Emergenza pandemia

Pronto soccorso in difficoltà, l’allarme dei medici d’urgenza: «Si fatica a ricoverare i pazienti non Covid»

La Società italiana medicina d’emergenza e urgenza sulla quarta ondata: «Si sta partendo per combattere l'ennesima battaglia senza un adeguato esercito e senza le giuste armi»

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di Redazione
11 dicembre 2021
06:23

La quarta ondata Covid avanza e aumentano anche gli accessi nei Pronto Soccorso, al punto che ci «sono ospedali in cui si fatica a ricoverare i pazienti entro le 24-36 ore». La situazione «non è ancora drammatica» ma rischia di diventarlo, avverte Simeu, Società italiana medicina d’emergenza e urgenza. Ciò che è «drammatico - sottolineano gli specialisti - è l'impossibilità di ricoverare tanti pazienti non Covid».

 


«Si stanno convertendo reparti normali in reparti Covid a volte e per forza di cose anche per pochi pazienti, e questo taglia il numero dei posti letto disponibili per altre patologie», prosegue Susi, direttore del Reparto d'urgenza a Civitavecchia-Bracciano. Una situazione che mette sotto pressione i medici che «sono stanchi, affaticati e vivono una quotidianità deprimente che giorno dopo giorno diventa sempre più insostenibile».
La realtà del Covid, denuncia Simeu «pone di fronte alle debolezze del sistema» e «si sta partendo per combattere l'ennesima battaglia senza un adeguato esercito e senza le giuste armi». A distanza di meno di un mese dalla manifestazione organizzata a Roma lo scorso 17 novembre organizzata da Simeu a difesa dei Pronto Soccorso, del servizio di emergenza urgenza e del 118, il sistema «sta crollando: cosa deve ancora succedere perché se ne renda conto chi potrebbe intervenire con provvedimenti urgenti e straordinari?».

 

«Bisogna accordarsi con il ministero dell'Università e della Ricerca - afferma il presidente Simeu Salvatore Manca - affinché gli ospedali diventino luogo di formazione e gli specializzandi vengano mandati e integrati nei servizi ospedalieri da subito, se questo non accadrà i Pronto Soccorso rischiano veramente di chiudere e questo sarebbe un danno gravissimo alla comunità». Per questo occorre una programmazione. Intanto, però, è l'appello, «bisogna fare qualcosa subito. Anche i cittadini devono aiutare medici ed infermieri a reggere l'urto, a resistere o la quarta ondata rischia di essere lo scossone definitivo».

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