Emergenza sangue a Reggio, il primario: «Donare è atto d'amore»

VIDEO | Il responsabile del centro trasfusionale reggino lancia l’allarme: «Situazione seria, la città non risponde come dovrebbe»

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di Angela  Panzera
26 dicembre 2018
17:48
Una donna dona il sangue
Una donna dona il sangue

C’è emergenza sangue a Reggio Calabria. Nonostante gli sforzi delle associazioni e del centro trasfusionale del “grande ospedale metropolitano”, le donazioni sono diminuite e le scorte sono talmente poche che sono stati bloccati i cosiddetti interventi in elezione ossia tutte quelle operazioni programmate, ad esempio ortopediche e ginecologiche, che non possono essere eseguite per non mettere a rischio gli interventi d’urgenza. Nell’anno appena trascorso Reggio Calabria ha registrato un record negativo: seicento sacche in meno rispetto al 2017. Una discesa lenta, da aprile fino ad oggi, che mette in serio pericolo la comunità.


Allo stato dei fatti un migliaio di persone sono state private delle trasfusioni o comunque ne hanno beneficiato in ritardo. Ogni singola sacca aiuta ben tre pazienti ed è per questo che il dottore Alfonso Trimarchi, primario del centro trasfusionale reggino, lancia un serio appello ai cittadini: «La situazione è davvero seria - ha dichiarato il primario - la città purtroppo non risponde. È stato un anno terribile, siamo tornati indietro. Le frigo emoteche languono, la città sembra “attanagliata” e a pagare le conseguenze sono i pazienti soprattutto quelli onco-ematologici». Una situazione quindi, davvero drammatica che vede la città dello Stretto in forte emergenza.


Anche nei centri dalla provincia c’è carenza di sangue ed è per questo che il primario Trimarchi, attraverso la nostra testata, sottolinea come il donare «è un atto d’amore, ma che non deve essere un atto di pietismo bensì uno stile di vita. Ma anche una necessità per gli altri e per se stessi». Il primario infine, invita tutti i cittadini a recarsi in ospedale oppure alle sedi dell’Avis e dell’Adspem per effettuare le donazioni soprattutto in questi giorni di festa, dove si ha più tempo libero, ricordando che l’attività dei medici e dei volontari non va in ferie e che i malati sono tanti e hanno bisogno dell’aiuto di tutti.

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