Malattie neurodegenerative, un cardiologo calabrese al centro di interessanti novità

E’ tutta (o quasi) colpa di una vena. I miglioramenti riscontrati nei pazienti affetti da sclerosi multipla, morbo di Parkinson e morbo di Alzheimer

di Redazione
18 febbraio 2019
18:01

La tecnica innovativa in campo cardiovascolare è risultata strettamente connessa a miglioramenti nei pazienti affetti da malattie neurodegenerative quali sclerosi multipla, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer. Il professor Salvatore Spagnolo, primario cardiochirurgo dell’Iclas, Istituto clinico ligure di Alta specialità, da anni illustra la tecnica e gli eccellenti risultati a platee di pazienti neurologici. Gli incontri, aperti anche a specialisti, stanno dimostrando che quando in ambito sanitario (e sociale), professionalità, esperienza, capacità e ricerca si incontrano, nascono sinergie capaci di migliorare, e in molti casi salvare, la vita delle persone.

 

La tecnica per il trattamento della stenosi dei vasi brachiocefalici è stata messa a punto dal professor Spagnolo e dalla sua equipe dopo aver valutato che l’ostruzione totale o parziale dei tronchi venosi brachiocefalici, interferendo con il regolare deflusso del sangue dal sistema nervoso centrale, è frequentemente associata a una sintomatologia neurologica ingravescente. Questa patologia può essere efficacemente risolta mediante un complesso intervento chirurgico in cui viene applicato il cosiddetto “patch di allargamento” attraverso un vaso venoso prelevato dalla gamba del paziente per creare così un nuovo vaso più largo in grado di ristabilire il fisiologico deflusso del sangue.

 

L’importanza e l’efficacia della tecnica del professor Spagnolo che ha cambiato la vita di numerosi pazienti affetti da problemi neurologici, si scontra, emerge purtroppo durante gli incontri, con la classe medica che si ostina a non accettare l’esistenza di un legame tra stenosi delle vene e patologie neurologiche. «Noi medici abbiamo la responsabilità morale di non trascurare nessun percorso possibile per migliorare la vita dei nostri pazienti – ha affermato il professor Spagnolo - e credo che anche i neurologi debbano tener presente questo concetto. Io proseguirò nel mio cammino anche mediante percorsi di formazione di una classe medica che sia in grado di mettere in pratica la tecnica da me ideata».

 

*contributo a firma di Luigi Colella

 

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