Reggio Calabria, malati cronici senza cure a domicilio: la video denuncia

I pazienti e loro famiglie raccontano le difficoltà quotidianamente affrontate a causa di malattie invalidanti. Il Comitato per i Diritti degli ammalati cronici di Reggio Calabria chiede il ripristino dei servizi di assistenza domiciliare integrata

di Redazione
14 maggio 2020
13:22
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La testimonianza dei malati cronici reggini
La testimonianza dei malati cronici reggini

Nessuna cura a domicilio per i malati cronici reggini. La denuncia arriva, anche con un filmato, dal Comitato per i Diritti degli ammalati cronici di Reggio Calabria; «È da più di un anno, infatti, che ci sono state sottratte le cure a domicilio (servizio Adi) per noi di importanza vitale, oltre che di nostro diritto. Vengono lesi i nostri diritti e con essi la nostra dignità, perché – fanno presente - da quando non riceviamo più tali servizi siamo costretti, per sopravvivere, a privarci di tutto per poter sostenere ingenti spese di cure private».

A ripercorrere la vicenda e illustrare le violazioni ai danni dei pazienti, anche una nota a cura dell’avvocato Domenico Ruggiero indirizzata all’Asp, al commissario Saverio Cotticelli e al Ministero della Salute: «La commissione straordinaria che gestisce l'azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, infatti, dopo lo scioglimento per infiltrazioni della 'ndrangheta e la dichiarazione di dissesto finanziario dell'Ente risalente al 2019, non ha posto in essere alcuna azione tesa al ripristino dell'assistenza domiciliare, pur facendo la suddetta parte degli obiettivi fissati dall'atto aziendale. L’Asp – si legge ancora - non ha mai voluto riprendere il servizio, il cui accordo quadro è scaduto al 31 dicembre 2018, ed i commissari (preoccupati dalle responsabilità erariali), hanno interrotto senza preavviso ogni attività di assistenza domiciliare».

 

Il Comitato - nell’evidenziare che le cure che l’Asp sta sottraendo ai malati cronici non sono collaterali ed accessorie, bensì interventi sanitari imprescindibili per la sopravvivenza degli stessi – intima «l'immediato ripristino dei servizi di assistenza domiciliare integrata con l'avvertenza che, in mancanza di positivo riscontro entro quindici giorni dal ricevimento della presente, si attueranno forme più incisive di tutela anche nelle sedi giudiziarie».

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