondamentale per la Sips lavorare bene con la comunicazione, una vera e propria arma se saputa usare bene, un boomerang se sottovalutata. «La comunicazione è sempre stata la pecca della prevenzione e, soprattutto dell'ambiente vaccinale, mentre i no vax hanno agito con un eccesso di comunicazione contro. Bisognerebbe fare più comunicazione istituzionale, tavoli di lavoro con i vari stakeholder dei territori per cercare  - conclude Furgiueele - di arrivare più vicino alla popolazione e quindi avere una conoscenza migliore dei vaccini».

Giornalista
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