A Reggio Calabria assistenza domiciliare ferma da anni e l'Asp non risponde

Neanche un euro è stato destinato a dei servizi di vitale importanza per chi vive la malattia o la disabilità, soprattutto in quest'emergenza. Ma il consorzio Macramè denuncia un silenzio assordante da parte delle istituzioni

di Elisa Barresi
23 aprile 2020
10:10

A Reggio Calabria succede anche che, proprio in un momento in cui l’assistenza domiciliare poteva essere lo strumento ideale per risolvere molti disagi legati all’emergenza coronavirus, invece il servizio è stato talmente azzerato.

Come confermato da Giuseppe Carrozza direttore del consorzio Marcramè che denuncia una situazione ingestibile che riguarda tutto il terzo settore e lo fa anche a nome della Domicare e della Sadmat, tutte realtà attive e pronte a fornire assistenza domiciliare.

Servizi fermi da un anno e mezzo

«Da parte dell’Asp nessuna interlocuzione. Siamo arrivati a scrivere anche al Ministero dopo aver messo a conoscenza di questo grave disservizio il Prefetto di Reggio Calabria, il Commissario per il Piano di Rientro della Regione Calabria ed al Dirigente del Dipartimento Salute della Regione Calabria, senza ricevere risposta alcuna.

La situazione che i nostri enti vivono a causa del perdurare di condizioni di grande incertezza in cui versa il settore delle cure domiciliari nell’Asp 5 è di estremo disagio. La nostra è una istanza mediante la quale diamo voce anche ad alcune migliaia di utenti del territorio reggino le cui esigenze, a tutt’oggi, vengono ignorate in un assordante silenzio. Dal 27 giugno scorso il servizio di ADI è sostanzialmente sospeso, è infatti estremamente esiguo il numero dei PAI attivi anche a causa dell’emergenza COVID-19. Ma prima che si entrasse in questa condizione i PAI attivi erano circa 200 su un fabbisogno di circa 4500 utenti, come da obiettivo aziendale».

L'Asp e la risposta mancata

Il tutto proprio in un momento in cui, invece, l’Asp avrebbe le somme necessarie a disposizione divenendo centrale nell’emergenza Coronavirus, spiega Carrozza: «In altre regioni d’Italia i servizi di cure domiciliari sono utilizzati come risorsa a cui attingere per fornire parte delle risposte alle contingenti e urgenti misure di contenimento del COVID-19.

 

E, di conseguenza, l’ADI è stata potenziata dandole il ruolo di tramite istituzionale allo svolgimento di sorveglianza attiva dell’insorgere dei primi sintomi sospette nei soggetti più deboli, ovvero negli over 60, e demandando a questi operatori, al fine di evitare gli spostamenti di potenziali portatori del Covid 19, il compito di screening mediante tampone al domicilio dell’utente. Inoltre, all’interno del Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18 all’art. 3 (Potenziamento delle reti di assistenza territoriale) si fa esplicito riferimento alla possibilità, per le Regioni, le province autonome e le Aziende Sanitarie, di acquistare ulteriori prestazioni sanitarie, in deroga al limite di spesa.

Nel medesimo articolo è previsto che “Qualora non sia possibile perseguire gli obiettivi mediante la stipula di contratti, le regioni e le aziende sanitarie sono autorizzate a stipulare al medesimo fine contratti con strutture private non accreditate, purché autorizzate” e noi lo siamo. Quindi questo lascerebbe intravedere un disinteressamento da parte dell’Asp che pur potendo destinare delle somme ai servizi di assistenza domiciliare, ha lasciato il capitolo vuoto senza destinare neanche un euro».

A pagare è chi ha bisogno

Procedure per l’accreditamento lente e burocrazia macchinosa stanno gravando sulle spalle dei più bisognosi che, mentre l’Asp temporeggia, da oltre un anno e mezzo hanno dovuto rinunciare a una forma di assistenza necessaria. E se è vero che la presenza dello Stato si vede nel recepire i bisogni è anche vero che l’efficienza delle azioni viene dimostra con la capacità di dare risposte soprattutto ai più deboli, ai bisognosi, a quelli che chiamiamo gli invisibili che siano essi in casa o per strada, come spiegato dal dottore Mario Scuderi direttore sanitario del consorzio Macramè.

 

«Quando si vive in casa con un disabile o con una persona che ha un’autosufficienza ridotta ci sono sempre cose che necessitano dall’esterno. Serve, dunque, un servizio che lo garantisca. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità a svolgere assistenza domiciliare infermieristica, fisioterapica, con Oss e tanto altro ma, ormai da tempo, per varie traversie, non siamo riusciti a trovare una sinergiacon le istituzioni che possa consentire ad oggi di continuare a dare questo servizio. Ma la malattia non va in feriee la disabilità va affrontata giornalmente».

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