«Ecografia urgente? Il Cup ha sbagliato, torni tra 5 mesi»

Ennesimo disservizio per un paziente vibonese che nonostante la regolare prenotazione ha trovato chiuso l’ambulatorio dell’ospedale di Tropea

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di Cristina Iannuzzi
5 febbraio 2020
16:55
Francesco Urzia
Francesco Urzia

Già pagare il ticket per una visita a Vibo Valentia e provincia è diventata quasi una missione impossibile, come testimoniano le interminabili attese e le numerose proteste agli sportelli. Quando poi anche l’esame, finalmente fissato dagli operatori del Cup, salta per motivi semisconosciuti, allora il cerchio sulla malasanità è inesorabilmente chiuso.


Così, capita che ci si presenti il giorno della visita, all'ora e nel luogo fissati: ospedale di Tropea, ore 15, del 4 febbraio. L'ambulatorio è in fondo al corridoio. Ma pare non ci sia nessuno.
Ci vuole poco ad accorgersi che l’inattività dell’ambulatorio non è purtroppo un’errata impressione: «Qui ecografie di pomeriggio non se ne fanno da almeno 4 anni», spiega un operatore sanitario all’ignaro paziente con la regolare prenotazione in mano.

 

Chiarito il malinteso (se così si può chiamare) il Cup fissa, non senza imbarazzo, una nuova data. La prima utile, nonostante l'urgenza, è il 3 luglio prossimo, ovvero tra 5 mesi. Ovviamente di mattina.
«Oltre al ginocchio dolorante - commenta amareggiato Francesco Urzia, operaio edile - fa ancor più male la beffa di dover tornare a casa senza aver risolto il problema. Non resta che rimettersi in macchina, percorrere nuovamente 52 chilometri e rassegnarsi ad aver perso un'altra giornata di lavoro per colpa di un sistema che non funziona».

 

Il 16 gennaio la corsa al pronto soccorso di Vibo, il medico prescrive una ecografia al ginocchio “nel più breve tempo possibile, se differibile entro 72 ore”, recita il referto medico. Altro che ore: sono passati giorni, settimane.
Ma il 46enne, non può attendere, l’acciacco gli impedisce infatti di lavorare. La soluzione è mettere mano al portafogli e affidarsi a una struttura privata.
«Non è giusto costringere le persone con problemi di salute ad andare avanti e indietro - denuncia ai nostri microfoni -. Gli uffici preposti, Cup e ospedale in questo caso, devono mettersi d'accordo tra loro, per evitare di far fare viaggi a vuoto, ma soprattutto per garantire il diritto alle cure».

Giornalista
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