Crotone, effettuati i primi 763 test anti-Covid su persone in difficoltà: emersi 6 casi

VIDEO | Prosegue l’attività di screening gratuito del Comune rivolta alle fasce deboli della popolazione iniziata il 15 novembre. Presto controlli anche ad anziani e soggetti a rischio

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di Francesca Caiazzo
12 dicembre 2020
11:50

Prosegue la campagna di screening gratuito per la ricerca del Covid avviata dall’amministrazione comunale di Crotone in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale e con alcuni privati. L’iniziativa sta coinvolgendo, in questa prima fase, le fasce deboli della popolazione: persone a reddito zero che fanno parte degli elenchi già in possesso dei servizi sociali del comune e coloro che nei mesi scorsi hanno usufruito dei buoni spesa per l’emergenza Covid.

Eseguiti 763 tamponi rapidi: 6 i positivi

I tamponi rapidi sono stati donati: i primi 1000 dal Crotone Calcio, 500 li sta eseguendo il Marrelli Hospital, poi si sono aggiunti altri 1000 dell’Anmic e quelli messi a disposizioni da alcuni laboratori di analisi privati della città. A contattare i soggetti da sottoporre al test, gratuitamente, gli operatori della Sales Solution, società di call center con sede in città. Dal 15 novembre al 9 dicembre, medici e infermieri volontari hanno eseguito per conto del Comune 763 tamponi, 6 dei quali risultati positivi e confermati da successivo test molecolare.


«Considerato il contesto sociale e che spesso si trattava di nuclei famigliari molto allargati – spiega l’assessore comunale alla Tutela della Salute, Carla Cortese - è stato significativo individuarli, perché ci ha permesso di isolare in maniera adeguata il focolaio, che altrimenti sarebbe stato molto più esteso».

Lo screening sarà allargato

Un’attività che si è rivelata efficace, dunque, e che ora il Comune intende estendere anche ad altre fasce della popolazione. «Le donazioni – continua Cortese - sono state maggiori del previsto, quindi cercheremo di allargare la campagna di screening, utilizzando dei setting precisi come particolari categorie di lavoratori e pazienti anziani. Un’altra idea – conclude l’assessore - è quella di coinvolgere i medici di famiglia per identificare dei soggetti a rischio e particolarmente fragili per co-morbilità e patologie».

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