«Mia madre curata nel corpo e nell’anima fino alla fine, grazie»

La toccante lettera giunta all’Asp di Vibo del figlio di una paziente ricoverata nel reparto di lungodegenza del presidio ospedaliero di Serra San Bruno: «Assistita con grande umanità e professionalità»

di Redazione
18 gennaio 2019
10:55
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«Ho perso mia madre qualche settimana fa. Se n’è andata in una fredda notte d’inverno, un paio di giorni prima che l’anno vecchio cedesse il passo a quello nuovo, dopo tante sofferenze. In silenzio, senza disturbare, con il viso sereno». Inizia così la toccante lettera di Antonio Rotella giunta nei giorni scorsi al commissario dell’Azienda sanitaria provinciale Angela Caligiuri. Una testimonianza di gratitudine legata alla assistenza di cui ha potuto godere fino agli ultimi giorni della sua vita la propria madre, ricoverata presso nel reparto di lungodegenza del presidio ospedaliero di Serra San Bruno.

«Ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita nel reparto di lungadegenza dove ha festeggiato il suo ultimo compleanno, il suo ultimo Natale, confortata dalla costante presenza del personale medico, paramedico ed ausiliario, che l'ha accudita con dedizione e cura fino alla fine, andando oltre il dovere imposto dal ruolo lavorativo ricoperto. A loro va tutta la mia gratitudine, il mio affetto.
Quando ci lascia una persona cara – si legge ancora nella lettera - ancor più quando ad andarsene è nostra madre, alla quale siamo legati a doppio filo dalla nascita, il dolore è sempre acuto, inspiegabile; che sia giovane o molto avanti negli anni, qual era la mia, ci si sente orfani, anche se si hanno i capelli bianchi. Sarà che, nel nostro immaginario, i genitori sono quasi degli eroi immortali. E quando si sta vivendo una così grave perdita, il fatto che la propria madre sia stata curata come avremmo fatto noi e ancor di più, ci dà il sollievo di aver alleggerito i suoi ultimi giorni, di aver dato un senso ad una vita spesa per i figli, nonostante le difficoltà e la sofferenza.
Non sarò mai grato abbastanza a tutte le persone che le sono state vicine, che "nonostante l'età" l'hanno assistita come non dovesse passare mai oltre, curando la sua anima oltre che il suo dolorante corpo».


Una testimonianza che Antonio ha sentito il bisogno di condividere per «rendere partecipi di questa esperienza. Un'infermiera, di turno nel reparto in cui era ricoverata mia madre, in un estremo gesto di grande umanità e di carità cristiana, accorgendosi che il momento era sempre più prossimo, ha staccato dal muro un crocifisso e glielo ha posato delicatamente sul petto, per accompagnarla cristianamente all'incontro con Dio.
Credo che, da lassù, mia madre gliene sarà eternamente grata».

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