Dialisi, dopo tre anni torna a curarsi a Reggio: «Fine di un calvario»

VIDEO-INTERVISTA | Il settantatreenne era costretto a recarsi da solo a Melito Porto Salvo tre volte alla settimana. Da qualche giorno effettua il trattamento al reparto di nefrologia dell' ospedale metropolitano, nell'attesta che le Istituzioni sblocchino il progetto del centro pubblico territoriale

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di Angela  Panzera
12 febbraio 2019
10:14
La testimonianza del signor Iero
La testimonianza del signor Iero

Ci sono voluti anni affinché tanti dializzati reggini potessero effettuare il trattamento in città e non più a Messina, a Melito Porto Salvo o Scilla. Da circa una settimana infatti,  sono stati attivati tre nuovi posti rene al reparto di nefrologia del “grande ospedale metropolitano” che permetteranno a 24 persone di curarsi a Reggio senza più effettuare viaggi estenuanti. Nei mesi scorsi avevamo raccolto l’appello alle Istituzioni del signor Bernardo Iero, 73 anni, gravemente malato che per ben tre anni, tre volte alla settimana, doveva andare all’ospedale melitese “Tiberio Evoli”;  da qualche giorno finalmente anche lui è stato trasferito al nosocomio dello Stretto. «Sono molto contento certo- ci dice soddisfatto- era ormai diventato insostenibile fare tutti quei chilometri ogni volta; si trattava di 40 chilometri all’andata e 40 chilometri al ritorno per tre volte alla settimana. Il trattamento durata un paio di ore, ma alla fine ci impiegavo per fare tutto almeno cinque ore e alla mia età era veramente pesante».

 

L'aumento dei pazienti in dialisi

Quella che può sembrare una vittoria, però è stata pagata a caro prezzo dal signor Iero perché ogni volta per recarsi a Melito era costretto a lasciare, per un determinato lasso di tempo in attesa che arrivasse la persona che effettua assistenza in casa sua, la moglie da sola. Con una tensione emotiva pesante poiché sua moglie è affetta da una grave patologia che la costringe ad essere sempre allettata. Allora come oggi poi, l’Asp non ha attivato un servizio navetta e quindi il signor Iero doveva andare in ospedale da solo. «Soffro di pressione alta- ci dice- e subito dopo la dialisi la stessa aumenta in un modo consistente quindi mi dovevo mettere alla guida in queste condizioni rappresentando un pericolo per me e per gli altri». La sua situazione adesso è decisamente migliorata, ma resta sempre vivo il suo appello agli Enti locali e sanitari per la costruzione di un centro territoriale pubblico, tanto promesso e mai costruito anche perché ancora l’emergenza non è terminata. Ci sono infatti, tanti pazienti che si sottopongono al trattamento dialitico nella provincia reggina e molti altri, secondo i report forniti dall’Asp, a breve dovranno entrare in dialisi.

Il nuovo centro dialisi

«Da queste patologie- ha concluso il signor Iero- non si guarisce. La dialisi è per tutta la vita quindi se non provvedono in tempi brevi a istituire un centro pubblico cosa devono fare i tanti malati? Sperare che qualcuno muoia per avere il posto?». La soluzione trovata dalla Prefettura, dall’azienda ospedaliera reggina, sollecitati dalla sezione provinciale dell’ Aned, l’associazione nazionale dei pazienti emodializzati, è quindi una soluzione “tampone”. Durante l’incontro, svoltosi nei giorni scorsi, tutte le parti istituzionali infatti, hanno ribadito la necessità che la Regione approvi il progetto avanzato dall’ex commissario straordinario Massimo Scura, il quale aveva stanziato un milione di euro per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’ex sede dell’ Enpas, situata al centro di Reggio Calabria, che dovrebbe divenire proprio il nuovo centro dialitico pubblico. Il direttore dell’ Unità operativa complessa di nefrologia, dialisi e trapianto del nosocomio reggino, Francesca Mallamaci, ha spiegato alla nostra testata che «la scelta di aumentare i posti rene in reparto è stato un grande atto di amore e di coscienza verso i pazienti, ma il compito specifico dell’intera unità è quella di curare i pazienti definiti “acuti”  poiché chi invece, esegue la dialisi di prassi effettua le cure nei centri territoriali. Visto la situazione delicata, ha concluso la primaria, abbiamo deciso per il momento di trattare questi pazienti, ma serve al più presto che gli Enti preposti  diano il via ad un progetto stabile per il territorio»

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