Dall’Università della Calabria una speranza per curare il carcinoma del dotto pancreatico

La molecola, nota come trifluoperazina, finora utilizzata solo per la sua azione antipsicotica sarebbe in grado di arrestare completamente lo sviluppo della malattia

di Alessio Bompasso
15 febbraio 2017
13:26

Una speranza tutta calabrese per combattere il tumore al pancreas. Uno dei più letali. Le sue percentuali di guarigione sono minime, non solo a causa delle difficoltà di una diagnosi precoce, ma anche per l’assenza di un trattamento farmacologico specifico. Almeno fino ad oggi.

 


Lo studio. Stando ad uno studio pubblicato su Scientific Reports dall’Istituto di nanotecnologia del Cnr, sede di Rende (Cs), in collaborazione con un team di ricercatori francesi e spagnoli si è scoperto che molecola utilizzata da tempo in un farmaco per curare gli stati d’ansia si è rivelata utile ad interferire nell’attività di una proteina a struttura disordinata, coinvolta nei processi di sviluppo del carcinoma del dotto pancreatico, più comune tumore che colpisce questa ghiandola.

 

La sperimentazione. “La ricerca è cominciata con lo screening di oltre mille farmaci già approvati per varie indicazioni terapeutiche”, spiega Bruno Rizzuti del Cnr-Nanotec di Rende. “L’uso combinato di tecniche sperimentali e di simulazioni al calcolatore ha permesso di identificare alcuni di questi farmaci in grado di interagire con la proteina Nupr1. Esperimenti 'in vitro' hanno poi dimostrato che i composti selezionati sono capaci di diminuire la vitalità delle cellule tumorali, di ridurne le capacità di migrazione e di sopprimere completamente la possibilità di formazione di colonie. Il composto più efficace – una molecola nota come trifluoperazina, finora utilizzata solo per la sua azione antipsicotica – è stato sperimentato 'in vivo' su cellule del tumore del pancreas umano trapiantate su modelli murini, e si è dimostrato in grado di arrestare completamente lo sviluppo della malattia. La molecola in questione ha avvalorato un’efficacia antitumorale superiore perfino ai più potenti trattamenti chemioterapici finora disponibili. Inoltre, lo studio prova che questa nuova molecola non costituirebbe solo un’alternativa ai farmaci già noti, ma può essere combinata con questi per aumentare l’effetto terapeutico complessivo”.

 

Alessio Bompasso

Giornalista
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